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Perché il porno è il peggior nemico della propaganda di Putin

La scarsa moderazione e il pubblico enorme a cui si rivolgono rendono i siti porno un rifugio sicuro dalla censura del Cremlino: sempre più persone in Russia li visitano quotidianamente per ottenere informazioni libere sulla guerra

Il primo ministro russo fotografato assieme al suo cavallo durante le vacanze estive in Siberia, nell'agosto del 2009. Foto di ALEXEY DRUZHININ/AFP via Getty Images

In Russia, l’inizio della guerra d’invasione in Ucraina ha coinciso con una stretta senza precedenti sulla libera informazione, soprattutto a partire dallo scorso 4 marzo, quando la Duma – la camera bassa del Parlamento russo – ha approvato una legge che criminalizza la distribuzione di “notizie false” sulle operazioni militari, prevedendo fino a 15 anni di reclusione per i trasgressori. Con i principali quotidiani locali costretti al silenzio e una vigilanza sempre più stringente sul flusso di informazioni in entrata, per la popolazione locale le possibilità di acquisire informazioni non filtrate dalla macchina della propaganda del Cremlino sono ormai ridotte al lumicino.

Per aggirare il bavaglio di Stato, fuori dai confini russi ha preso piede una partecipata attività di “resistenza informativa” che punta a bypassare la censura attraverso metodi alternativi. Come? Sfruttando gli annunci pubblicitari per mostrare al maggior numero di persone in Russia (e nelle zone ucraine occupate dai russi) notizie indipendenti sulla guerra. Questa strategia va avanti da mesi, ed è stata inaugurata da Anastasiya Baydachenko, CEO di IAB Ukraine, un’azienda che si occupa di digital marketing con sede a Kiev.

Intervistata dal Guardian, Baydachenko ha spiegato che, in un primo momento, ha provato a distribuire gli annunci attraverso i canali tradizionali – come Google, YouTube, Facebook e alti siti ad alto traffico; il controllo del governo, però, era così stringente da vanificare ogni sforzo. Così, Baydachenko ha scelto di far viaggiare le notizie su altri tipi di network, più atipici e difficili da controllare, come siti porno o dedicati al gioco d’azzardo. Questi spazi erano perfetti: moderazione pressoché inesistente, un pubblico enorme da intercettare e, soprattutto, proprietari più interessati ai profitti che alle linee guida dettate dal Cremlino.

Baydachenko, però, non è l’unica a impiegare strategie innovative per aggirare la censura di Putin: un altro esempio virtuoso è quello di Rob Blackie, coordinatore del progetto Free Russia, una campagna che punta a diffondere in Russia notizie indipendenti sulla guerra attraverso la pubblicità. Blackie è una specie di veterano della resistenza informativa: aveva già avviato un progetto simile nel 2014, ai tempi della guerra in Crimea, e ora lavora a stretto contatto con Baydachenko.

Nel lungo periodo, la loro intuizione ha pagato: gli annunci che hanno distribuito dal 24 febbraio in poi, infatti, hanno raggiunto milioni di persone che, quotidianamente, visitano siti porno solo per ricevere la cruda verità sulla guerra in Ucraina.

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