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Sesso, porno e politica: storia di un rapporto complicato

Da Benjamin Griveaux, a Katie Hill, a Giulia Sarti: breve storia del rapporto tra politici, sesso, video porno e conseguenze sulla loro carriera

Agnes Buzyn è la candidata scelta dal partito di Macron, En Marche, per diventare il prossimo sindaco di Parigi. È una donna, è ebrea, è l’erede di una famiglia perseguitata durante l’Olocausto, ha una carriera brillante – a soli 30 anni è stata nominata di ematologia dell’ospedale dei bambini di Parigi, mentre a 54 è diventata ministra della Salute – ed è una madre presente per i suoi tre figli. 

Del resto, a Macron serviva la Madonna (o qualcosa di molto simile) per far dimenticare ai francesi Benjamin Griveaux, l’ex portavoce del governo francese che fino a poco tempo fa era proiettato, lui, verso quella stessa carica di sindaco di Parigi.  La carriera politica di Griveaux è finita (almeno temporaneamente) dopo la diffusione di alcuni video porno. Secondo le prime ricostruzioni, Griveaux li avrebbe mandati ad Alexandra de Taddeo, l’ex fidanzata dell’artista russo Pjotr Pavlenskij – noto per le sue esibizione a base di nudità e autolesionismo – il quale li avrebbe poi condivisi sui social. 

Senza tornare indietro fino ai tempi di Bill Clinton e Monica Lewinsky, la nudità e il sesso sono sempre stati un elemento legato alla politica, che ha creato scandali e posto fine a carriere. Solo pochi mesi fa un caso simile a quello di Griveaux aveva coinvolto la politica americana Katie Hill, deputata democratica al Congresso, che era stata costretta a dimettersi dopo la pubblicazione di alcune foto scattate durante una cosa a tre tra Hill, la sua assistente Monica Desjardins e l’ex marito di Hill. Il problema in quel caso non era tanto il sesso in sé ma la violazione di un regolamento introdotto nella politica americana dopo lo scandalo #MeToo che vieta ai deputati di avere delle relazioni con i propri dipendenti.

Ma appunto, quello di Katie Hill non è un caso isolato nemmeno negli Stati Uniti. Un esempio particolarmente interessante è il caso di Larry Craig, un politico repubblicano omofobo beccato nel 2007 ad abbordare un agente di polizia in un bagno pubblico di Minneapolis. All’epoca lui disse “sono gay, non lo sono mai stato” e che stava solo cercando di togliersi di torno la stampa che gli stava addosso. 

Come dimostrano tutti questi casi, il problema non è tanto essere dei politici e avere un rapporto con il sesso e con il porno quanto il fatto che questo rapporto esca fuori per vie traverse, senza che venga condiviso in modo aperto. Un esempio in particolare mostra cosa succede quando si fa pace con la cosa e si prova anzi addirittura a usarla a proprio vantaggio: quello del danese Joachim B.Olsen, parlamentare eletto nelle file del partito di centrodestra Alleanza Liberale, che ha destinato parte del budget in campagna elettorale ai banner su Pornhub perché  “bisogna essere dove sono gli elettori, anche sui siti porno”. 

Ragionamento che, però, non vale in tutti i paesi. In Italia, per esempio, l’esponente politico più legato al tema – la deputata del Movimento 5 Stelle Giulia Sarti, finita al centro di un caso di revenge porn nel 2013 – ha votato contro un disegno di legge contro il revenge porn. “In virtù di quel che ho passato, il caso in questione non può certo risolversi attraverso l’approvazione di un mero emendamento”, ha detto Sarti. 

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