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Simone Gungui, il re dei troll a 5 stelle: «Il populismo originale è insuperabile»

Dietro agli account fake Luigi Di Majo, Alessandro Di Batista, Gluseppe Conte e Verginia Raggi c'è un solo uomo, che come un burattinaio manovra un governo gialloverde improbabile, e che non si sente affatto in colpa

Abbiamo scoperto che c’è un unico uomo dietro a quattro tra gli account fake politici più condivisi dell’ultimo mese, cioè dietro alle pagine di Luigi Di Majo, Alessandro Di Batista, Gluseppe Conte e Verginia Raggi. E quest’uomo che le anima muove i suoi personaggi come un burattinaio, o uno scrittore di romanzi storici, intrecciando trame immaginarie e fatti di attualità e immaginando sviluppi improbabili per allietare il popolo del web con le sue narrazioni. Mentre lui si diverte, molti utenti cascano nelle sue trappole e prendono per reali le sue costruzioni: siamo andate a chiedergli se questo non lo faccia mai sentire almeno un po’ in colpa.

Sul web ti conosciamo come Luigi Di Majo e anche come Alessandro Di Batista, ma dicci, chi sei in realtà?
Non voglio svelare la mia identità perché non vorrei che poi la gente dicesse: “Ehi! È Simone Gungui quello che rende ridicolo Di Maio su Facebook”.

Ehm, ok…
Io sono sardo, ho 38 anni, mi diletto a scrivere sul mio profilo Facebook, ho scritto anche testi per alcuni comici, ho avuto una parentesi come speaker in radio e autore tv. Non voglio svelare di più sulla mia vita personale e la mia occupazione. Però posso dirvi che la Sardegna è una terra meravigliosa, si starebbe molto bene se non fosse per Valerio Scanu, Marco Carta, Valeria Marini, Cristian Cocco di Striscia la notizia

E come sei diventato la voce di Luigi Di Majo e Alessandro Di Batista?
Mi è sempre piaciuto parodiare, portare la comunicazione un po’ all’estremo, e allo stesso tempo volevo capire se la gente ci sarebbe cascata, quindi un paio di mesi fa ho creato prima la pagina di Di Majo e per non incorrere in note legali ho adottato tre soluzioni: il cognome storpiato con Di Majo con la “j”, la spiegazione del progetto nelle informazioni e anche il nome dell’indirizzo della pagina che è dimaioparodypage.

Inequivocabilmente un account fake
Ho iniziato a postare delle cose verosimili, come i racconti egoriferiti del suo viaggio a Pechino, che lui crede sia in Giappone, oppure della vendita dei gratta e vinci nelle scuole, il tutto condito dal suo uso estroverso del congiuntivo. Ho solo preso alcune caratteristiche che hanno portato il vero Di Maio ad essere il re dei social, le ho fatte mie e gliele ho scagliate contro, sempre in modo ironico. Dopo 15 giorni è nato Di Batista. All’inizio ci sono cascati tutti: in un mese cinque milioni di italiani hanno visto almeno un post di Di Majo e Di Batista sulla loro home.

Abbiamo notato il fenomeno anche attraverso i nostri contatti Facebook. Parecchi account, gestiti da persone solitamente attente, hanno ripostato il tuo Di Batista prendendolo per vero. Ci sono proprio cascati. Tu te lo sei chiesto perché sia così verosimile nonostante dica cose assurde?
Il mio Di Batista è surreale, lui parla continuamente di onestà e di quanto sia utile sfamare i bambini in Guatemala, ma la sua forza è che potrebbe essere tranquillamente quello vero, perché c’è un confine molto labile. Di Battista, Di Maio e Salvini sono la generazione che meglio sa usare i social: sanno benissimo quello che la gente vuole sentirsi dire. Io ho solo un po’ forzato, sono un po’ uscito dai binari, però la linea è quella. Ad esempio quando faccio un post di Di Majo col congiuntivo sbagliato, in realtà è perché lui stesso sbagliò un congiuntivo, io non faccio altro che portare all’estremo tutto questo. Con Di Batista mi sono inventato una storia un po’ diversa, quella di lui che sfama i bambini.

Il figlio di Di Battista, Andrea, è spesso protagonista dei tuoi post
Ha 16 mesi e io l’ho reso parlante perché mi piace molto il surreale, eppure nonostante abbia fatto parlare un bambino di 16 mesi con termini forbiti, tra i commenti c’è gente che ha scritto che mi sarei dovuto vergognare di mostrare mio figlio e di riportare i nostri dialoghi: non riuscivo a credere a quello che leggevo.

