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Sogniamo tutti una vita da cowboy di provincia

Grazie al tabaccaio Marcellino, la destra può raccontare un'Italia allo sbando (anche se governa). Perché se una guardia giurata spara in cucina è uno "sbrocco" privato, le tutele per un giustiziere fai da te un'emergenza nazionale

Una casa poco accogliente in provincia di Ancona

Foto EyesWideOpen/Getty Images

“Meno male che ora Salvini ha fatto la nuova legge”. Il momento in cui la vedova di Marcellino Iachi Bonvin ci rassicura sul fatto che oggi viviamo in era gialloverde va in scena – ça va sans dire – al TG2, sempre più videogiornale di regime senza nemmeno un regime. Suo marito ha 67 anni e fa il tabaccaio a Ivrea, alcuni giorni fa ha ucciso – pare sparando 7 colpi di pistola – un 24enne di origine moldava, che assieme ad altre due persone voleva rubare nel suo negozio.

Marcellino, che tutti conoscono come Franco, è il primo caso spendibile mediaticamente tra coloro che, dopo essersi fatti giustizia da soli, potrebbero beneficiare delle tutele prevista dalla legittima difesa, misura approvata un paio di mesi fa per volontà della Lega. Giusto per provare a fare un po’ di chiarezza: il tabaccaio è comunque indagato dalla procura di Ivrea per eccesso colposo di legittima difesa, ma il nuovo provvedimento limita la discrezionalità del magistrato nel giudicare la proporzionalità della difesa rispetto all’offesa. Quindi, a meno che non verrà stabilito che la seconda ha chiaramente prevaricato la prima, lo sparatore dovrebbe aver discrete chance di evitare guai giudiziari.

Il ministro dell’Interno e i suoi hanno subito fatto sfoggio di tutto il loro “armamentario” ideologico. La “solidarietà totale” a Marcellino, le frasi ad effetto su chi sia “la vera vittima” e sul fatto che “se avesse fatto il muratore, ora il ladro sarebbe ancora vivo”. La cosa non stupisce affatto. Perché nel magico mondo sovranista la paura è il miglior propellente che ci sia e la polarizzazione uomini retti vs. ladri (meglio se immigrati) va reiterata fino alla fine dei giorni. E in ogni caso, la colpa è sempre degli altri.

Aveva già intuito le potenzialità del fenomeno Silvio Berlusconi, che candidò Francesco Sicignano (ma lì c’erano altre passioni in comune). Matteo Salvini ha reso la materia uno dei cardini di tutta la sua iniziativa politica e del suo racconto del Paese. Così, uno dopo l’altro, i vari Stacchio, Peveri, Fredy Pacini e ora Marcellino sono diventati degli eroi popolari. Il prototipo del cittadino che reagisce, abbandonato a se stesso dalle istituzioni prone a Bruxelles e al diktat mondialista, dai poteri forti, dai professori, insomma quelle stronzate lì. C’è un morto sul pavé? Se l’è cercata. Ma ha sparato quindici colpi su un uomo in fuga? Era esasperato, era il 38esimo furto che subiva. 

Il contributo dei media è stato notevole, un coro polifonico in cui spiccano ogni volta gli strepiti dei giornalisti più idrofobi, ma in cui non hanno mai sfigurato nemmeno quelli più moderati (che tali non sono quando si parla di sicurezza). Che rapine e furti siano in calo da anni, chissenefrega. Che ora quelli dell’armiamoci e sparate siano al potere, altrettanto. Così come molto di rado si spiega che gli episodi per cui si applicherebbe la nuova legge non sono – fatte le stime sul recente passato – più di 3 o 4 all’anno. Infiniti di più sono quelli in cui una persona, più che manifestamente – a posteriori, ok – incompatibile con la detenzione di un’arma, commette violenze atroci su un indifeso (o più spesso indifesa). Questo è solo l’ultimo caso che ci ha donato la cronaca

Eppure il fatto che una guardia giurata – o qualsiasi altra categoria sociale – possa aprire il fuoco nel soggiorno di casa, finisce sempre derubricato a sbrocco personale. Fornire delle garanzie legali ai giustizieri fai da te, invece, è una priorità politica. E quando anche vengono date, ancora non va bene. La cosa assurda è che funziona alla grande: la gente sta con Stacchio (e ora con Marcellino). Perché le dinamiche dell’immedesimazione seguono regole tutte loro, fanno giri immensi e poi ritornano. E in questo periodo storico Salvini e i suoi paiono saperne fiutare le tracce meglio di chiunque altro.

In fondo è un po’ come i tormentoni estivi, non bisogna pretendere di capire. Passiamo mesi a cantare di moscow mule, San Miguel e tequile bum bum, ci immergiamo in un mondo di fianchi shackerati, albe in spiaggia e capoeire. E poi magari siamo al centro commerciale di Assago, perché fa un po’ più di fresco. E quest’anno salta pure il weekend in Riviera, visto che abbiamo dovuto ritinteggiare la ringhiera. Però Baby K ci è entrata sotto pelle ugualmente. La stessa cosa, senza neanche il beneficio dei colpi di sole, pare funzionare con il benzinaio veneto o il meccanico aretino. Anche se non abbiamo mai visto un immigrato col piede di porco, non abbiamo alcuna saracinesca da proteggere e ci trema la mano con la pistola giocattolo. 

AGGIORNAMENTO: Ad articolo pubblicato stanno emergendo novità riguardo all’episodio che coinvolge il tabaccaio di Ivrea. Stando all’autopsia sul cadavere della vittima, parrebbe che l’uomo abbia sparato dall’alto, probabilmente dal balcone di casa, alle spalle del presunto scassinatore. La ricostruzione dei medici legali, dunque, non combacia con quella di Marcellino. Se così fosse in parte la vicenda ricorderebbe quella di Angelo Peveri, e non rientrerebbe nei casi di legittima difesa. 

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