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Razzi e bombardamenti: le tensioni tra Israele e Palestina continuano ad aumentare

Dopo le violenze degli ultimi giorni a Gerusalemme Est, ieri i gruppi palestinesi di Gaza hanno sparato razzi e Israele ha risposto con bombardamenti che hanno fatto una ventina di morti. Siamo al punto di maggiore tensione dalla guerra del 2014

Majdi Fathi/NurPhoto via Getty Images

Dopo le tensioni e le violenze degli ultimi giorni a Gerusalemme Est, con la polizia israeliana che ha invaso la moschea di al-Aqsa durante la preghiera sparando lacrimogeni e granate stordenti e provocando scontri molto intensi sulla Spianata delle Moschee, la situazione tra Israele e Palestina sembra essere arrivata a uno dei punti peggiori degli ultimi anni – almeno dall’ultima guerra combattuta tra Israele e gruppi armati palestinesi nel 2014. Molti osservatori temono che nei prossimi giorni possa scatenarsi una nuova guerra.

Secondo la Croce Rossa palestinese, almeno 300 palestinesi sono rimasti feriti nelle operazioni della polizia israeliana a Gerusalemme Est. Per rispondere a queste violenze ingiustificate da parte di Israele il gruppo armato islamista Hamas, che governa la Striscia di Gaza, ha lanciato razzi verso diverse città israeliane – senza provocare vittime. Alcuni di questi razzi hanno preso di mira Gerusalemme Ovest, la cui sicurezza è per Israele la linea rossa che i gruppi armati palestinesi non devono oltrepassare. 

In serata è quindi arrivata la reazione israeliana, decisamente sproporzionata: nei bombardamenti su Gaza sono rimaste uccise diverse persone – 20 di cui 9 bambini secondo fonti palestinesi, solo 3 miliziani di Hamas secondo fondi israeliane. Il lancio dei razzi è continuato anche dopo i bombardamenti israeliani, con sempre più intensità, mentre in diverse città della Cisgiordania si verificavano manifestazioni di solidarietà con Gerusalemme Est. 

La recrudescenza della questione palestinese arriva in un momento politicamente molto complicato da entrambe le parti. Israele è da tempo nel pieno di una crisi politica senza fine, con quattro elezioni in due anni che non hanno mai prodotto un governo stabile e un’altra elezione nel prossimo futuro. Non è chiaro dunque quale direzione politica prenderà il paese nel breve termine. Una crisi politica è in corso anche in Palestina, dove quest’anno si sarebbero dovute tenere le elezioni, annullate dal presidente palestinese Abbas per paura che il suo partito, Fatah, esca sconfitto in favore di gruppi islamisti radicali come Hamas e il Movimento per il Jihad Islamico Palestinese.

Dal punto di vista, l’aumento delle tensioni fa il gioco delle forze estremiste in entrambi i paesi. I gruppi islamisti radicali di Gaza possono presentarsi come i difensori della causa palestinese di fronte all’inazione di Fatah, mentre la destra israeliana può attaccare il governo di Netanyahu, che non sembra intenzionato a condurre un’altra guerra contro la Palestina. 

Un portavoce dell’esercito israeliano ha intanto detto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, lasciando aperta la possibilità di un’invasione israeliana della Striscia di Gaza. Le prossime ore saranno probabilmente decisive per capire se ci sarà una graduale riduzione delle tensioni o se si arriverà alla guerra aperta.