‘Squid Game’ non basta per sistemare le cose tra Corea e Netflix | Rolling Stone Italia
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‘Squid Game’ non basta per sistemare le cose tra Corea e Netflix

La seconda stagione della pluripremiata serie Hwang Dong-hyuk è alle porte, ma i rapporti tra Seul e il colosso californiano non sono per nulla semplici: c'entrano i disservizi, i costi richiesti dai fornitori di banda larga e gli ottimi numeri dell’industria dell'intrattenimento sudcoreana, che possono dare filo da torcere alla società statunitense

Lee Jung-Jae in 'Squid Game'

Foto: Netflix

A un anno circa dalla propria uscita, la popolarissima serie TV Squid Game è tornata alla ribalta nel mondo dell’intrattenimento. Ai Primetime Emmy Awards 2022 di Los Angeles, dove vengono premiate le migliori serie televisive degli Stati Uniti, la produzione sudcoreana distribuita da Netflix ha ottenuto due premi: quello assegnato a Lee Jung-jae, vincitore della competizione per miglior attore protagonista in una serie TV drammatica, e quello di Hwang Dong-hyuk, come miglior regista di una serie drammatica.

Ma ancora prima di ricevere qualsiasi premio Squid Game aveva già fatto la storia, essendo la prima in lingua non inglese a essere stata nominata per gli Emmy. Le due statuette sono una testimonianza diretta della spettacolare ascesa dell’hallyu, la cosiddetta “onda coreana” di prodotti della cultura pop che nell’ultimo decennio hanno conquistato i pubblici di tutto il mondo. Cinema, serie TV, musica: la Corea del Sud continua a sfornare prodotti d’intrattenimento che suscitano interesse. Squid Game, la serie di Netflix più guardata di sempre, è solo l’ultimo successo in ordine di tempo. Al momento Hwang, che oltre a essere il regista ne ha steso anche la sceneggiatura, sta scrivendo la seconda stagione che dovrebbe essere pronta per il rilascio tra il 2023 e il 2024.

Se la società californiana punta molto sulla seconda stagione per battere la concorrenza sempre più agguerrita nel mondo dello streaming, la realtà è che Squid Game è solo la punta dell’iceberg del rapporto di Netflix con la Corea del Sud. Sotto la superficie, infatti, si nasconde un rapporto molto più complesso.

Con la concorrenza non si scherza

Netflix è un impero commerciale che, oltre ai servizi di streaming a casa, produce anche una gran quantità di serie TV e film da distribuire sulla propria piattaforma. Ma l’industria dell’intrattenimento sudcoreana ha i numeri per dare del filo da torcere alla società statunitense. Questa estate, infatti, nella Top 10 delle serie non in lingua inglese distribuite su Netflix c’è stata una new entry. Si tratta di Extraordinary Attorney Woo, un telefilm prodotto dalla sudcoreana KT Studio Genie ma distribuito sulla piattaforma statunitense che parla delle vicende di un’avvocata affetta da disturbi dello spettro autistico.

Lo sceneggiato ha fatto buona pubblicità allo studio, che è solo alla sua seconda produzione originale ma che ha in programma altre 22 nuove serie originali per l’anno prossimo. Extraordinary Attorney Woo, però, oltre a Netflix ha avuto una distribuzione parallela in Corea, dove è stato trasmesso sia via cavo sia su Seezn, la piattaforma streaming della stessa KT. Proprio da qui dovrebbe sorgere la minaccia più insidiosa per la società statunitense in Corea: due mesi fa Seezn ha annunciato la fusione con Tving, un’altra piattaforma coreana proprietà del gigante dell’intrattenimento CJ ENM.

Il servizio di streaming che ne nascerà dovrebbe essere il secondo per numero di abbonati nel Paese, ponendosi in diretta competizione con Netflix grazie anche alle ambizioni dei due importanti produttori televisivi sudcoreani. A questo fronte sudcoreano poi si sta unendo anche un noto rivale di Netflix. A giugno, Paramount ha infatti annunciato di aver trovato un accordo con con CJ ENM, che ha permesso allo studio statunitense di rendere disponibili in Corea del Sud circa 400 dei propri titoli attraverso la piattaforma Tving. Oltre alla distribuzione, però, Paramounte e CJ ENM hanno concordato anche la produzione congiunta di nuove serie TV e film per i prossimi due anni, cementando così quella che sembra una nuova alleanza.

