Perché la tensione tra Russia e Lituania è così alta? | Rolling Stone Italia
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Perché la tensione tra Russia e Lituania è così alta?

Il blocco del transito su rotaie di merci e beni per Kaliningrad, un'exclave russa in territorio europeo, sta deteriorando i già delicati equilibri tra Mosca e Vilnius

Foto via Getty

Sabato scorso la Lituania ha annunciato il divieto del transito di beni e merci sottoposti a sanzioni europee e diretti a Kaliningrad, una exclave situata tra Polonia e Lituania, all’interno dei confini dell’Unione Europea. Dal 18 giugno, quindi, non possono essere più trasportati su rotaia dal resto della Federazione all’ex territorio tedesco acciaio, carbone, materiali da costruzione e tecnologie avanzate come i semiconduttori di ultima generazione.  Di conseguenza, come ha spiegato Anton Alikhanov –  il governatore dell’oblast di Kaliningrad – la metà delle importazioni dell’exclave dovrà ora passare via mare, partendo da San Pietroburgo e giungendo a destinazione in maniera più lenta e costosa, danneggiando la catena di rifornimenti.

La decisione del governo lituano è stata accolta dalla Russia come un segnale ostile: il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha espresso la propria contrarietà al blocco: «La decisione è senza precedenti», ha dichiarato all’agenzia di stampa russa Tass, «viola ogni regola possibile. Capiamo che deriva dalla decisione dell’Unione Europea di estendere le sanzioni al transito delle merci. Crediamo anche che sia illegale». Peskov ha inoltre fatto sapere che, qualora la misura dovesse protrarsi nel tempo, Mosca sarà costretta a prendere le adeguate contromisure, allineandosi al punto di vista del ministero degli Esteri russo che, in una nota ufficiale, ha scritto che «Mosca ritiene apertamente ostili le misure provocatorie adottate dalla Lituania in violazione degli obblighi legali internazionali della Lituania, in primo luogo la dichiarazione congiunta del 2002 della Federazione Russa e dell’Unione Europea sul transito tra la regione di Kaliningrad e il resto del territorio russo».

Toni molto più severi sono stati utilizzati da Andrej Klimov, vicepresidente della Commissione Esteri del Consiglio federale, secondo cui quello di Vilnius è un «comportamento inaccettabile» che «mette in pericolo l’intero blocco politico-militare» della Nato e che, in assenza di una marcia indietro, «scioglierà le mani» di Mosca perché risolva il problema impiegando «ogni mezzo».

Dal canto suo, la Lituania sostiene di essersi limitata ad applicare in maniera coerente le sanzioni che sono entrate in vigore dal 17 gennaio. Ad esempio il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, ha specificato che il blocco non deve essere inteso come un’azione unilaterale: «Il trasporto di passeggeri e merci non soggetti al regime di sanzioni Ue da e per la regione di Kaliningrad prosegue attraverso il territorio della Lituania» che, ha continuato, «non ha imposto restrizioni unilaterali, individuali o aggiuntive a questo transito».

La disputa sul blocco del transito di merci per Kaliningrad sta deteriorando i già delicati equilibri tra Russia e Lituania: sin dall’inizio dell’invasione, Vilnius ha appoggiato senza alcuna ambiguità la resistenza ucraina, condannando fermamente i crimini di guerra dell’esercito russo. Ad esempio, lo scorso 4 aprile, all’indomani della scoperta del massacro di Bucha, la Lituania ha decretato l’espulsione dell’ambasciatore russo Alexey Isakov e il rientro in patria di Eitvydas Bajarūnas, delegato lituano a Mosca, alzando inevitabilmente il livello dello scontro – non a caso, la Lituania è uno dei principali bersagli polemici della propaganda russa.