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Quali saranno le conseguenze politiche dell’assalto alla sede della CGIL?

Secondo il premier Draghi "quattro facinorosi non possono tenere in scacco le istituzioni". Dallo scioglimento di Forza Nuova a una stretta sulle manifestazioni di piazza, ecco come reagirà la politica ai fatti dello scorso weekend

Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images

La prima conseguenza diretta dei disordini di questo fine settimana, quando la manifestazione dei No Green pass a Roma è sfociata nell’assalto alla sede della CGIL e al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, non si è fatta attendere. Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha espressola propria solidarietà a Maurizio Landini per l’attacco ricevuto, dichiarando che “quattro facinorosi non possono tenere in scacco le istituzioni” e annunciando una stretta decisa sulle manifestazioni. 

D’ora in poi il via libera delle prefetture arriverà infatti soltanto in seguito a una rigorosa e ponderata valutazione dei rischi, limitando al massimo l’accesso ai cortei e soltanto a condizione che gli organizzatori forniscano per tempo garanzie reali di rispetto delle regole. Una reazione tutto sommato prevedibile che, però, potrebbe rappresentare un’arma a doppio taglio, esasperando il già diffuso malcontento del fronte contrario al Green Pass, che nelle ultime ore ha fatto sapere attraverso i propri canali di concepire questi accorgimenti come ulteriori espedienti adottati al fine di reprimere il dissenso in maniera ancora più severa.

Sempre stando a quanto riportato dal Corriere, “la linea è tracciata: adesso la strategia deve cambiare. Dovrà essere stilata la lista dei luoghi che potrebbero essere presi di mira da chi protesta, predisponendo un cordone di protezione. Se si riterrà che non ci siano le condizioni per garantire la sicurezza, la manifestazione dovrà essere vietata impedendo in ogni modo a chi ha presentato richiesta di riuscire comunque a scendere in piazza”. 

Nelle scorse ore, Draghi ha anche incontrato la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il sottosegretario Franco Gabrielli per comprendere quali errori abbiano prodotto il crollo del dispositivo di sicurezza messo a punto per evitare i disordini in Piazza del Popolo. Se il Viminale è sotto accusa è perché, almeno inizialmente, i partecipanti ammessi alla manifestazione avrebbero dovuto essere al massimo 3mila, mentre le forze dell’ordine si sono trovate davanti uno scenario completamente diverso, dovendo fronteggiare più di 10mila manifestanti.

Un altro motivo per cui Draghi ha messo in mostra una certa perplessità nei confronti delle modalità di gestione della sicurezza riguarda la facilità con cui il gruppo guidato dal leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, sia riuscito a raggiungere la sede della CGIL e a penetrare nell’edificio: poche ore prima, infatti, era stato lo stesso Castellino ad annunciare dal palco l’intenzione di occupare la sede romana del sindacato, dichiarando esplicitamente che “sono loro i criminali. I criminali, gli estremisti, i pericolosi non sono in questa piazza ma nei palazzi del potere, nei palazzi del sindacato venduto” e che “stasera ci prendiamo Roma”.

Oltre all’atteso giro di vite sulla sicurezza e alle richieste di scioglimento di Forza Nuova sulla base della Legge Scelba, l’altra questione a tenere banco è quello relativo alla premeditazione del piano. A svelare l’inquietante retroscena è stato Paolo Berizzi su Repubblica:  il 10 ottobre dello scorso anno, in un incontro tenutosi presso l’Hotel Parco Tirreno sulla via Aurelia, a Roma, i leader di Forza Nuova, insieme a contigenti No-Vax e No-Mask, avrebbero dato vita a una sorta di “governo-ombra” che , almeno nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto sostituire il governo Conte in seguito a un golpe e instaurare un esecutivo di liberazione nazionale, con tanto di nomina dei ministri.

Roberto Fiore avrebbe dovuto occuparsi degli Esteri, l’avvocato Carlo Taormina della giustizia e Castellino avrebbe dovuto ricoprire l’incarico di “ministro per l’attuazione del piano”. Nell’albergo era presente anche il leader dei gilet arancioni ed ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo, in quello che aveva tutto l’aspetto di un governo di liberazione “con la benedizione di estrema destra accanto a no-mask, sovranisti, negazionisti, cospirazionisti e nemici del vaccino”. Un’iniziativa che sul momento poteva sembrare folcloristica ma che, riletta adesso, diventa più inquietante.