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Solo la piazza ci può dire se questo Paese avrà un’opposizione

Nel fine settimana due appuntamenti stabiliranno se c'è ancora battito nel centrosinistra: le primarie Pd e la manifestazione "People" a Milano. È soprattutto da quest'ultima che deve ripartire chi dice no alle politiche di Salvini e Di Maio

Foto Maurizio Maule/IPA

Qualcosa, con tutta la fatica del caso, si muove anche fuori dal magico mondo gialloverde, fatto di bacioni ai rosiconi e coltellate dietro la schiena. O, per lo meno, se così è lo scopriremo nel corso dell’imminente fine settimana, quando sono in programma due appuntamenti decisivi per le opposizioni a questo governo. I numeri e le energie che riusciranno a raccogliere l’uno e l’altro ci diranno quante lineette si sono accumulate sul termometro del centrosinistra italiano, un lungodegente di cui solo i quotidiani deliri testimoniano la residua vitalità.

Partiamo dal meno importante dei due eventi: le primarie del Partito Democratico. A un anno esatto dalle elezioni che hanno consegnato il Paese a Salvini e Di Maio, dopo una non breve pausa ristoratrice, i Dem tornano a confrontarsi con la loro gente, per scegliere l’uomo – perché di donne neanche l’ombra, ovviamente – che dovrà provare a interrompere l’emorragia di voti e di credibilità del partito.

Queste primarie sono state un parto trigemellare per il PD, lacerato da divisioni interne feroci. Nel 2007 a eleggere Walter Veltroni furono 3 milioni e mezzo di elettori, due anni dopo Pierluigi Bersani ne portò ai seggi più di 3milioni, mentre Matteo Renzi, acclamato per due volte dal suo popolo, ha coinvolto prima 2 milioni e 800mila elettori e poi, appena due anni fa, 1milione e 800mila. Un patrimonio che è stato dilapidato in buona parte, visto che ora i vertici del partito sperano di scollinare quota 1milione, per poter rivendere l’operazione come un successo. Certo, decisamente meglio delle 52mila persone che hanno salvato un ministro dal processo con un clic, ma da queste parti non sono altrettanto di bocca buona.

Che la competizione non scaldi gli animi è confermato dall’attenzione mediatica, inesistente o quasi, di queste settimane. E che per di più – al di là della riesumazione dei padri nobili Prodi e Veltroni, ultima carta che in questi casi si butta sempre sul tavolo – è stata tutta o quasi rivolta a chi non partecipa, ovvero Matteo Renzi. L’ex Presidente del Consiglio ha fatto di tutto per affossare le primarie – che, lo ricordiamo, eleggeranno un segretario solo in caso di 50+1% dei voti. Ieri, per dire, ha fatto sapere di non aver nemmeno seguito l’unico confronto tra i candidati, andato in onda su Sky all’ora di pranzo, in un orario pensionati-oriented. Probabilmente vincerà Nicola Zingaretti – favorito su Maurizio Martina e Bobo Giachetti – perché è percepito come “un po’ più nuovo”. E poi qualcuno se ne andrà via, come sempre accade in quella ditta. 

E allora, più che dai seggi elettorali, qualche risposta in più potrebbe arrivare dalla piazza, l’altro sussulto di cambiamento che va in scena nel fine settimana. “People – Prima le persone” inizierà nel primo pomeriggio di domani a Milano, con un corteo e la chiusura prevista in piazza Duomo. A lanciare l’iniziativa, che fin dal titolo e dalla locandina disegnata da Makkox invita a praticare un po’ di solidarietà in contrasto alle politiche disumane dell’esecutivo, i Sentinelli di Milano, organizzazione nata con l’obiettivo di difendere i diritti civili in Italia e divenuta in questi anni la principale agitatrice culturale cittadina. “Ci battiamo per il riscatto dei più deboli e per scelte radicalmente diverse da quelle compiute sino a oggi in materia di immigrazione, politiche di inclusione, lotta alle diseguaglianze e alla povertà”, scrive il comitato promotore.

Alla manifestazione hanno aderito il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e altri rappresentanti della sua giunta, assieme a diversi esponenti di ciò che rimane del centrosinistra italiano. Tra loro Zingaretti e Martina, a poche ore dal voto e con la speranza nemmeno troppo recondita di guadagnare qualche voto dalla photo opportunity. Soprattutto ci saranno oltre 900 tra associazioni e organizzazioni di vario tipo, che hanno risposto all’appello. Dalla Cgil, con il neosegretario Landini, e il mondo sindacale, all’Anpi, l’Arci, Libera e le varie Ong, nemico numero uno del ministro dell’Interno. Il solito piccolo mondo antico? Certamente, ma dare per scontato che qualcuno si mobiliti ancora in questo Paese sarebbe ingiusto da ogni punto di vista.

Anche perché la piazza – assieme ai social – è il primo terreno in cui il centrosinistra ha perso contatto con la realtà, e quello in cui ha cominciato a perdere le elezioni. Lo scollamento totale con le istanze dei territori e l’abbandono delle battaglie sociali e ambientali – in molti casi “risucchiate” dai 5 Stelle, con la loro melassa post-ideologica – è stato l’inizio della fine. Eppure qualcosa, nonostante i continui colpi da k.o. alla buona volontà di ciascuno, ha continuato ad ardere sotto la cenere. Soprattutto a Milano, dove negli ultimi anni ci sono state parecchie manifestazioni da parte di quella società civile che è la prima a non poterne più della propria classe dirigente e delle sue auto-bottigliate nelle palle.

I numeri non sono di poco conto. Il 20 maggio 2017, dietro alla sigla “Insieme Senza Muri”, si sono riunite contro razzismo e confini 100mila persone, mentre un anno prima un enorme flash mob aveva chiesto al governo di non fare naufragare la legge sulle unioni civili. Fino agli immancabili serpentoni del 25 aprile e alla straripante edizione 2018 del Gay Pride, con 250mila persone in corteo. Capire quindi se “People” avrà successo, in termine di presenze e di capacità di allargare la cerchia di chi decide di metterci il corpo e la faccia, sarà particolarmente interessante.

Anche perché, in questi tempi di politica sempre più rarefatta, ritrovare fisicità è la base di ogni progetto che ambisca a stare in piedi più di un giro di danza. In Spagna Podemos è nato dalle piazze degli Indignados, e non ha mai abbandonato certi impulsi movimentisti. Ora in Francia si vedrà che sorte avranno i Gilet Gialli. Avere un popolo, insomma, oltre che delle idee, non è un vezzo passato di moda. C’era chi un tempo diceva piazze piene uguale urne vuote, ma non sembrano più quelli i tempi, visto che le maggioranze non sono più affatto silenziose e si spostano a seconda di dove tira il vento. E, comunque, sempre meglio che piazze vuote e urne vuote, come accade oggi. 

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