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Sting: «La nostra famiglia europea è l’unico rimedio contro cinici e opportunisti»

Pubblichiamo la lettera-prefazione di Sting al libro "Non basta dire Europa" del presidente della Toscana Enrico Rossi. Un appello per fermare la Brexit e non distruggere la casa comune

Sono nato nel 1951 nel nord dell’Inghilterra, la Seconda Guerra Mondiale era finita solo sei anni prima e la mia città era segnata dalle orribili cicatrici della campagna di bombardamenti della Luftwaffe compiuta per distruggere il cantiere navale vicino a casa mia. Ogni mattina andavo a scuola attraverso una terra desolata di strade deserte ed edifici bombardati. Fu il nostro leader del tempo di guerra Winston Churchill che disse: «Dobbiamo ricreare la famiglia europea in una struttura regionale che potremmo chiamare gli Stati Uniti d’Europa».

Questa straordinaria idea cominciò a materializzarsi nell’anno della mia nascita, quando la Comunità europea del carbone e dell’acciaio unificò le industrie degli armamenti degli ex avversari per rendere effettivamente impossibile la guerra tra questi Paesi. La Comunità economica europea fu quindi costituita nel 1957, e il
mio Paese vi si unì solo nel 1973. Nessuno ha mai sostenuto che si trattasse di un’unione perfetta, gli accordi commerciali sono sempre controversi, ma l’obiettivo profondamente serio di mantenere i nostri Paesi in pace è stato raggiunto rimarcabilmente senza grande risonanza.

L’Unione Europea è ora il più grande blocco commerciale al mondo e nel momento in cui scrivo il Regno Unito sta cercando di uscirne. Amo il mio Paese e non voglio vederlo soffrire a causa di un cattivo modo di governare e per un’avventata valutazione di un plebiscito, permeato e distorto da evidenti menzogne e fantasie, architettate da politicanti che perseguono vantaggi immediati allontanandoci dai nostri partner commerciali in Europa.

Credo fermamente che questa sarà una tragedia per il mio Paese, e immagino Churchill rivoltarsi nella tomba, se mai dovesse accadere. Il mondo moderno ha davanti a sé una serie di minacce mortali che possono essere affrontate solo dai nostri Paesi e dalle nostre comunità, se agiscono all’unisono. Il cambiamento climatico, l’inarrestabile tragedia della crisi dei rifugiati, il terrorismo, la fame e le pandemie non saranno contrastati efficacemente da piccoli principati che agiscono ognuno per conto proprio e in modo improvvisato e caotico.

I nostri trattati e le istituzioni internazionali sono sempre più minacciate dal cinismo politico e dall’opportunismo, e tuttavia rappresentano l’unica via razionale per affrontare queste sfide fondamentali. Credo che prevarremo contro questi pericoli solo ragionando come una comunità mondiale, e la nostra «famiglia europea» – per usare le parole di Churchill – è un anello vitale di questa catena volta ad assicurare la nostra sopravvivenza, dove muri e divisioni potranno solo esacerbare i problemi.

Esorto il mio Paese a ripensarci, esorto tutti i membri e le regioni dell’Unione Europea a riconoscere il valore intrinseco e l’importanza della nostra «famiglia europea», il nostro scopo comune e la nostra comunità.

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