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Un dossier contro tutte le fake news sull’immigrazione

Gli immigrati in Italia diminuiscono regolarmente da anni, sono meno che in Germania e la maggioranza è cattolica. Fanno i collaboratori domestici, i facchini, i manovali e gli agricoltori, e guadagnano il 25% in meno degli italiani. Il Dossier Statistico Immigrazione 2018 smentisce con i numeri le bufale sui migranti

È un tipo fortunato, il premier Conte. Non solo si è ritrovato a presiedere un governo per cui non deve fare praticamente nulla, se non presenziare a qualche cerimonia per celebrare San Francesco, o fare il punchingball dei terribili burocrati europei; può anche andare in giro per il mondo a stringere le mani dei leader mondiali, e raccontare il suo punto di vista ai giornalisti delle testate più prestigiose del pianeta. Qualche volta, però, anche i professori più fortunati sbagliano, com’è successo ieri parlando di immigrazione a Roma di fronte ai cronisti dell’Associazione Stampa Estera. «Vi sfido a trovare un altro Paese in Europa che dal 2013 abbia ricevuto 688mila persone con accoglienza indiscriminata e poi mi dite cosa succede», ha detto Conte. «La Germania», hanno risposto i giornalisti.

Un premier fortunato, dicevamo, perché l’occasione per ripassare i numeri è arrivata proprio questa mattina, con la diffusione della 28esima edizione del Dossier Statistico Immigrazione, un documento fondamentale per comprendere un fenomeno che domina l’agenda di governo e i media nazionali. Realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, fotografa in 480 pagine il fenomeno dell’immigrazione in Italia. Ma, soprattutto, è una guida fondamentale contro le fake news sul tema. “L’Italia è il paese del mondo con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione”, si legge nella scheda di presentazione. “Non sorprende perciò che, secondo un sondaggio del 2018 condotto dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultino essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà riguardo ai numeri di stranieri che vivono nel paese”.

Eccoli, i numeri: i cittadini stranieri sul territorio dell’UE sono circa 38,6 milioni. Di questi 9,2 sono in Germania, 6,1 nel Regno Unito e 5,1 in Italia, che non è né il Paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo – secondo l’UNHCR questi ultimi sono solo lo 0,6% della popolazione italiana, anche qui dietro a Germania e Francia. “Contrariamente alla credenza che vorrebbe il Paese assediato e invaso dagli stranieri”, si legge nel dossier, “al netto dei movimenti interni il loro numero è pressoché stabile dal 2013; e la loro incidenza, nell’ordine dell’8%, aumenta di pochissimi decimali l’anno”.

Foto Michele Amoruso / IPA

Al contrario di quanto succede con i morti in mare, che aumentano anno dopo anno. Secondo l’OIM, 3 vittime su 4 muoiono nella sola rotta tra Libia e Italia. “La stretta sulla rotta del Mediterraneo è dovuta ai nuovi accordi tra le autorità libiche e l’Italia (2017), per cui una quota sempre più alta di profughi viene intercettata in mare dalla Guardia costiera libica (rifornita, a tale scopo, di motovedette e risorse economiche dall’Italia) e riportata nei centri di detenzione del paese nordafricano, dove tornano a subire violenze e torture ormai abbondantemente documentate, per estorcerne riscatti, oppure vengono venduti ai trafficanti di esseri umani”.

Per quanto riguarda gli immigrati già residenti in Italia, il dossier chiarisce che provengono da più di 200 paesi del mondo: i romeni sono la maggioranza (il 23% del totale), seguiti da albanesi, marocchini, cinesi e infine ucraini. Il dato più interessante, però, è la distribuzione geografica: l’83% dei migranti è nel Centro-Nord, ma il record assoluto è della città metropolitana di Roma, dove è concentrato il 10,8% degli stranieri residenti.

La nave Aquarius arriva nel porto di Valencia. Foto Getty

Il dossier smentisce altre tre “tesi” molto diffuse tra i pensatori gialloverdi: l’invasione musulmana, il furto del lavoro e la sostituzione etnica. Il numero di nati da genitori stranieri continua a diminuire, e il dossier chiarisce come il tasso di fecondità delle donne straniere sia inferiore a quella che è definita la “soglia di sostituzione”. Sulle confessioni religiose, invece, i dati sono ancora più impietosi: “Le discriminazioni dilagano in internet, con un aumento esponenziale di discorsi d’odio razzista, spesso sulla base di rappresentazioni distorte che riguardano anche la religione di appartenenza, fomentando l’idea che siamo invasi da musulmani”, si legge nel dossier, “mentre tra gli immigrati i cristiani sono la maggioranza assoluta”.

Infine il “furto del lavoro”: dei circa 2 milioni di occupati stranieri nel 2017, i due terzi svolgono professioni poco qualificate nel settore dei servizi o in quelli dell’industria e dell’agricoltura. Il 34% di questi lavoratori è sovraistruita, 11 punti percentuali in più rispetto al dato sui lavoratori italiani. Il 71% dei collaboratori domestici è straniero, così come la metà dei venditori ambulanti, un terzo dei facchini, il 18% dei lavoratori negli alberghi e ristoranti, un sesto dei manovali edili e degli agricoltori. Altro che competizione: guadagnano in il 25% in meno degli italiani, e le donne il 25% in meno dei connazionali maschi. Assicurano alle casse dello Stato 19,2 miliardi di euro ogni anno, quasi 2 in più dei 17,5 di spesa pubblica dedicata all’immigrazione. Per fortuna non pagano il wi-fi, sarebbe troppo.

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