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Quanto ci metterà Bolsonaro a distruggere l’Amazzonia?

La deforestazione procede a ritmi molto accelerati per via delle decisioni del presidente brasiliano e del suo negazionismo sul cambiamento climatico. Qualcuno lo fermi

Un camion trasporta la soia raccolta in una piantagione all'interno della foresta amazzonica a Chupinguaia nello Stato di Rondonia

Lo aveva detto in ogni modo, durante la trionfale campagna elettorale che lo ha portato a essere eletto presidente del Brasile: dell’Amazzonia non mi frega nulla (ok, magari non così, ma il significato è quello). A meno di un anno – era l’ottobre 2018 – dalla sua elezione, Jair Bolsonaro sta mantenendo la promessa. Secondo l’Istituto nazionale di ricerche spaziali da inizio anno si sono persi circa 3700 chilometri quadrati di foresta, con un aumento superiore al 100% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I dati si basano sui rilevamenti che l’istituto ha effettuato tramite immagini satellitari. 

Come si è arrivati a questa accelerazione? Anzitutto tramite decisioni governative come quella di affidare le riserve gestite dalle comunità indigene al ministero dell’Agricoltura brasiliano, che ha stretto numerosi accordi con le aziende agricole interessate a sfruttare il territorio, principalmente per le coltivazioni di soia, che in maniera sempre più rapida stanno prendendo il posto degli alberi. E poi tramite una campagna incessante contro l’allarme sul cambiamento climatico e i continui attacchi alla cattiva gestione dei fondi usati per la tutela dell’Amazzonia. Anche ora, ovviamente, Bolsonaro, parla di fake news per quanto riguarda il “record” di deforestazione degli ultimi mesi. 

Il Brasile possiede il 65% della foresta amazzonica, che si estende su una superficie di 6,7 milioni di chilometri quadrati e sul territorio di nove Stati sudamericani. Si tratta della foresta pluviale più grande sulla Terra, in grado di immagazzinare un’enorme quantità di anidride carbonica. Qualcuno lo dica a Jair Bolsonaro. 

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