Propaganda russa, vittimismo bianco e antisemitismo: Tucker Carlson è l’erede perfetto di Donald Trump | Rolling Stone Italia
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Propaganda russa, vittimismo bianco e antisemitismo: Tucker Carlson è l’erede perfetto di Donald Trump

David Duke, ex gran maestro del Ku Klux Klan, lo ha incensato come successore di Trump, indicandolo come l'unico argine possibile per fermare l'avanzata dei "comunisti bolscevichi": oggi Carlson non è più un giornalista che suscita qualche risatina, ma un leader a tutti gli effetti

Foto di Janos Kummer/Getty Images

Mentre Donald Trump prepara il terreno per il suo ritorno in vista delle elezioni presidenziali del 2024, il vuoto generato dalla sua assenza è stato parzialmente colmato da una personalità non strettamente politica che, nell’ultimo anno e mezzo, ha alzato l’asticella della propria popolarità verso vette inimmaginabili. Il nuovo mattatore dell’area repubblicana di stampo ultraconservatrice è infatti Tucker Carlson, storico anchorman di Fox News e presentatore del late show Tucker Carlson Tonight .

Nelle ultime settimane, Carlson è stato accusato di aver fatto da cassa di risonanza alla propaganda russa sull’invasione dell’Ucraina. All’inizio, a scoperchiare il vaso di Pandora è stata un’inchiesta della testata americana Mother Jones, che è entrata in possesso di un documento di 12 pagine, pubblicato lo scorso 3 marzo, con cui il Cremlino ha trasmesso alcune “linee di condotta” alle emittenti più fedeli alle direttive governative. Tra le raccomandazioni spicca la richiesta di utilizzare il maggior numero possibile di clip di Tucker Carlson, una voce importante che, sostiene il report, «critica aspramente le azioni degli Stati Uniti e della la NATO, il loro ruolo negativo nello scatenare il conflitto in Ucraina, e il comportamento provocatorio da parte della leadership dei paesi occidentali nei confronti della Federazione Russa e del presidente Putin».

I redattori del rapporto devono aver seguito attentamente la programmazione di Fox News già nelle settimane che hanno preceduto l’inizio delle ostilità, dato che Carlson ha iniziato a proporre ai propri spettatori la narrazione vittimistica forgiata ad hoc dal Cremlino da tempi non sospetti. Ad esempio il 23 febbraio, alla vigilia dell’invasione, il conduttore si è prodigato in un discorso che ha avuto una risonanza mediatica clamorosa, trasformandosi in un meme in piena regola. «Perché i democratici vogliono che tu odi Putin?», ha detto, mettendo in fila una serie di allusioni adottate al fine di “umanizzare” il più possibile il presidente russo agli occhi della platea: «Putin ha spedito in Russia tutti i lavori della classe media nella tua città? Ha fabbricato una pandemia mondiale che ha rovinato la tua attività? Sta insegnando ai tuoi figli ad abbracciare la discriminazione razziale? Sta producendo il fentanyl? Mangia i cani?».

Carlson ha anche rilanciato alcune teorie del complotto che hanno tenuto banco nelle scorse settimane, su tutte quella (che, purtroppo, ha conosciuto una discreta fama anche in Italia) relativa alla presenza di “laboratori biologici segreti” americani sul territorio ucraino. Una fandonia edificata a partire da una deposizione della portavoce del Dipartimento di Stato degli Uniti d’America, Victoria Nuland, dello scorso 8 marzo, in cui esprimeva preoccupazione per la possibilità alcuni “materiali di ricerca” potessero cadere nelle mani delle forze russe. Il Cremlino ha piegato questa deposizione alle sue esigenze e, in un’ulteriore nota contenente alcune norme di condotta per i media alleati, trasmessa agli interessati il 10 marzo, ha consigliato ai destinatari di enfatizzare la narrazione del “biogenocidio degli slavi orientali”. La stessa nota invitava i giornalisti russi a citare Carlson su un’altra questione cruciale, ossia quella secondo cui le sanzioni economiche imposte alla Russia danneggerebbero la classe media americana.

Carlson non è soltanto una delle “teste di ponte” di Mosca negli Stati Uniti, ma anche un opinion leader particolarmente apprezzato dall’area repubblicana ultra-conservatrice, dotato di spiccate abilità retoriche e di un carisma che hanno fatto breccia nell’elettorato trumpiano. Recentemente, un longform pubblicato dal New York TimesInside the Apocalyptic Worldview of  ‘Tucker Carlson Tonight” –  ha spiegato i meccanismi alla base delle modalità di comunicazione da Carson, analizzando 1150 puntate del suo show, il Tucker Carlson Tonight, un contenitore di odio e xenofobia attivo 5 giorni alla settimana e capace di raggiungere milioni di spettatori.

