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Pinuccio trolla il palazzo

“Pronto, casa Di Maio? Pinuccio sono! Ma è immorale comprarsi il cellulare con il reddito di cittadinanza?” Per la nostra rubrica sui nuovi troll, abbiamo intervistato il pugliese che al telefono dispensa preziosi consigli ai politici.

Pinuccio è un faccendiere. Un pugliese verace amico dei politici e degli imprenditori più importanti d’Italia. Pinuccio alza il telefono e prodiga consigli. “Pronto? Pinuccio Sono!”: Pinuccio chiama e il potere risponde. Berlusconi, Monti, Renzi, Gentiloni, Conte… ognuno di loro ha ricevuto almeno una chiamata dal faccendiere Pinuccio e ognuno di loro ha ascoltato di buon grado le sue proposte. Come fa Pinuccio a essere così irresistibile? Semplice: Pinuccio non esiste, e nemmeno le sue telefonate. Sono sketch satirici che vivono sulla sua pagina YouTube.

Sugli altri social, poi, Pinuccio interagisce con politici, personaggi dello spettacolo e influencer, dispensando consigli preziosi e suggerimenti di lifestyle. I politici lo temono, le influencer lo tollerano. È diventato talmente celebre che spesso lo si vede anche in televisione. Dietro a Pinuccio, nel mondo reale, c’è Alessio Giannone, che ha accettato di rispondere ad alcune domande per conto della sua creatura, e ad altre a titolo personale.

Alessio, descrivici Pinuccio.
Amico di tutti, vota chi vince, è in attesa di reddito di cittadinanza con reddito a zero e lavoro in nero che gli permette un SUV intestato alla suocera.

Come nasce questo personaggio?
Pinuccio è nato dieci anni fa, all’epoca delle intercettazioni di Lavitola, Berlusconi, Tarantini… le ricorderete sicuramente.

Fu allora che mi venne in mente di inventare un personaggio simile che telefonasse ai potenti, e di caricare queste finte chiamate su YouTube.

Chi sono i tuoi follower?
Chi mi segue è un pubblico informato che, a prescindere dalla sua idea politica, accetta il principio secondo cui la satira colpisce il potere.
In generale, è difficilissimo fare satira sull’attuale governo. Pinuccio è nato 10 anni fa, quando c’era Berlusconi. Perciò ha fatto satira a tutto il potere che abbiamo avuto fino ad oggi: Berlusconi, i governi tecnici, Renzi… e la fatica che sta riscontrando in questo periodo non l’ha mai riscontrata prima. I fan di questo governo non accettano né l’opposizione né il pungolo della satira.

Ma non soffri quando non riesci a strappare la risata?
Io non sono un comico, faccio satira. La satira in sé non deve farti ridere, prima di tutto deve farti riflettere su qualche cosa, se poi riesce a farti ridere ancora meglio, vuol dire che il messaggio che ha portato arriva con un po’ più di semplicità, ma io non devo farti ridere, anzi ti posso pure fare incazzare.

Come tutti i personaggi del web anche tu sarai contestato… Ricevi molti insulti?
Ma sì. Soprattutto su Facebook, dove c’è un pubblico tra il vero e il falso e ci sono molti profili fake che vengono mandati a insultare. Comunque quello di Facebook è un pubblico tendenzialmente over 40-50: ho notato che stranamente gli over sono quelli più ignoranti, arrabbiati e razzisti. Io mi trovo molto meglio con un pubblico più giovane che magari la pensa diversamente da me, ma con cui si riesce a ragionare.

Chi li manda questi fake?
Avrete letto anche voi le notizie delle ultime settimane… ad esempio, quando c’è stato l’hashtag #iostoconsalvini e di notte sono stati aperti non so quante migliaia di profili falsi su Twitter per ritwittare quell’hashtag. Da qualche parte qualche organizzazione, qualche società di comunicazione gestirà queste cose.

Hai trovato un modo per eliminarli?
Sì, li blocco subito. Da quel punto di vista sono come Salvini. Sono nazionalista pure sulla mia pagina: se rompi i coglioni te ne vai.

Ti è mai capitato di far arrabbiare qualche politico?
Gasparri mi ha bloccato, ma quello blocca tutti. No in realtà grandi liti no. Io non sono uno predisposto alla lite.

Quindi in realtà quando commenti il post di un politico non lo fai per ricevere una risposta…
No, no, infatti. Le mie frasi sono riflessioni rispetto a quello che si dice, non mi aspetto mai una risposta, in molti casi non la voglio neanche perché la so già. Cosa vuoi scrivere a Salvini che ormai è diventato un fashion blogger che va al ristorante? Che risposte ti aspetti da lui? O da Renzi quando va in giro con la bicicletta? Io mi auguro sempre che la gente vedendo tutto questo rinsavisca.

Ma Pinuccio, per il modo che ha di commentare politici assiduamente, è anche un po’ un troll, vero?
Sì, Pinuccio è un troll e non esiste. Infatti sul web io non esisto, cioè Alessio non esiste, esiste Pinuccio: io ho deciso di creare una vita virtuale che non è la mia vita reale, della mia vita reale non si hanno notizie sul web. Infatti quelli che mi conosco da poco mi chiamano Giuseppe. Signor Giuseppe! Signor Giuseppe come sta? Bene, bene, grazie! Sì è un po’ troll. In verità siamo tutti un po’ fake sul web.

