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Quelli che fanno finta di avere il coronavirus per farsi i follower sui social

Come il 28enne James Potok, che durante un volo dal Canada alla Giamaica si è alzato e ha detto di essere appena stato a Wuhan e di "non sentirsi troppo bene"

Foto di Francois Mori/AP/Shutterstock

Nell’età dei social c’è gente che in mezzo a un’emergenza sanitaria globale prende l’aereo, si alza a metà volo e annuncia di avere il coronavirus – terrorizzando i passeggeri – il tutto per far parlare di sé su Instagram. 

È ciò che è successo settimana scorsa su un volo partito da Toronto, in Canada, e diretto a Montego Bay, in Giamaica, su cui viaggiava il 28enne James Potok, rapper amatoriale. Potok era salito sull’aereo indossando una felpa rosa e una mascherina. Dopo il decollo, si è alzato e ha informato gli altri oltre 240 passeggeri che era appena stato a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia di coronavirus. “Non mi sento molto bene,” ha annunciato.

Ovviamente i suoi compagni di viaggio hanno dato di matto e l’aereo è stato costretto a tornare in aeroporto a Toronto. Dopo l’atterraggio, Potok è stato preso in consegna dalla polizia canadese e deve ora rispondere di procurato allarme e di aver evaso la sorveglianza (perché era sotto sorveglianza per un altro reato commesso precedentemente). All’arrivo dell’aereo sono anche intervenuti i paramedici per stabilire se per caso Potok stava dicendo la verità, e la compagnia aerea è stata costretta a seguire i protocolli di sicurezza per le emergenze sanitarie. 

Ma per quale motivo una persona dovrebbe fare una cosa del genere? Per la fama sui social, ovviamente. In un’intervista alla CBC, Potok ha detto che lo scopo dello “scherzo” era “creare un video virale, ottenere qualcosa che sarebbe finito su 6ixbuzz” [un account Instagram canadese che promuove i rapper emergenti]. Quando gli è stato chiesto se si fosse pentito di aver creato tutto quel casino, Potok è sembrato un minimo contrito e ha ammesso, “non era la cosa migliore che potessi fare. Io, in quanto intrattenitore, cerco sempre di provocare reazioni nelle persone. Ma non ho ottenuto quello che speravo. Non ho ottenuto le reazioni che stavo cercando”. Secondo la CBC Potok aveva già fatto uno scherzo del genere in aereo, ma quella volta aveva annunciato che Lil Wayne aveva fatto uscire un nuovo album. In quell’occasione, a suo dire, il video era diventato virale, e sperava di replicare il successo. 

Sorprendentemente quello di Potok non è il primo caso in cui qualcuno cerca di trarre vantaggio dall’isteria di massa che circonda il coronavirus per conquistarsi la fama sui social. Circa una settimana fa un ragazzo di Vancouver, in Canada, aveva pubblicato un TikTok in cui affermava che un suo amico aveva contratto il coronavirus, con un titolo che diceva “primo presunto caso di coronavirus confermato in Canada. Ha dovuto chiamare il 911 perché ha iniziato a tossire violentemente. È venuto fuori che ce l’aveva”. Il ragazzino autore del TikTok si era poi rivelato essere il fondatore di un’agenzia di digital marketing che nella sua bio aveva scritto “CEO del coronavirus” e poco dopo TikTok aveva rimosso il video, spiegando al Daily Beast che “rimuoviamo i video che tentano deliberatamente di confondere il pubblico”. 

Ma il danno era ormai fatto. Prima della sua rimozione il video su TikTok aveva accumulato milioni di views e centinaia di migliaia di like. In un altro TikTok diventato virale in Canada negli stessi giorni una ragazzina con addosso una mascherina era in quella che sembrava una corsia d’ospedale e diceva di avere i sintomi del coronavirus. Poco dopo aveva postato un altro TikTok dicendo che alla fine non aveva il coronavirus. 

L’epidemia di coronavirus ha causato finora oltre 40mila contagi e più di 1000 morti, oltre che tutta una sfilza di teorie del complotto che vanno da quella secondo cui il virus sarebbe stato creato in laboratorio per far guadagnare le grandi aziende farmaceutiche e (per qualche ragione misteriosa) Bill Gates, a quella secondo cui lo si potrebbe curare bevendo la candeggina – il che ovviamente è falso oltre che molto pericoloso. 

Purtroppo, il fatto che ci sia gente che approfitta di un’emergenza sanitaria e del panico che ne risulta per diffondere notizie false allo scopo di trarne un guadagno personale non è niente di nuovo. Come ha detto a Rolling Stone Jen Grygiel, professoressa di Comunicazione specializzata in meme e social media allaSyracuse University, “Quando la gente va in ansia è più portata a condividere informazioni false. Viste le relazioni complicate tra la Cina e gli Stati Uniti, l’ansia sul coronavirus è particolarmente grande.” È questa ansia che stimola i tentativi di gente come Potok e i teenager di TikTok di attirare l’attenzione sfruttando (e alimentando) il panico.