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Un altro odio è possibile

Per ogni isolazionista romantico alla Calcutta, per ogni "Tommi nazionale", ci vuole un rapper hater di sinistra, libero dal politicamente corretto e dalla schiavitù del consenso totale. Altrimenti ci resterà solo musica dozzinale, da ballare intontiti e strafatti nel deserto che ci stiamo apparecchiando

Odiare l’odio, come ci dice dalla copertina di Rolling Stone di settembre Tommaso Paradiso, sembra diventato, insieme all’odio stesso, un nuovo sport nazionale. Siamo troppo spesso impegnati a lamentarci dei vaffanculo che si agitano in Rete, spossati dal rancore diffuso, spaventati da balordi un po’ fascisti che fanno casino e odiano sotto le nostre finestre. Come quei vecchietti del Muppets, siamo tutti un gigantesco “Oh signora mia!” davanti all’imminente invasione barbarica, dimenticando le botte – zeppe di endorfine ed entusiasmo – d’odio sociale e politico della nostra giovinezza, che pare sprofondata in un buco nero senza tempo.

Chi tra i lettori “storici” della rivista – quei 40 something di nickhornbyiana memoria – non ha pogato d’emozione con i Rage Against The Machine (Rabbia contro il Sistema!)? Chi non si ricorda il personaggio di Radio Raheem nella pellicola di Spike Lee Fa’ la cosa giusta con i suoi due anelloni swag LOVE e HATE, citazione del tatuaggio di Robert Mitchum ne La morte corre sul fiume (1955)? Per non parlare del film manifesto degli anni Novanta, L’odio di Mathieu Kassovitz, dove l’incazzatura a ritmo rap della banlieue parigina riscriveva i codici del ribellismo giovanile.

Sono stato al cinema con mia figlia a vedere Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa. La millenaria battaglia tra il buon Dracula e il cattivo cacciatore di vampiri Van Helsing finisce a colpi di Dj set al party di una crociera ad Atlantide: quale musica riuscirà a battere la malefica melodia techno – pare un pezzo da Circoloco di Ibiza – il cui potere è quello di uccidere tutti i simpatici mostriciattoli? Dalla consolle dei “buoni” provano prima con Good Vibrations dei Beach Boys, poi con Don’t Worry Be Happy di Bobby McFerrin, ma il colpo vincente verrà assestato solo con La Macarena. Il problema è che La Macarena – hit dell’ottimismo cafonal berlusconiano – aveva già vinto la sua battaglia, non quella contro il male, ma contro l’idea stessa che avesse senso distinguere il buono dal cattivo: se la gente la ballava allora voleva dire che era buona musica, ottimo esempio di populismo applicato al pop.

Come possiamo quindi rispondere all’odio incendiario della destra politica buzzurra e furbastra che ci governa? Forse abbandonando questa dialettica da cartoon del bene vs. male, sbarazzandoci dell’indignazione liquida twittarola, e recuperando quell’odio protestatario e ribellista a partire dalla cultura pop, dalla nicchia delle sottoculture, dalle fiammelle punk sparse qua e là. Quindi ok Tommaso Paradiso che affida la sua risposta allo sberluccicante feticcio LOVE, ma non basta. Per ogni “Tommi nazionale” ci vuole almeno una Adele Nigro che, a proposito della misoginia e degli insulti sessisti che circolano nei concerti italiani, dice: «Non dovremmo abituarci a cose del genere, dobbiamo battere chiodo anche mettendoci nella posizione di perdere del pubblico. I razzisti e i misogini ai miei concerti non li voglio vedere».

Per ogni isolazionista romantico alla Calcutta ci vuole un rapper hater di sinistra, libero dal politicamente corretto e dalla schiavitù del consenso totale: “Se dico quello che penso/ non resta neanche un amico/sono una merda confesso/ se penso a quello che dico”, canta profeticamente Salmo in Perdonami. Ecco, a costo di metterci mani e piedi in questa merda, dovremmo trovare un nuovo vocabolario e immaginario per dire l’odio che giustamente pensiamo. Altrimenti ci resterà solo La Macarena da ballare intontiti e strafatti di Xanax nel deserto che ci stiamo apparecchiando.

L’amore, insomma, teniamocelo per tutto l’altro, di altrettanto indispensabile, che non abbia a che fare con la politica. Io, in questo momento, tutto il mio amore lo metto nel ricordo del mio amico Paolo che se ne è andato all’inizio di agosto. La nostra passione per la musica ci ha accompagnato in quella disordinata playlist di emozioni che è l’essere giovani e il diventare adulti, e oggi vorrei solo che il volume fosse più alto e coprisse ’sto cazzo di silenzio che ha lasciato.

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