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Pride 2019: la rivolta non basta, si punta alla normalità

Mentre l’Italia dimentica i diritti civili e chiede alla comunità LGBTQ+ di "ambire alla sobrietà", noi siamo scesi in piazza con i 300mila della parata milanese. Uniti per celebrare la diversità, gli eccessi e ogni tipo di famiglia

“La prima volta fu rivolta”, diceva lo striscione in prima fila nella parata milanese del Pride 2019, organizzata negli stessi giorni in cui cade il 50esimo anniversario dei moti di Stonewall. Un corteo enorme, l’ultimo di 40 organizzati in altrettante città italiane, dove più di 300mila persone hanno sfilato circondate da carri, musica e bandiere arcobaleno.

Quello del 2019, però, è stato un Pride particolare. Non tanto per la ricorrenza storica, ma piuttosto per il clima che si respira nel nostro paese, dove il governo ha cancellato dall’agenda politica i diritti civili e la difesa delle minoranze. Non possiamo più limitarci, come recitava uno dei cartelli esposti al corteo, a ricordare che “il matrimonio per tutti c’è già in 15 paesi dell’Unione Europa”, bisogna strafare. Non limitiamoci alle unioni civili, all’estensione di qualche norma. Baciamoci nei parchi, assembliamo mobili dai nomi impronunciabili, cambiamo pannolini, andiamo agli incontri genitori-insegnanti. Facciamo tutto e non poniamoci limiti perché, se è vero come diceva Mick Jagger che “tutto ciò che vale la pena fare, va fatto esagerando”, allora la famiglia, ogni tipo di famiglia, è il nuovo rock and roll.

Il video in cima all’articolo è stato prodotto da DLV BBDO e K48 in collaborazione con Rolling Stone, con la partecipazione di The Log e BLOOM.

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