Views volant, costs manent

I problemi coreani di Netflix però non si fermano qui. Negli ultimi anni la società è entrata in conflitto con SK Broadband, uno dei più importanti fornitori di banda larga della Corea del Sud. A causa dell’uso intensivo della rete da parte della piattaforma (pari al 7,2% di tutto il traffico online), l’internet service provider sudcoreano da tempo sostiene che Netflix dovrebbe partecipare ai costi di mantenimento della banda larga di cui beneficia il suo servizio streaming nel paese.

D’altronde, a quanto riportato dalla stessa SK Broadband, gli altri giganti statunitensi come Amazon, Apple e Meta già pagano per l’uso della rete sudcoreana e anche i campioni digitali locali come Naver e Kakao, che utilizzano una frazione della banda larga usata da Netflix, hanno sollecitato la società californiana a pagare la sua parte per il mantenimento della rete.

SK Broadband chiede a Netflix un contributo maggiore che, secondo le stime della società, dovrebbe aggirarsi attorno ai 23 milioni di dollari per il solo 2020. La società californiana invece sostiene che non sussista nessun obbligo di questo tipo e che la richiesta contrasti col principio della net neutrality, secondo cui gli internet service provider non dovrebbero discriminare contro nessun specifico contenuto online.

Non è dello stesso avviso il tribunale distrettuale di Seul, che nel giugno dell’anno scorso ha respinto la posizione di Netflix, senza esprimersi però su come la società di streaming dovrebbe contribuire al mantenimento dell’infrastruttura digitale di SK Broadband. Il successo di Squid Game ha ulteriormente aggravato la controversia, dato il carico aggiuntivo di traffico che la serie TV ha creato sulla rete sudcoreana. Se nel maggio 2018 il traffico generato da Netflix sulla rete di SK Broadband era di 50 gigabit al secondo, nel settembre 2021 questo era aumentato di 24 volte arrivando a toccare i 1200 gigabit al secondo: un volume secondo solo a quello generato di YouTube. Il caso giudiziario non si è ancora risolto e le due parti sono ora all’appello.

I disservizi di Netflix

Un ultimo punto su cui Seul e Netflix entrano in frizione è il regolamento sulla stabilità dei servizi erogati online. Dopo diversi episodi di interruzioni, nel dicembre 2020 il parlamento di Seul ha approvato una revisione del Telecommunications Business Act che impone alle più grandi società digitali presenti nel paese di assicurarsi un discreto margine di capacità di rete e permettere così ai consumatori sudcoreani di usufruire dei loro servizi online senza complicazioni.

La riforma, anche conosciuta in Corea come “Netflix law”, intende obbligare le grandi società statunitensi e locali a installare server aggiuntivi da utilizzare all’occorrenza. Inoltre, si richiede ai giganti digitali di rinforzare i propri sistemi di verifica per prevenire errori di servizio e di predisporre uno storage system idoneo al recupero dei contenuti nel caso tali errori avessero luogo.

In sostanza si tratterebbero di costi aggiuntivi per i big tech in questione, che invece sono riluttanti a conformarsi alla normativa. Con una nota pubblica emessa lo scorso marzo, il ministero della scienza e delle ICT di Seul ha richiamato all’ordine cinque società invitandole ad adeguarsi agli standard stabiliti dalla legge. Tra di loro c’è ovviamente anche Netflix.

Un rapporto luci e ombre

Nonostante le difficoltà però, Netflix continua a ritenere il mercato sudcoreano come uno dei più importanti in Asia. Quest’anno Scanline VFX, una società specializzata in effetti speciali proprietà di Netflix, ha annunciato di voler investire 100 milioni di dollari per realizzare un proprio studio a Seul. E nel 2020 la società californiana ha deciso di aprire un proprio ramo creativo nel paese, col compito di andare a caccia di nuove sceneggiature originali da produrre e di scoprire le nuove promesse dell’intrattenimento sudcoreano in cui investire. Certo, il paese non sarà mai un mercato facile tra concorrenza industriale e regolamentazioni digitali ma, se il successo planetario di Squid Game ci può dire qualcosa, la Corea del Sud rimane pur sempre una scommessa che per Netflix vale la pena di tentare.