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Per la Corea del Sud, la strage di Itaewon è un trauma difficile da elaborare

La tragedia in cui, il 29 ottobre, hanno perso la vita 156 persone continua a dominare il dibattito pubblico: l'inazione della polizia, i vicoli stretti e angusti, il governo che cerca di sminuire le proprie responsabilità definendo l’accaduto come un “incidente”. Non è ancora chiaro cosa abbia innescato questo incubo

Foto di Chung Sung-Jun/Getty Images

La strage avvenuta sabato scorso a Itaewon, un quartiere della vita notturna situato nel cuore di Seul, è senza dubbio l’evento più traumatico di cui la Corea del Sud è stata testimone negli ultimi anni. Quella che doveva essere una serata di festa dopo quasi tre anni di pandemia si è rapidamente trasformata in tragedia.

In una delle stradine laterali del quartiere, larga nemmeno 4 metri e molto in pendenza, la calca di persone si era fatta talmente intensa che era diventato difficoltoso muoversi: le foto pubblicate dal Guardian sono eloquenti e mostrano una situazione ben oltre i limiti della sicurezza. Eppure, altra gente è continuata ad arrivare finché non è più stato possibile per chiunque procedere in qualsiasi direzione. È così che alle 22:15 è successo il dramma. Centinaia e centinaia di persone sono rimaste schiacciate, cadendo l’una sull’altra e incapaci di muoversi. 156 di queste, la maggior parte giovani donne ventenni, sono decedute.

Non è ancora chiaro cosa abbia innescato questo incubo e le autorità stanno indagando. Eppure, la radice di questa tragedia è sicuramente nella totale assenza di sicurezza in cui si stava svolgendo la serata di sabato sera. Ci sono diversi motivi per cui a Seul è andato storto tutto ciò che poteva andare storto.

La sera di Halloween a Itaewon erano presenti circa 130mila persone, ammassate in vicoli stretti e angusti. Si tratta di una cifra ben al di sopra di quella che era inizialmente attesa ed è probabile che l’afflusso straordinario di persone sia stato legato alla fine di tutte le restrizioni anti-Covid. L’obbligo di indossare la mascherina all’esterno è decaduto solo lo scorso settembre, mentre per chioschi e bar era il primo Halloween da quando le restrizioni sugli orari di apertura sono state revocate. Dopo le lunghe privazioni della pandemia insomma c’era comprensibilmente voglia di tornare a vivere una vita normale.


Se è vero che la calca (e le auto parcheggiate fuori dalle aree apposite) hanno ostacolato l’intervento della polizia e dei pompieri, d’altra parte il sovraffollamento non sarebbe diventato necessariamente un problema se si fossero prese adeguate precauzioni per evitare assembramenti di quella magnitudine.

Il secondo fattore dietro la tragedia è stata la mancanza di un’organizzazione di raccordo per l’evento. Come luogo di ritrovo della vita notturna, Itaewon ha attirato spontaneamente un’enorme massa di persone senza che nessuno si preoccupasse di curare la sicurezza della serata. Un funzionario del distretto di Yongsan, dove si trova il quartiere, ha detto che ogni esercente si è sempre organizzato autonomamente e che la possibilità di chiudere o restringere l’area al traffico non è mai stata presa in considerazione. In Corea esistono leggi per obbligare gli organizzatori a prevedere che le norme di sicurezza vengano rispettate agli eventi, ma in assenza di un tale ente la funzione di controllo della folla non è stata esercitata da nessuno.

Il nodo centrale riguarda però il ruolo della polizia, che la sera della tragedia non avrebbe dispiegato sufficiente personale nella zona. Secondo quanto affermato dalle autorità, a Itaewon si trovavano 137 agenti, ma risulta che solo 58 di questi fossero in uniforme. Numerosi testimoni sul posto hanno poi raccontato di aver notato una presenza molto contenuta della polizia, che con quel numero di effettivi non sarebbe mai riuscita a controllare e regolare l’afflusso di persone nel quartiere.

Proprio da qui sono partite le aspre polemiche diffusesi questi giorni in Corea del Sud. Domenica scorsa il ministro dell’interno Lee Sang-min aveva suggerito che, anche se un numero maggiore di forze dell’ordine fosse stato impiegato quella sera a Itaewon, difficilmente si sarebbe potuto evitare la tragedia. La dichiarazione, che per molti somigliava molto a una deresponsabilizzazione delle autorità, ha scatenato forti reazioni tra l’opposizione progressista.

Secondo Lee Jae-myung, il capo del Partito democratico, «ciò che è successo a Itaewon è senza dubbio un disastro umano ed è stato causato dall’incompetenza dell’amministrazione in carica». Il portavoce del partito ha poi aggiunto che la situazione di pericolo dovuta al sovraffollamento era un “disastro prevedibile e previsto”, incolpando le autorità per l’accaduto. «Mentre le vittime chiedevano aiuto, a Itaewon non c’erano forze dell’ordine a proteggerle. Dov’era la polizia? Cosa stavano facendo i funzionari eletti?».

Le accuse più pesanti riguardano però l’inazione della polizia davanti ai ripetuti avvertimenti. Nei giorni scorsi infatti è stato rivelato che quella sera privati cittadini hanno effettuato ben 11 segnalazioni telefoniche per denunciare la situazione pericolosa che si stava venendo a creare a Itaewon. La prima risale alle 18:34 di sabato, quasi quattro ore prima della tragedia, e secondo la trascrizione della telefonata la polizia era stata messa al corrente del timore che qualcuno potesse rimanere schiacciato a morte. Dopo le rivelazioni, la polizia ha aperto una indagine interna sull’accaduto.

Altrettanto controverso è stato il contenuto di una fuga di notizie dall’agenzia di polizia sudcoreana. In un rapporto interno le autorità dell’agenzia delineavano le possibili ricadute politiche dell’accaduto. Secondo quanto si apprende dal memo, la polizia starebbe tenendo d’occhio la risposta dell’opinione pubblica e avrebbe notato che alcuni gruppi civici stanno discutendo la possibilità che la tragedia possa fungere da catalizzatore per le dimissioni da parte dell’attuale governo.

E forse queste previsioni non sono poi così distanti dalla realtà. Il presidente conservatore Yoon Suk-yeol sta tentando di mettere riparo alla situazione attraverso la revisione dei regolamenti. Eppure l’agone politico non si placa. Da un lato il governo cerca di sminuire le proprie responsabilità definendo l’accaduto come un “incidente”, dall’altro l’opposizione punta il dito contro il presidente e continua a richiedere le dimissioni per il capo della polizia e per il ministro degli interni. Ma il vero termometro dell’opinione pubblica saranno le manifestazioni anti-Yoon che sono state convocate per questo sabato. In un clima estremamente teso e con un tasso di approvazione del presidente attorno al 30%, la risposta della popolazione è certamente qualcosa a cui il governo guarda decisamente con timore.

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