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Perché un sacco di gente in Europa sta protestando contro il 5G

Nelle ultime settimane diverse antenne sono state abbattute o bruciate da gente che pensa che il 5G possa causare il cancro, anomalie genetiche o persino diffondere il coronavirus

Jaap Arriens/NurPhoto via Getty Images

Nelle ultime settimane, in giro per l’Europa, sono stati segnalati numerosi casi di roghi o abbattimenti di antenne per le telecomunicazioni. A Cipro, nella città di Limisso, è stato dato fuoco a un’antenna che era in posizione da vent’anni. Così in Irlanda, a Letterkenny, e in Olanda, dove si sono verificati svariati roghi e sabotaggi. Ma il fulcro degli attentati alle antenne è il Regno Unito, dove nell’ultimo mese si sono registrati circa 50 roghi di antenne, 3 arresti collegati, e 80 casi di molestie ai danni di dipendenti del settore delle telecomunicazioni. 

Tutti questi attacchi sono riconducibili alle teorie del complotto che riguardano il 5G – anche se molti dei sabotaggi hanno colpito impianti 3G e 4G. Anche in Italia si sono verificati dei roghi di antenne, come quello di Maddaloni del 10 aprile, che potrebbero essere ricondotti a questo fenomeno. Il clima di isteria di massa è esploso con la pandemia di coronavirus, durante la quale si è fatta strada una convinzione – priva di basi scientifiche – per cui le elevate frequenze previste dalla nuova tecnologia di telecomunicazioni avrebbero peggiorato, o addirittura causato, la diffusione del virus. 

Le preoccupazioni sarebbero legate alle alte frequenze, nell’ordine dei GHz, che verrebbero utilizzate dalla nuova tecnologia. Tuttavia si tratta di onde nell’ordine delle radiofrequenze, già utilizzate e studiate da fine Ottocento: siamo già immersi in queste frequenze, semplicemente la novità del 5G è quella di aver introdotto un nuovo metodo di compressione dei dati che permette di utilizzarle per trasmettere informazioni più velocemente.

Come spiega il fisico Marco Coletti, i potenziali rischi legati al 5G sono quelli legati a tutte le altre radiofrequenze, su cui già esistono migliaia di studi, e che sono inserite dall’AIRC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) nel gruppo 2B, quello che raccoglie i possibili carcinogeni, per cui ci sono limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani sia negli animali. In ogni caso in Italia, per legge, le emissioni di onde elettromagnetiche devono sottostare a standard piuttosto stringenti, al di sotto delle soglie di sicurezza previste dall’OMS.

Se la comunità scientifica nel suo complesso è concorde nello screditare la presunta correlazione tra la diffusione del virus e l’installazione di antenne per il 5G, hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Luc Montagnier, 87enne francese insignito del premio Nobel nel 2008 per aver partecipato alla scoperta del virus dell’HIV. A questo proposito c’è da ricordare che nella scienza non vale il principio di autorità, ma piuttosto il consenso della comunità scientifica, e che Montaigner non è nuovo ad affermazioni complottistiche considerate quasi unanimemente prive di valore scientifico: ha espresso opinioni screditate sull’omeopatia, sui vaccini, sul valore terapeutico della papaya, e perfino sull’HIV da lui scoperto. Per quanto riguarda il coronavirus, ha sostenuto più o meno tutte le teorie del complotto esistenti, anch’esse non sostenute da studi e smentite dagli altri studiosi: prima quella secondo cui sarebbe nato da studi svolti a Wuhan alla ricerca di un vaccino per l’HIV, poi che il Covid19 sarebbe il risultato della manipolazione genetica, e infine che si sarebbe diffuso grazie alle frequenze del 5G. 

Tuttavia, le preoccupazioni nei confronti del 5G non nascono con la pandemia di coronavirus, ma risalgono almeno al 2017, quando alcuni scienziati presentarono un appello all’Unione Europea riguardo il possibile aumento di esposizione alle radiazioni elettromagnetiche causato dai nuovi impianti. Ad essa erano seguite bufale di ogni tipo, prive di sostegno scientifico come quella secondo cui il 5G avrebbe ucciso gli uccelli o causato anomalie fisiche nella popolazione.

In Italia, a oggi, sono circa 200 i comuni che hanno emanato ordinanze che vietano l’installazione delle nuove antenne sul loro territorio. Se non c’è nulla di sbagliato nella preoccupazioni sanitare e nel rivendicare un controllo democratico sulle possibili conseguenze dell’installazione di nuove tecnologie, è vero che appoggiare da parte istituzionale delle teorie del complotto prive di valore scientifico certo non può fare del bene al clima già esasperato dal tema della pandemia.

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