Il fulcro della narrazione con cui il conduttore tenta di instillare paure e dubbi nella sua platea può essere riassunto con una semplice frase: «”Loro” vogliono controllarvi e distruggervi”. Rimane da chiedersi chi sono questi “loro”, chi è che ha progettato di condurre alla rovina gli americani bianchi della classe media. Ebbene, nella narrazione di Carlson, “Loro” sono i membri della cosiddetta Ruling Class (classe dominante), una coalizione composita che accoglie al suo interno personalità anche apparentemente distanti, come i dirigenti del Partito Democratico, qualche personalità repubblicana di spicco dalle posizioni più morbide e concilianti su alcuni temi, alcuni imprenditori della Silicon Valley, accademici dalle simpatie socialiste e icone di Hollywood e del mondo dello sport. Un calderone eterogeneo che va da Anthony Fauci al sindaco newyorkese Bill DeBlasio, fino a Bezos, Zuckerberg, Gates e l’immancabile George Soros. A partire da questa cornice narrativa essenziale, ridotta al più inflazionato dei dualismi buono-cattivo, Carlson inquadra ogni tematica trattata durante i 60 minuti del suo siparietto come un “complotto” ordito dalla ruling class, dalla legalizzazione della marijuana alle restrizioni adottate per mantenere sotto controllo i contagi da covid. L’anchorman non perde occasione per rimarcare che “loro” hanno più a cuore le esigenze di qualsiasi persona – i rifugiati afghani, i profughi ucraini, le persone Lgbtq+ – che non faccia parte della classe media americana, quella bianca e sporca di sudore, dimenticata dai rappresentanti del Congresso e che non può far altro che “stare zitta e obbedire”.

Tanto per fornire una misura della pervasività di questo frame narrativo, basti pensare che, nelle 1150 puntate che il New York Times ha analizzato dal 2016 al 2021, Carlson ha chiamato in causa la ruling class in ben 800 occasioni. Un altro filone particolarmente battuto da Carson è quello della “sostituzione etnica”: un tormentone razzistoide che è stato riproposto in più occasioni anche nelle democrazie europee, secondo cui un’élite di poteri forti veri o presunti (dalle multinazionali ai “think tank LGBT”) lavorano febbrilmente per realizzare un “disegno malthusiano” per ridurre la popolazione mondiale. Nella versione propinata dal conduttore, questa retorica interseca il terreno dell’antisemitismo: secondo Carlson, infatti, una sovrastruttura di potere composta interamente da ebrei starebbe progettando la sostituzione della popolazione bianca americana con quella di recente immigrazione – questo complotto demografico è un must della sua retorica: secondo il New York Times, è stato riproposto in 400 delle 1150 puntate oggetto dell’analisi.

Ovviamente, non poteva mancare un pizzico di disprezzo per la comunità Lgbtq+: Carlson, infatti, prospetta che i movimenti femministi e le soggettività non eterosessuali stiano agendo alla luce del sole per ridurre la fertilità per produrre un crollo delle nascite. In definitiva, nell’orizzonte di Carslon, l’uomo bianco americano è sempre e comunque una vittima del disprezzo e delle manovre draconiane ordite dalla ruling class.

Lo stesso vittimismo è impiegato per minimizzare quanto accaduto il 6 gennaio dello scorso anno con l’assalto trumpista al Campidoglio, presentato come una false flag costruita ad arte dalla classe dominante per silenziare definitivamente i conservatori. Per dare sostanza a questo racconto, Carlson tenta di generare dubbi negli occhi di chi guarda il suo show, sollevando interrogativi del tipo «Perché gli assaltatori del congresso (quelli bianchi) vengono perseguitati mentre gli attivisti di Black Lives Matters (quelli neri) continuano a circolare a piede libero?».

La fama di Carlson è cresciuta così tanto in ambito conservatore che David Duke, ex gran maestro del Ku Klux Klan, lo ha più volte incensato come successore di Trump, indicandolo come l’unico argine possibile per fermare l’avanzata dei “comunisti bolscevichi”. Un endorsement che esemplifica al meglio il ruolo incarnato dall’anchorman di Fox News, che non è più un giornalista noto per la sua acredine sul politicamente corretto e le sue prese di posizione apertamente razziste, ma un leader a tutti gli effetti.