Sono più le persone che cadono nella trappola o quelle che non ci credono?
Su Di Batista ci cascano per il semplice motivo che se sei di fretta magari non riesci a vedere che ha una sola “t” nel cognome, invece a Di Majo credono in moltissimi e Facebook, non so se avete visto, ha cambiato il nome della pagina da “Luigi Di Majo” a “Non ufficiale: Luigi Di Majo”.

Ah, è stato Facebook, non sei stato tu?
Esatto, no, no, assolutamente. Dopo un mese circa dalla creazione di Di Majo, Facebook mi ha intimato, tramite una comunicazione privata, di cambiare il nome della pagina aggiungendo “non ufficiale”. Devo dire che non ci sono rimasto male, perché mi sono reso conto che è una medaglia al valore: ero riuscito a dare credibilità a un finto Di Maio, che pubblicava cose inverosimili che la gente percepiva come reali. A quel punto mi aspettavo che Facebook, sul profilo del vero Di Maio, aggiungesse “ufficiale”, però non l’hanno fatto.

Ma ti hanno scritto obbligandoti a cambiare nome, oppure il nome l’ha modificato direttamente Facebook?
In realtà mi è stato impedito di accedere alla pagina, che io controllo con il mio profilo personale, quindi non potevo entrare nemmeno nel mio profilo personale. Mi è arrivato un messaggio che diceva che stavo utilizzando una pagina che richiamava il nome di una persona reale, e per questo motivo avevo due scelte: aggiungere la specifica che ora c’è, oppure eliminare completamente la pagina. Non avevo mai sentito di una situazione così, per questo ho raccontato tutto in un post in cui rivelavo la mia identità e spiegavo l’accaduto.

E per Di Batista non ti hanno fatto scrivere che era un profilo fake?
Per Di Batista no, e tra l’altro non riesco a capire perché. Ho anche pensato che magari Di Maio stesso o il suo staff abbiano fatto pressione su Facebook affinché lo modificasse.

Forse perché Di Maio è figura istituzionale, mentre Di Battista no.
Sì però considerate che su Facebook c’è anche Matteo Salvimi, con la “m”, che è comunque fraintendibile, e a lui non è stato fatto mettere il “non ufficiale”. È molto strana questa cosa. Tutto questo non mi impedisce comunque di continuare a vivere la mia vita con la disinvoltura e la spensieratezza che solo noi trentottenni abbiamo.

Pensi mai di fare disinformazione sul web con le tue parodie? Ti fai scrupoli morali?
Sì ogni tanto mi viene qualche dubbio, però poi mi rendo conto che nei commenti, quando qualcuno scrive convinto di parlare col vero Di Maio o col vero Di Battista, gli altri lettori intervengono e gli fanno notare che sta parlando con una pagina fake. A quel punto l’utente può anche imparare da questo, nel senso che farà più attenzione in futuro, quando leggerà un post o un articolo, a controllare bene la fonte. C’è quindi anche un discorso pedagogico: io sto insegnando a delle persone che devono stare attente a quello che leggono, perché la fonte è molto importante. E oggi la fonte non la guarda quasi nessuno.

Cos’hanno in comune il tuo Di Majo e il vero Di Majo?
Il mio Di Majo ha un tono dissacratorio, con una manciata di irrealtà e una spolveratina di populismo. Se dalla mia pagina togli il tono dissacratorio rimangono gli ingredienti della vera pagina di Di Maio.

Cioè il populismo?
Esatto. Io ci aggiungo la comicità e il tono dissacratorio. Però è ovvio che il populismo nei post del vero Di Maio è a livelli che nessun altro può superare. Ma anche in Salvini eh, adesso stiamo analizzando Di Maio e parlo di quello, però ecco anche lui come tanti altri si difende bene…

E quindi cos’è il populismo?
Il populismo è dare alla gente quello che la gente vuole, seguire la gente. Però capisci bene che se sei al Governo non puoi fare questo perché comunque hai un programma, e devi seguire quello.

I sostenitori di Di Maio e Di Battista quando scoprono che il tuo è un account parodico – se mai lo scoprono – ti insultano?
Sì. Io ho una raccolta di messaggi privati nella pagina di Di Majo e Di Batista clamorosi. Farò un libro probabilmente.

