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Perché si parla di abolire i ‘jet dei ricchi’

Ieri Europa Verde e Sinistra Italiana hanno proposto di abolire gli "aerei dei super ricchi", generando un piccolo putiferio: eppure, fuori dall'Italia, il dibattito sulla regolazione dell'aviazione privata prende sempre più piede, anche grazie all'attività di alcuni account social che si occupano di tracciare i voli dei cittadini più facoltosi e stimarne le relative emissioni

Foto di CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP via Getty Images

Ieri una campagna lanciata sui social da Europa Verde e Sinistra Italiana (parte della coalizione di centrosinistra nelle elezioni del prossimo 25 settembre) ha fatto scoppiare un piccolo putiferio sui social: la proposta, infatti, prevede di abolire i jet privati come parte integrante del processo di diminuzione delle emissioni inquinanti.

«L’1% della popolazione più ricca del pianeta inquina il doppio della metà più povera. È per questo che il prezzo dei capricci dei super ricchi lo paghiamo tutte e tutti, nonché le prossime generazioni» – si legge sui canali social ufficiali dei due partiti, che strizzano l’occhio a una proposta lanciata dai Verdi Europei. «Lo vediamo ogni giorno sui social. Celebrità che ostentano il loro stile di vita ad alto impatto sul clima. Temperature caraibiche in case enormi d’inverno, inquinanti mega yacht per le vacanze d’estate. Jet privati per spostamenti brevi e superflui, come un aperitivo a Mikonos dalla Sardegna e ritorno, in 24 ore. Tonnellate e tonnellate di CO2 emesse quasi per gioco. Una follia».

Come prevedibile, il post di Europa Verde e Sinistra Italiana ha sollevato qualche polemica, su tutte quella del candidato di Italia Viva Luigi Marattin, che ha agitato addirittura lo spauracchio del comunismo, etichettando il tutto come una proposta ideologicamente orientata e inconsistente – «In attesa che lo stesso slogan abbia “proprietà” al posto di “jet” (è solo questione di tempo, visti i soggetti), una riflessione: al 31/12/2021 risultano 133 jet privati registrati fiscalmente in Italia. Sicuramente abolendoli si risolve il problema dell’ambiente nel mondo», ha scritto.

Eppure, come ha ricordato Il Post qualche giorno fa, fuori dall’Italia il tema della limitazione dell’impatto ambientale dei voli privati è ormai sdoganato: ad esempio, in Francia il ministro dei Trasporti Clément Beaune ha presentato all’Assemblea Nazionale una proposta che punta a regolamentare l’utilizzo dei jet privati. Il tema dell’aviazione privata, ha spiegato Beaune in un’intervista a Le Parisien, «sta diventando il simbolo di uno sforzo a due velocità per combattere il cambiamento climatico»; se Beaune propone una regolamentazione, il deputato e segretario del partito dei Verdi, Julien Bayou, è decisamente più radicale: il suo partito, infatti, propone che l’utilizzo di questi mezzi venga vietato totalmente. Anche i dati sembrano suggerire che la questione dell’impatto climatico dei jet privati dovrebbe essere affrontata con serietà: secondo l’ONG Transport & Environment, l’8% dei voli totali rientra in questa categoria, in un contesto in cui le emissioni dovute ai voli privati sono aumentate del 35% nell’arco di appena 4 anni, tra il 2015 e il 2019; peraltro, a differenza del trasporto su ruota o gomma, nel caso degli aerei non esiste ancora tecnologia capace di portarli ad emissioni zero.

Oltralpe, la questione ha trovato uno spiraglio nel dibattito pubblico anche grazie all’attività di alcuni account social particolarmente attivi nel tracciare i voli dei cittadini francesi più ricchi e le emissioni che ne scaturiscono; è il caso dell’account Twitter I Fly Bernard, seguito da migliaia di persone e attivissimo nel rendicontare l’impatto climalterante dei jet privati. All’inizio, l’obiettivo era quello di monitorare le tratte compiute dal miliardario francese Bernard Arnault, ma successivamente il raggio delle rilevazioni è stato esteso a tutti i jet privati attivi in Francia. Lo scorso 26 agosto, ad esempio, ha stimato in 46 tonnellate di CO2 le emissioni prodotte dal volo che François-Henri Pinault (imprenditore e dirigente d’azienda francese, amministratore delegato del gruppo Kering) ha organizzato per le sue vacanze estive – il capostipite di questa tipologia di account, però, è probabilmente @elonjet, un profilo che si occupa di seguire i voli di Elon Musk.

Anche in Italia hanno preso piede account social animati da ambizioni simili: è il caso di jetdeiricchi, una pagina Instagram che, periodicamente, traccia i voli di alcune tra le persone più ricche d’Italia e ne calcola l’impronta in termini di emissioni di CO2, per poi divulgarla.

 

 
 
 
 
 
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In un’intervista concessa alla testata Valori, uno dei fondatori del progetto ha spiegato le modalità di lavoro del gruppo: «Il nostro modus operandi è semplice e replicabile da chiunque», ha spiegato. «Prima di tutto individuiamo i velivoli della persona che ci interessa. Poi troviamo i dati sul consumo, tendenzialmente dal sito dei produttore, e poi quelli dell’impatto del kerosene che utilizza. In questo caso usiamo come fonte l’Agenzia nazionale francese per la transizione ecologica, l’Ademe. A questo punto è sufficiente seguire gli spostamenti dei jet e fare dei semplici calcoli».

La parte più difficile è l’individuazione degli aerei, dato che «Anche tra i più abbienti pochi possono permettersi di possedere un proprio jet, parliamo dei quaranta o cinquanta più ricchi d’Italia. Gli altri li affittano, per la singola tratta come fossero dei taxi dei cieli. Oppure per periodi più lunghi in modo da averli sempre a disposizione. E anche chi li possiede direttamente di solito non se li intesta, ma lascia che risultino come proprietà di una delle sue aziende. Noi combiniamo una molteplicità di fonti: dalla stampa specializzata in aviazione, alla coerenza degli spostamenti del velivolo con i luoghi d’interesse del proprietario, alle foto che ritraggono l’aereo con la persona in questione a bordo. Se e solo se troviamo un numero sufficiente e coerente di questi elementi, iniziamo a lavorare sull’impatto».

Ovviamente, parlare di “abolizione dell’aviazione privata” è eccessivo e troppo radicale, ma forse la campagna di Europa Verde e Sinistra Italiana potrebbe rappresentare il punto di partenza per individuare alcune soluzioni utili a limitare questo tipo di voli – in Svizzera, ad esempio, è stata applicata una carbon tax per scoraggiare l’utilizzo di questi velivoli.

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