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“Se esci sei fuori”: la campagna per cercare di tenere i ragazzi a casa durante il coronavirus

I primi a non accogliere sul serio la quarantena sono gli adolescenti, con cui imposizioni e divieti funzionano poco. Per questo una onlus sta cercando di convincerli in un altro modo

I primi a non accogliere l’invito a restare a casa – reso disposizione dal decreto 11 marzo 2020 emanato dal premier Conte per fermare l’epidemia coronavirus e valido su tutto il territorio italiano fino al 25 marzo – sono stati loro, gli adolescenti. Li abbiamo visti in diverse immagini scattate fuori dai locali delle principali città italiane, da Milano a Roma. Li abbiamo visti brindare e prendere poco sul serio il virus che sta viaggiando in tutto il mondo da diversi mesi.

A loro è dedicata la campagna Se Esci Sei Fuori, lanciata da Fondazione Carolina insieme a Pepita Onlus, per richiamarli alla responsabilità necessaria ad affrontare questo momento. Perché si tratta di questo: consapevolezza. Ed è giusto parlarne e offrire tutti gli strumenti necessari ad acquisirla. Nonostante lo smart working forzato, le lezioni scolastiche e universitarie online e la quotidianità che non è più la stessa di poche settimane fa.

“In un tempo in cui ci è chiesto di stravolgere le nostre abitudini quotidiane, è importante dare una continuità educativa”, spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita e segretario generale di Fondazione Carolina, nata in memoria di Carolina Picchio, prima vittima di cyberbullismo in Italia.  “Per questo, insieme ai nostri educatori e formatori ci siamo messi a disposizione creando dodici attività che possono essere fatte insieme. Riscopriamo il tempo e la bellezza dello stare insieme”.

Se Esci Sei Fuori parla la lingua dei teenagers e delle famiglie, è pensata anche per loro, per dare consigli ai genitori su come affrontare questa fase di restrizioni insieme ai propri figli. Con un post al giorno sui social, la campagna digitale farà compagnia a grandi e piccoli suggerendo attività quotidiane. Si sa, con gli adolescenti non funziona la repressione o l’imposizione pura, è necessario costruire uno spazio e riempirlo insieme.

I dodici consigli lanciati dalla campagna offrono spunti per piccole attività giornaliere: connettersi con gli amici online, tramite videochiamate o chat di gruppo, chiedere ai propri professori suggerimenti per dedicarsi alla lettura di romanzi, organizzare un gruppo di ascolto online con gli amici per commentare insieme programmi o serie televisive, riscoprire insieme ai genitori i classici intramontabili del cinema italiano e perché no, fare la propria personale classifica. E ancora, viaggiare con la mente e organizzare in tutta calma la prossima vacanza, fare piccoli lavoretti casalinghi, come sistemare il piede della scrivania che traballa da tempo o cambiare quella lampadina fulminata da mesi.

“Stiamo ricevendo messaggi da genitori e insegnanti che ci chiedono di suggerire loro qualche attività per ridare una routine alle giornate”, continua Zoppi. “Ci siamo messi al lavoro e abbiamo pensato a questo progetto che, grazie al digitale, consente ai ragazzi di sentirsi parte di questa sfida globale e ai genitori di vivere più serenamente questo ritiro forzato dalle abitudini di tutti i giorni”. 

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