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Qualcuno si è accorto che stiamo fallendo?

Le polemiche su satanismo e Sanremo sono l'argomento del giorno, dopo Tav e Bankitalia. Così il governo è riuscito a fare passare sotto traccia il crollo del Pil. Ma la situazione non cambia: siamo fottuti

Salvini e Di Maio in terracotta made in Puglia

Foto Marco Passaro / IPA

Sanremo, chi doveva vincere e chi doveva giudicare chi doveva vincere. La Tav, se si deve fare e chi doveva giudicare se si deve fare. Bankitalia, chi deve sedere ai vertici e chi deve stabilirlo. Sono tre argomenti di cui nell’ultima settimana si è parlato più della situazione economica del nostro Paese: “armi di distrazione di massa” avrebbe detto in altri tempi qualcuno, che però ora pare un filo più indulgente nei confronti dei governanti. 

E sì che non pare del tutto irrilevante il dato che è stato diffuso sei giorni fa dalla Commissione Europea, che ha tagliato la previsione di crescita del Pil italiano nell’anno in corso dal +1,2% delle previsioni autunnali a +0,2%. La revisione al ribasso è la più pesante di tutto il continente, in cui l’Italia si conferma fanalino di coda. C’è una tabella che lo dimostra, con tanto di bandierine dei Paesi e impietosi numerini: sui social negli scorsi giorni è circolata abbastanza, un po’ meno in ambito mainstream.

Cosa dice Bruxelles? Che tutta l’Eurozona rallenta rispetto ai calcoli di qualche mese fa, si passa dal +1,9% al +1,3%. In questo contesto c’è chi va male e chi va malissimo, cioè noi. Eppure il dibattito altrove è molto più feroce che qua, come in Germania, dove il ribassamento all’1% delle stime di crescita è stato visto come una specie di apocalisse. Persino in Spagna, dove la crescita è fissata al 2,1% e il vento è in poppa ormai da tempo, parecchi hanno storto il naso. Sui vari giornali internazionali, inevitabilmente, una parte cospicua dei commenti sulla situazione economica è dedicata alle faccende italiane, sullo sfondo il terrore di un contagio che parta proprio dallo Stivale.

La Commissione ha spiegato come siamo arrivati a questo punto. Se in passato i dati non esaltanti erano legati soprattutto alla contingenza mondiale e continentale, ora il taglio della stima del Pil è dovuto “a una domanda interna pigra, in particolare sugli investimenti, all’incertezza legata alla policy del Governo e l’aumento dei costi di finanziamento”. “L’Italia ha bisogno di riforme strutturali profonde e un’azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. Politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti”, le parole del vicepresidente Valdis Dombrovskis.

Tutto quello che manca nella “Manovra del Popolo”TM, un provvedimento in cui le misure di crescita sono pari a zero. Ma noi dal 1999 continuiamo a fare registrare ogni anno un tasso di crescita di un punto inferiore rispetto agli altri Paesi dell’area euro, e il tempo a nostra disposizione per guarire da mali atavici comincia a stringere. La redistribuzione delle risorse – questo, di fatto, sono il cosiddetto Reddito di cittadinanza e Quota 100 – è qualcosa di sacrosanto, chiariamoci. Ma se la fetta di torta rimane sempre troppo piccola o addirittura va a restringersi – “recessione è una bruttissima parola -, in breve tempo risulteranno inutili. O meglio, sveleranno il loro vero volto, a cui l’avanspettacolo del ministro Di Maio ha provato a dare una mano di cerone colante. Mosse elettorali di un governo in campagna elettorale permanente, che ricorda i bei tempi del Craxi-Andreotti-Forlani e dell’esplosione di quel debito pubblico che ancora oggi ci strozza oppure le strategie calzaturiere di Achille Lauro (non quello che pensate voi).

Ieri sera in televisione Enrico Letta ha mostrato la classifica in cui primeggiamo al contrario e ha detto che a breve quelli smetteranno di essere numeri e inizieranno a essere problemi concreti per persone in carne e ossa. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha parlato apertamente di necessità di riforme, per evitare un ristagno e il coinvolgimento dell’intero sistema produttivo. Tanti hanno scritto e detto cose simili in queste ore, tanto che si ricomincia a parlare di patrimoniale (ma non era il cavallo di battaglia di Bertinotti?) e lo spettro dell’aumento dell’Iva vola sempre più basso sulle nostre teste.

Insomma noi ve lo stiamo dicendo, la situazione è davvero grave. Ma non come sempre per l’Italia, questa volta parecchio di più. Adesso ci sentiamo meglio con la coscienza, e possiamo tornare a dedicarci al dibattito sui messaggi esoterici al Festival di Sanremo (che in teoria sarebbe finito da quattro giorni). #Satana è in trending topic da questa mattina su Twitter, e in effetti fa meno paura di #Recessione.

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