In che senso?
Basta vedere Instagram, che è la falsità fatta social. Non posso credere che i non so quanti milioni di iscritti di Instagram siano tutti felici come si rappresentano. Non che uno debba rappresentare la sua infelicità, per carità, ma la propaganda della felicità ci ha resi tutti dei fake.

Cosa c’è di male nella propaganda della felicità?
Se io ti vedo in una foto in cui sei felice col tuo ragazzo alle Maldive, quando t’incontro di persona non ti chiederò come stai, perché so già che sei felice. In realtà però tutti viviamo anche nell’infelicità, e se non riusciamo mai a darle sfogo, questa infelicità da qualche parte uscirà…

Come uscirà?
In vari modi. Nel razzismo, nell’odio… Sulla mia pagina i profili razzisti di solito sono over 50 che hanno una posizione lavorativa, una certa stabilità. Non parliamo di mia nonna che prende la pensione minima, che può essere incazzata col mondo, no, parliamo di gente che ha uno stipendio, una vita media, una famiglia, ma è incazzata.

E perché?
È incazzata perché forse voleva di più, ma di più non rispetto al nulla, rispetto a quello che ha già. Invece della macchina 1200 vuole la macchina 1800, invece della casa a due vani vuole la casa a tre vani. Poi però queste persone le vai a vedere su Instagram e sono felici.
Andate a vedere le pagine Instagram di chi si suicida o di chi compie femminicidi: pubblicano foto di famiglie felici, perché i like li ricevi in base a quanto rappresenti la tua felicità, il tuo avere, il tuo poter fare. I social ci aiutano in modo sbagliato a sopravvalutarci. Poi però quando hai il riscontro della realtà, lì son cazzi. Siamo un numero: nasciamo, moriamo, diventiamo concime.
Anche sul web siamo un numero, però i numeri hanno cominciato a montarsi la testa perdendo il rapporto con la realtà. Non siamo tutti geni, ma sui social ad un certo punto ci sopravvalutiamo, perché magari una nostra foto prende 3-400 like, ci diciamo: vuoi vedere che sono qualcuno?

Senti, ma in tutto questo com’è nata la passione per Chiara Ferragni? Hai anche seguito il matrimonio minuto per minuto.
Io volevo esserci però non avevo l’abito. Chiara Ferragni ho cominciato a seguirla perché mi interessava che fosse un modello per molte adolescenti. Credo che molti non capiscano una cosa: la Ferragni, per quanto criticabile, sta facendo il suo lavoro. Per quanto tutti quanti diciamo di sapere che quelle sono tutte foto studiate, c’è una parte di noi che le scambia per reali e cerca di emularle. Io seguo delle pagine di fashion blogger in erba che fanno ridere non volendo fare ridere. Mettono la foto della scarpa comprata, brutta, con il callo sul mignolino. E pensano che quella cosa sia da fashion blogger. Oppure quelli che si chiamano Gaetano Official, “Official” di cognome. Perché per evitare che un altro Gaetano possa imitarli dicono: “Mi metto Official di cognome così non c’è nessuno come me”. Ma chi ti conosce? Il web ti dà questa illusione: ci è riuscito lui, ci posso riuscire pure io. Invece no, chi ci riesce, tipo la Ferragni, ha fatto un percorso, e continua a studiare. Comunque io la Ferragni la seguo, la commento.

Anche Belen è forte. Perché mette queste foto di culo in cui però scrive una cosa che non c’entra niente col culo. Cioè una riflessione poetica e il culo. Quindi la mia domanda è sempre: ma prende dei mi piace per la riflessione poetica o per il culo?

E i politici come se la cavano su Instagram invece?
Beh il profilo di Salvini, ad esempio, sembra quello di un fashion blogger. Scrive dove va, cosa fa, cosa mangia… Salvini è il più furbo su Instagram. “Sono raffreddato, non so che cosa prendermi” è come la Ferragni, uguale. Nel linguaggio è sistematico, e lo usa come se fosse un influencer. Basta guardare i commenti ricevuti in questi giorni da Salvini e quelli ricevuti da Di Maio sulla manovra. Di Maio ha ricevuto moltissime critiche, Salvini molte meno. Perché Salvini ha un pubblico da fashion blogger, un pubblico affiliato. Se domani Salvini dovesse lanciare una marca di pantaloni, venderebbe di sicuro. Di Maio no.


Per chi non capisce l’intento satirico di Pinuccio – o per chi non ti conosce – non rischi di contribuire alla degenerazione dei costumi del web?
Mah, sì può essere un rischio, anche se mi potrei accollare una minima parte di questo disastro: non sono così megalomane da pensare che sia tutta una mia responsabilità. Credo che in questa degenerazione totale si debba arrivare al più presto al punto zero. Cioè allo sfascio totale. E poi ricominciare.

Ah! Cioè, non c’è speranza?
La speranza sono i ragazzi. In questo mi sento molto controcorrente. Loro hanno dei concetti innati che per la mia generazione sono più difficili da accettare, come la diversità e la mobilità. Io credo molto in loro.
E poi sto cominciando a conoscere diverse persone che hanno deciso di eliminarsi dai social, che forse è un errore, però.

Perché dici? Ne abbiam parlato così male di questi social.
Ne abbiam parlato male però in realtà ci sono. È il nuovo mezzo di comunicazione. Ci sono tante coppie di miei amici che si sono conosciuti lì, si son sposati, hanno fatto figli, si son separati, hanno conosciuto l’amante sempre sui social… ormai è quello il mezzo da usare. Non esserci è sbagliato. Bisogna esserci in modo giusto. Cioè bisogna usarlo e non farsi usare come fanno molti.

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