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Perché le firme digitali della lista Cappato rischiano di far slittare le elezioni

Il ricorso di Referendum e Democrazia, esclusa dalla corsa elettorale, fa tremare la politica (e anche i mercati). Se le firme digitali venissero accolte andrebbe decisa un’altra data per il voto

Foto di Mario Cartelli/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Il ricorso d’urgenza presentato dai legali della lista Referendum e Democrazia rischia di far slittare in avanti le elezioni politiche. Ha del clamoroso lo scenario che si prospetta se il giudice della prima sezione civile del tribunale di Milano, Andrea Borrelli, dovesse accoglierlo, dopo essersi riservato di emettere un giudizio prima del voto del 25 settembre. Ma a pochi giorni dall’apertura delle urne, di certo questa prospettiva fa tremare i partiti (e anche i mercati).

Il ricorso era stato depositato il 2 settembre scorso da Marco Cappato per chiedere la riammissione della lista e il riconoscimento della validità della firma digitale, oltre a sollevare una questione di legittimità costituzionale «per la palese irragionevolezza del presunto divieto di presentazione in forma elettronica di liste in occasione delle elezioni, laddove, da più di un anno la stessa identica procedura è ammessa invece per iniziative di un valore costituzionale altrettanto rilevante e cioè per le iniziative referendarie e le iniziative di legge popolare». E ha aggiunto l’avvocato Giovanni Guzzetta, legale difensore della lista «di una violazione, flagrante e paradossale, dell’articolo 3 della Costituzione». Il governo, il 16 settembre scorso, si era invece costituito contro l’ammissione di Referendum e Democrazia e nella memoria depositata dall’avvocato dello Stato aveva sottolineato: «il provvedimento cautelare auspicato dai ricorrenti imporrebbe di differire lo svolgimento delle elezioni».

Insomma, le elezioni politiche si giocano sulla validità o meno delle firme digitali che, a dir la verità, ogni giorno ogni cittadino utilizza già per vari servizi, alcuni dei quali legati anche allo Stato. Come lo SPID, che è considerato valido e legale per molti aspetti della vita pubblica e amministrativa italiana, compresa la presentazione di un referendum. In questo caso, però, le firme digitali raccolte da Referendum e Democrazia a sostegno della candidatura della lista in diversi collegi del Nord Italia sono state considerate nulle e non è stata ammessa alle Corti di Appello. Ma Marco Cappato si tratterebbe di una questione interpretazione ormai sorpassata e restrittiva delle leggi e quindi ha deciso di battersi per cambiare il procedimento.

Quel che stupisce, però, oltre al fatto che le elezioni siano anticipate per la caduta prematura della maggioranza e con una campagna elettorale condotta più in spiaggia che nelle città, è che il governo avrebbe potuto intervenire con un decreto apposito risolvendo la situazione. Lo stesso Cappato aveva provato più volte ad appellarsi al presidente del Consiglio Mario Draghi e alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, ma non gli è mai stata data una risposta in merito. L’unica risposta dello Stato è infatti contenuta nella memoria depositata che metteva in guardia sugli effetti del riconoscimento del ricorso di referendum e Democrazia: «Le rigorose scansioni temporali (delle elezioni, ndr) sarebbero completamente stravolte al punto di imporre di fissare una nuova data per la convocazione dei comizi elettorali». Ora tutto passa dagli uffici del tribunale di Milano, dove di certo la pressione, da una parte e dall’altra, non mancherà di farsi sentire.