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Per Salvini chi paga 600 euro al mese un cameriere non è uno sfruttatore

"Non ci sono gli imprenditori sfruttatori. Molto semplicemente: se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per andare a fare il cameriere, la soluzione la lascio intuire"

Solo l’anno scorso Matteo Salvini si era paragonato a Berlinguer, dicendo che la Lega aveva ereditato “le battaglie del PCI” ed era diventata il partito di riferimento della classe lavoratrice. Dev’essere un ben strano Berlinguer e un ben strano PCI se un anno dopo ritroviamo lo stesso Matteo Salvini in tv a parlare di lavoro e lo sentiamo attaccare il reddito di cittadinanza e, soprattutto, giustificare i datori di lavoro che offrono stipendi da fame.

“Dopo un anno e mezzo di Covid va fatta una riflessione sul significato e l’efficacia del reddito di cittadinanza”, ha detto Salvini ieri in diretto su RaiNews. E già qui si potrebbe obiettare: riflettiamoci pure ma senza dimenticarci che il reddito di cittadinanza è stato approvato dal famoso “governo del cambiamento” di cui Salvini era il ministro dell’Interno. Ma – per una volta – non è la coerenza di Salvini il punto della questione. “Molti imprenditori,” ha proseguito infatti Salvini, “da nord a sud, lamentano il fatto che si sentono dire troppi no da coloro ai quali propongono un posto di lavoro perché la risposta è ‘mi conviene tenermi i 500 euro per restare a casa a vedere gli Europei di calcio’”

A una domanda diretta della conduttrice, Salvini ha poi ribadito il concetto peggiorando ulteriormente la situazione: “No, ci sono dei contratti. Non ci sono gli imprenditori sfruttatori. Molto semplicemente: se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per andare a fare il cameriere, la soluzione la lascio intuire”. Il problema dunque per Salvini è che il reddito di cittadinanza è troppo alto – non che uno stipendio da 600 euro è troppo basso per vivere. E soprattutto non si capisce perché tra la prospettiva di prendere 600 euro per non fare niente e prendere la stessa cifra per lavorare 8 ore al giorno una persona sana di mente dovrebbe scegliere la seconda opzione.

È la stessa versione che ritroviamo spesso nelle lamentele di tanti imprenditori a cui viene dato spazio sui quotidiani: il lavoro c’è, sono i lavoratori che mancano perché la gente non ha voglia di lavorare e preferisce stare sul divano a prendere il reddito di cittadinanza. Pazienza se poi – come accaduto nei giorni scorsi a Sammontana – quando un’azienda offre lavoro pagato come si deve, viene sommersa da una valanga di candidature.