Orsini, il ritorno del ‘non ce lo dicono’ e l’insopportabile vittimismo dei ‘non allineati’ | Rolling Stone Italia
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Orsini, il ritorno del ‘non ce lo dicono’ e l’insopportabile vittimismo dei ‘non allineati’

Il prof presenterà a teatro il monologo 'Ucraina: tutto quello che non ci dicono'. Ma «non ci dicono» cosa, esattamente? Il suo volto è ovunque, le sue tesi trovano spazio in prima serata: alla faccia della censura e del 'pensiero unico'

Orsini, il ritorno del ‘non ce lo dicono’ e l’insopportabile vittimismo dei ‘non allineati’

Screenshot dal canale YouTube di La7

Nelle ultime ore, l’antico assioma secondo cui il comico accarezza la scena quando le possibilità del tragico sono ormai esaurite è stato rinverdito dall’ennesimo coup de théâtre del protagonista indiscusso dell’opinionismo da guerra caciarone nostrano, Alessandro Orsini.

Dopo aver pubblicato l’instant book Critica della Politica Internazionale: tutto quello che non vi dicono – con una puntualità promozionale da fare invidia ai più blasonati movimenti svizzeri e giapponesi – il professore della Luiss, ormai calato perfettamente nei panni di feticcio del sottobosco filo-putiniano italiano, ha fatto parlare nuovamente di sé grazie a un evento che lo vedrà protagonista a Roma, presso il teatro Sala Umberto, il prossimo 10 maggio.

La performance di Orsini, realizzata grazie alla regia de Il Fatto Quotidiano (un giornale che, è cosa nota, non perde mai occasione per incentivare determinate contro-narrazioni e presentarsi come il portatore unico di sedicenti “verità” inaccessibili all’opinione pubblica) è stata anticipata da un post su Instagram.

Nel copy leggiamo che «Alessandro Orsini è stato interrotto mille volte in televisione mentre cercava di spiegare fatti sgradevoli per i media dominanti» e, di conseguenza, merita finalmente uno spazio in cui potersi sfogare liberamente. Non a caso, «In questo monologo sulla guerra in Ucraina, Orsini è finalmente libero di esporre le sue tesi senza interruzioni o sovrapposizioni strumentali». Un appuntamento imperdibile, insomma, che permetterà al docente di rivelare «le forze nascoste che spesso muovono il mondo in direzioni catastrofiche», proprio lui, un intellettuale «Ancorato al realismo di Machiavelli e di Pareto, ma nemico di ogni complottismo».

Ora, sgombriamo il campo da ogni possibile equivoco: Orsini (che non è uno sprovveduto, ma un docente preparato, autorevole e dalle doti comunicative indiscusse, come abbiamo ampiamente ribadito su Rolling Stone) ha il pieno diritto di esporre le sue tesi davanti a un pubblico pagante – se avete pensato anche soltanto per un secondo che si trattasse di una lectio magistralis a titolo gratuito beh, sbagliavate.

Quello che dovrebbe darci fastidio è, piuttosto, quel vittimismo ostentato e stucchevole che sta caratterizzando ogni sua iniziativa. Un’autocommiserazione di facciata resa evidente già dal titolo scelto per la promozione del suo “spettacolo”, che mette in bella mostra l’insopportabile frame complottaro del “tutto quello che non vi dicono” (che pensavamo di avere abbandonato nel 2013, ai tempi del clamoroso exploit del Movimento 5 Stelle, condito da dietrologie seminatrici di dubbi su scie chimiche e sponsorizzazioni del “metodo Stamina” di Davide Vannoni, e invece eccolo di nuovo qui, in una forma più smagliante che mai).

Ebbene, a questo punto la domanda sorge spontanea: ma «non ci dicono» cosa, esattamente? Da quando l’invasione russa dell’Ucraina ha avuto inizio, Orsini ha potuto godere perennemente del favore della prima serata per persuadere l’opinione pubblica delle sue tesi, tra un sermone a Piazza Pulita e un ruolo da mattatore assoluto a Carta Bianca.

Proprio la trasmissione condotta da Bianca Berlinguer su Rai3 rappresenta un ottimo indicatore del trattamento tutt’altro che di sfavore concesso a Orsini nelle ultime settimane: nella puntata di martedì scorso, i minuti in video del docente sono stati ben centodieci sui centosessanta complessivi. Di fatto, se si elimina l’ormai classico siparietto tra Bianca Berlinguer e Mauro Corona, Orsini ha saltato solo l’ultimo quarto d’ora di talk, quando in scena sono entrati Fabio Dragoni, Valentina Petrini e Valerio Rossi Albertini – tutto normalissimo, dato che per la trasmissione Orsini è una vera e propria gallina dalle uova d’oro: ha proiettato gli ascolti verso vette insperate, spingendo l’entourage a ridefinire i blocchi per garantirgli il maggior minutaggio possibile.

Non stiamo parlando di un intellettuale imbavagliato, ghettizzato dall’establishment e sottoposto alle forbici della censura di Stato, ma di uno dei volti più ricorrenti dei salotti televisivi italiani, gli stessi che di settimana in settimana fanno a gara per accaparrarselo: alla faccia del pensiero unico.

La verità è che il divampare del conflitto ha rappresentato l’occasione perfetta per il tanto agognato completamento dell’arco di trasformazione di Orsini, da anonimo professore universitario a rockstar di un certo “pensiero non allineato”. Tra libri freschi di stampa, nuove collaborazioni giornalistiche, esclusive presentazioni teatrali e continue vetrine mediatiche (attendiamo con ansia vinili, magliette e cotillon), il prof è diventato una sorta di oracolo per una platea sempre più ampia, conquistando un dividendo di visibilità inimmaginabile fino a qualche settimana fa; la sua faccia è ovunque, il suo è uno dei brand che ha capitalizzato maggiormente sulla tragica parentesi storica attuale: almeno risparmiateci il vittimismo, dai.

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