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Parler, Gab e gli altri: sta arrivando l’era dei social network di estrema destra?

Quasi tutti i social network mainstream stanno bannando gli account di Trump e dei suoi sostenitori, che sono sempre più arrabbiati e sempre più in cerca di alternative

Foto: Win McNamee/Getty Images. Screenshot via FoxNews

Dopo l’assalto al Congresso degli Stati Uniti lo scorso 6 gennaio, quasi tutte le principali piattaforme di social network hanno deciso di silenziare, o bannare gli account di Donald Trump. Nel caso di Facebook, Instagram, con una sospensione di 15 giorni, nel caso di Twitter, Tik Tok e Twitch con la disattivazione dell’account. Iniziative simili sono state prese anche da Snapchat, Shopify e Reddit, e altre piattaforme.

Google, Apple e Amazon, ad esempio, hanno deciso di non rendere più accessibile Parler: un social network “alternativo”, creato nel 2018, particolarmente amato dai sostenitori di Trump, dall’estrema destra, e dai complottisti di QAnon. Negli scorsi mesi, ma in generale in tutto il 2020, aveva registrato milioni di nuovi download: perché consentiva di aggirare la censura delle altre piattaforme mainstream riguardo a temi riguardanti il razzismo, l’omofobia, il suprematismo bianco, ecc ecc. Lo shutdown di Parler, inoltre, è arrivato poche ore dopo che Matteo Salvini aveva annunciato la propria iscrizione.

Ovviamente, però, Parler non è l’unico social network in cui l’estrema destra internazionale può ritrovarsi in rete. Questi spazi “liberi da censura” esistono da tempo: basti pensare a cosa sia diventata la sezione /pol/ di 4Chan dal 2013 in poi, e a 8Kun. Ma ce ne sono anche altri, comunemente meno noti, che si sono ricavati un certo successo negli ultimi anni.

Uno di questi è sicuramente Gab, che nell’economia dell’estrema destra sta a Twitter come Parler stava a Facebook. Ne segue la stessa logica: i “tweet” si chiamano “gab”, ma sono sempre dei piccoli post dal numero di parole limitato (300). Creato nel 2016, è diventato famoso nel 2018 perché venne oscurato a seguito del fatto che l’attentatore della Sinagoga di Pittsburgh vi aveva caricato diversi post antisemiti prima della strage. Nelle ultime ore sta registrando centinaia di migliaia di nuovi utenti, proprio a seguito dell’uscita di scena di Parler.

In generale queste piattaforme nell’impostazione si limitano a copiare le caratteristiche dei social mainstream da cui gli utenti di ultra-destra stanno fuggendo. Offrendo loro lo stesso tipo di servizio, e con totale libertà di far circolare contenuti di ogni tipo.

Ci sono stati epigoni di ogni tipo, alcuni ormai decaduti, altri ancora piuttosto in voga. C’è stato ad esempio Voat (una piattaforma-forum simile a Reddit, che ha retto online fine allo scorso anno), Infogalactic (una specie di Wikipedia rivisitata, con un sistema di controllo delle fonti molto più lasco), e perfino WASP.love: un’app di incontri destinata a nazionalisti bianchi e cristiani. La versione di YouTube preferita dall’ultra-destra, invece, è Rumble. Che di base è un sito di video-sharing, ma con un’impronta piuttosto votata alla propaganda di destra (anche se la policy è più restringente riguardo all’odio online).

Fino ad ora l’ecosistema di questi social era per lo più abitato da utenti che avevano molta dimestichezza con l’utilizzo di internet, e che sapevano come trovare alternative alle canoniche piattaforme. Con l’azzeramento della presenza social di Trump in questi giorni, però, si è generato un certo dibattito legato all’influenza politica che Facebook, Twitter, e le altre grandi piattaforme tecnologiche hanno sulle dinamiche politiche.

La stessa Angela Merkel si è espressa dubbiosamente sul tema, facendo sapere tramite il suo portavoce che ritiene “problematico” il blocco completo dell’account Twitter di Trump. “È possibile interferire con la libertà di espressione, ma secondo i limiti definiti dal legislatore, e non per decisione di un management aziendale”, ha affermato la cancelliera tedesca.

Così, mentre le autorità statali sono in affanno di fronte al tema della regolamentazione degli spazi digitali dove – al momento – l’oligarchia della Silicon Valley la fa da padrone in modo assoluto, una massa enorme di utenti accumula sempre più rancore verso le policy dei social network mainstream e verso l’arbitrarietà delle loro decisioni. Ed è in cerca di alternative. Il che potrebbe portare – forse – a una esplosione cambriana dei social network di ultra-destra.