E ci rimani male?
No perché mi rendo conto che non sono elettori del M5S, ma sono fan. Questi personaggi per loro sono i loro idoli, come può esserlo un cantante o un calciatore, e all’idolo tu perdoni tutto. Di Maio, quello reale, oggi potrebbe dire cose peggiori di quelle che dico io e loro lo giustificherebbero comunque. Ovviamente parlo dei fan, non degli elettori, perché c’è una grande differenza: ci sono persone che hanno votato il Movimento e hanno un senso critico nei suoi confronti. Non faccio di tutta l’erba un fascio.

Come mai non hai pensato a una pagina fake di Salvini e ti sei buttato sui Cinque Stelle?
Salvini c’era già, non volevo creare troppa confusione. Oltre a Di Majo e Di Batista io ho aperto anche Gluseppe Conte, il presidente, e anche Verginia Raggi. Ne ho 4. La Raggi è nata perché puntavo a un’evoluzione del personaggio di Di Majo attraverso l’interazione con la sindaca di Roma, con cui ha una storia d’amore – una roba molto improbabile e surreale che comunque avrebbe fatto divertire chi leggeva. Un altro indizio per far capire a che si tratta di una pagina fake.

E nel Fantagoverno della tua immaginazione che rapporto c’è tra Di Majo e GIuseppe Conte?
Gluseppe Conte in realtà dovrebbe essere il più importante della squadra di Governo, però viene sempre messo in secondo piano. Quindi io mi sono fatto l’idea che fosse un po’ sfigato: e infatti gli ho fatto dire che la mamma non l’ha riconosciuto e ha dovuto spiegarle chi era. Poi rimane chiuso fuori da palazzo Chigi e nessuno gli apre…

E invece Verginia Raggi che tipa è?
Ho scritto poco su Verginia, perché ero più impegnato a cercare spunti per Di Majo e gli altri. C’è questa storia d’amore con Di Majo che adesso avrà anche più possibilità di prosperare perché lei è stata assolta quindi anche mentalmente è più tranquilla. A meno che ovviamente quando torna Di Batista non si metta in mezzo, chi lo sa…

Tu lo vivi più come un lavoro o come un passatempo?
Non lo vivo come un lavoro. Nel corso della giornata mi tengo aggiornato sulle news relative alla politica e se mi viene uno spunto per un post lo pubblico. Altrimenti preferisco non pubblicare, nel senso che o faccio un post forte, oppure non lo faccio. Se mi vengono 5 idee per 5 post, ne scelgo comunque solo uno, quello che reputo il migliore, e lo pubblico. L’autoselezione è qualcosa che impari dopo anni nel web. Non tutti la praticano.

Dici che la gente pubblica sempre la prima cosa che le viene in mente?
Sì. Invece anche le pagine fake devono avere credibilità: per me la comicità è una cosa serissima. E quindi cerco di farla al meglio.

Come ti è venuta l’idea per Di Majo? Ti ricordi il momento in cui ti sei detto: oggi apro una pagina parodia?
Credo che mi sia venuta proprio vedendo un suo post. Non ricordo di preciso quale fosse, ma era talmente assurdo che ho detto: va beh ma questa è una parodia. E quindi ho deciso di fargli la parodia. E poi mi è successo tante volte di leggere suoi post e chiedermi se non stessi leggendo una pagina parodica. Tanto è vero che una volta, quando la mia pagina era già attiva da un mesetto, ho preso un post scritto dal vero Di Maio, l’ho copiato e l’ho incollato identico sulla mia pagina perché era talmente surreale che ho detto: va beh, qua non c’è da cambiare una virgola. Era quello sulla manina, un capolavoro.

Non so se hai visto che un altro fake di Di Maio, DI Malo, è stato ritwittato per sbaglio dal Ministero dello Sviluppo Economico… invidioso?
Ma no, ma no, non sono invidioso perché intanto non sono su Twitter, e poi mi ha fatto piacere perché questo fa capire che c’è un problema di riconoscibilità anche a quei livelli. Torniamo al discorso che bisogna fare attenzione a quello che si legge.

Tu ti senti troll? Abbracci la definizione?
Sì. Nelle mie pagine c’è un mix di comicità, di satira, ma il tutto è tenuto insieme dal fatto che la vera anima è quella di un troll, non lo nego.

Ok Simone, abbiamo finito, grazie.
Ok. Non è che adesso mandate tutto al vero Di Maio e mi fate incarcerare, vero?

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