"Un giorno di orrore e vergogna" in Myanmar | Rolling Stone Italia
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“Un giorno di orrore e vergogna” in Myanmar

Questo sabato è stata la festa delle forze armate in Myanmar, dove lo scorso febbraio i militari hanno preso il potere con un colpo di stato. Per festeggiare, l'esercito ha ucciso più di 100 persone in un solo giorno

Stringer/Getty Images

Sabato scorso in Myanmar era la festa delle forze armate – un giorno di grandi tensioni, visto che le forze armate hanno preso il potere con un colpo di stato lo scorso 1 febbraio. E queste tensioni sono sfociate nella violenza, con l’uccisione di oltre 100 persone in un solo giorno – il bilancio peggiore dall’inizio della crisi nel Paese. 

Già venerdì sera, i media di stato avevano avvertito ufficialmente i manifestanti pro-democrazia: chi fosse sceso in piazza a protestare nel giorno della festa delle forze armate, sfidando l’esercito nella sua giornata simbolo, avrebbe rischiato di ricevere “un proiettile in testa”. Ma nonostante questo avvertimento dal sapore di intimidazione le strade di Yangon, Mandalay e di altre città del Paese si sono riempite lo stesso. E le forze di sicurezza hanno sparato sulla folla come promesso.

Mentre nella capitale Naypyidaw gli alti ufficiali dell’esercito partecipavano a una parata militare – alla presenza di rappresentanti delle forze armate o dei governi di diversi Paesi, tra cui Cina, India e Russia – e il generale Min Aung Hlaing, leader della giunta militare e uomo forte del Paese, prometteva che l’esercito avrebbe “difeso la democrazia”, nel resto del Paese andava in scena un massacro. 

Secondo i media locali come Myanmar Now, almeno 29 persone sarebbero state uccise a Mandalay, tra cui un bambino di cinque anni. Almeno altre 24 persone sarebbero state uccise a Yangon, l’ex capitale e la città più importate del Paese. Altre morti sono state riportate da ogni angolo del Myanmar, compresa quella di un bambino di un anno colpito all’occhio da un proiettile di gomma. E così il 27 marzo, da “giornata delle forze armate” è diventato nella percezione del movimento pro-democrazia la “giornata della vergogna delle forze armate”.

Dall’inizio delle proteste contro il colpo di stato in Myanmar sono state uccise più di 400 persone, di cui più di 100 solo questo sabato e altre 13 ieri, quando l’esercito birmano ha attaccato i funerali di alcune delle vittime della repressione del giorno precedente. Dopo i massacri del fine settimana, però, la violenza del regime militare sembra aver finalmente attirato l’attenizone del mondo: sia il presidente degli Stati Uniti Joe Biden sia l’Unione Europea hanno condannato duramente la violenza in Myanmar. Biden ha definito il fatto “assolutamente oltraggioso” mentre l’UE, per bocca del suo Alto rappresentante per gli esteri Josep Borrell, ha parlato di “un giorno di orrore e vergogna”.