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Quanto è pericolosa Milano secondo Chiara Ferragni, quanto è pericolosa per davvero

Proviamo a rispondere ad alcune domande: il capoluogo lombardo è davvero la capitale italiana della microcriminalità? O, forse, la situazione è fuori controllo solo nella percezione di Chiara Ferragni?

Chiara Ferragni. Foto: Rosdiana Ciaravolo/Getty Images

Negli ultimi giorni si è parlato moltissimo dell’appello che Chiara Ferragni ha indirizzato a Beppe Sala, chiedendo – con una storia Instagram, of course – al primo cittadino milanese di fare qualcosa per garantire più sicurezza in una città che, a sua detta, sarebbe ormai irrimediabilmente infiltrata dalla microcriminalità.

Senza rifarsi ad alcun tipo di dato, Ferragni ha scritto di essere «angosciata e amareggiata dalla violenza che continua a esserci» a Milano, e ha aggiunto: «Ogni giorno ho conoscenti e cari che vengono rapinati in casa, piccoli negozi al dettaglio di quartiere che vengono svuotati dell’incasso giornaliero, persone fermate per strada con armi e derubate di tutto. La situazione è fuori controllo. Per noi e i nostri figli abbiamo bisogno di fare qualcosa. Mi appello al nostro sindaco Beppe Sala».

Ora: va da sé che, se queste parole fossero state pronunciate dal nostro dirimpettaio un po’ incline al chiacchiericcio da marciapiede, non ci sarebbe alcun problema. Quando, però, a delineare i contorni di una metropoli dilaniata dalla delinquenza è un’influencer da quasi 28 milioni di follower, be’, il discorso cambia: Chiara Ferragni ha un peso politico rilevante e, anzi (che ci piaccia o meno), è una vera e propria opinion leader capace di esercitare un ascendente considerevole sulla sua (vastissima) platea di riferimento. Di conseguenza, se una metà della royal couple in salsa nostrana sostiene che Milano sia una città violenta, verosimilmente un discreto numero di persone sarà disposto a crederle.

Non dovesse bastare, con la sua presa di posizione, Ferragni ha creato un argomento fantoccio che ha finito per giovare alla narrativa dei partiti di destra e dei quotidiani conservatori, che hanno fatto presto ad attivarsi per alzare il polverone e strumentalizzare la faccenda. Qualche esempio? Pochi minuti dopo la pubblicazione della storia, il leader della Lega Matteo Salvini l’ha rilanciata sui propri canali per resuscitare la retorica dell’invasione e tornare a fomentare la paranoia securitaria: «Prosegue l’incessante problema sicurezza a Milano. Ormai è proprio sotto gli occhi di tutti… Sala e Lamorgese, se ci sono battano un colpo, altrimenti si facciano aiutare», ha scritto. Il Giornale ha ripreso la notizia titolando Anche la Ferragni ora se ne accorge. “A Milano la violenza è fuori controllo”, ponendosi sulla stessa linea di Libero, che ha avuto buon gioco nello scrivere: Chiara Ferragni, la denuncia: “Rapine, armi e violenze. Situazione è fuori controllo”.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: Milano è davvero la Caracas italiana? La situazione è realmente così “fuori controllo” oppure si tratta di una semplice percezione, ben lontana da qualsiasi fondo di realtà?

I dati a nostra disposizione sembrano andare in direzione della seconda ipotesi; le statistiche fornite dal prefetto di Milano, Renato Saccone, parlano chiaro: negli ultimi dieci anni, il numero di delitti registrati nel territorio cittadino è palesemente diminuito. Il confronto su un orizzonte temporale di dieci anni mostra come, nel 2021 (ultimo anno preso come riferimento), i reati siano calati in totale di quasi il 30% rispetto al 2011: dai 164.569 di dieci anni fa si è passati ai 116.970 del 2021. E anche se si considera come riferimento il periodo immediatamente precedente alla pandemia (i dati del 2020, ovviamente, non fanno testo, essendosi trattato di un anno straordinario e segnato dalla misure restrittive adottate per contenere i contagi), i reati sono in calo: meno 15% (nel 2019 sono stati 137.709).

Ma non finisce qui: nel 2021, i furti in abitazione sono scesi a 3.720 contro i 4.947 del 2019 (un crollo di quasi il 25%), con buona pace degli aneddoti tramandati dagli amici di Chiara Ferragni. Inoltre, sempre secondo la prefettura, Milano è una delle grandi città con il tasso di omicidi volontari più basso al mondo: sono stati “solo” 7 nel 2021, la metà rispetto al 2011 e dieci in meno rispetto al picco del 2014.

Certo, non tutte le statistiche fanno sorridere: altre tipologie di reato hanno conosciuto una crescita, come ad esempio le rapine, che secondo quanto divulgato da Saccone hanno vissuto un lieve aumento – dal 2019 al 2021, sono infatti passate da 2.259 a 2.587. Ad aumentare, purtroppo, sono state anche le violenze sessuali (267 nel 2019 contro le 285 del 2021) e i reati informatici – che, secondo Saccone, sono state interessate da «una terribile ascesa», dato che rappresentano «il 10% del totale delle denunce, con danni patrimoniali superiori a quelli di borseggi e rapine».

Insomma: Milano cozza con tutte le problematiche tipiche delle grandi metropoli europee, ma non è di certo una specie di Gotham City in salsa padana, come sembrerebbe pensare Ferragni: parlare di emergenza equivale a legittimare una farsa e, indirettamente, a porre in secondo piano problematiche che richiederebbero davvero il primo posto in agenda (per dirne una: ridare sostanza al diritto all’abitare, in una città in cui gli affitti sono aumentati del 37% rispetto al 2021). E però, quando si può contare su un’influenza così ampia, prima di prodigarsi in letture della società non richieste da nessuno, forse bisognerebbe consultarlo, qualche dato.

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