“Operazione Gideon”, ovvero il colpo di stato più stupido del 2020 | Rolling Stone Italia
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“Operazione Gideon”, ovvero il colpo di stato più stupido del 2020

La vera storia di come tre ex soldati americani hanno provato a invadere il Venezuela, annunciandolo su Twitter e facendosi arrestare da un gruppo di pescatori

I due americani erano partiti la sera del 2 maggio 2020, dopo che il buio era calato su una spiaggia vicino Castilletes, nel nord della Colombia. Erano due ex soldati, ex membri delle forze speciali, e avevano aspettato il buio per salire su una piccola barca piena di armi e munizioni insieme a circa 50 venezuelani, diretti in territorio nemico. La missione era nota in codice come “operazione Gideon” e il suo obiettivo era rovesciare il governo del Venezuela. 

Ma il meteo non aveva aiutato. Alla 5 di pomeriggio erano già in ritardo di un’ora sulla tabella di marcia. Una barca con a bordo 11 uomini era già partita, ma gli americani stavano aspettando il via libera da parte del capo dell’operazione: Jordan Goudreau, proprietario della Silvercorp USA, un’azienda di sicurezza privata. Goudreau in quel momento si trovava in Florida, a circa 1800 km di distanza, perché la barca che avrebbe dovuto portarlo in Venezuela si era rotta. Quindi si limitava a controllare le previsioni del tempo e dare ordini via telefono satellitare.

Verso le otto di sera, il vento si era finalmente calmato. Goudreau aveva ordinato ai due americani di partire. Il piano, anche nelle migliori condizoni atmosferiche, sarebbe stato incredibilmente rischioso. Si trattava di navigare senza farsi notare attraverso acque ostili per circa 16 ore, attraccando poi a nord di Caracas. Da lì gli uomini si sarebbero dispersi. Un gruppo avrebbe preso il controllo di una stazione radio, da cui attivare una serie di cellule dormienti nel Paese. I due americani invece avrebbero occupato un aeroporto, mentre un altro gruppo era incaricato di catturare il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Fatto ciò, Maduro sarebbe stato mandato via aereo negli Stati Uniti, così da riscuotere la taglia da 15 milioni di dollari messa sulla sua testa dal governo americano. 

Praticamente ogni tappa del piano sarebbe andata male. Gli aspiranti rivoluzionari venezuelani avevano passato tutto il viaggio con il mal di mare a vomitare fuoribordo. Le telefonate tra Goudreau e i suoi mercenari, che in teoria dovevano avvenire ogni ora, non erano avvenute. Un motore si era rotto, e il carburante non bastava. Alcune barche di pescatori venezuelani li avevano visti e avevano avvertito il governo. La prima barca era stata assaltata dall’esercito venezuelano, e nel corso dell’assalto erano morte sei persone. La seconda, quella più grande, era stata scortata dall’esercito di Maduro fino alla cittadina portuale di Macuto. In alcuni video di propaganda pubblicati dal governo del Venezuela si vede il resto del contingente di mercenari, americani inclusi, che scende dalla barca con le mani alzate.

La storia del fallito colpo di stato in Venezuela è la storia di un piano talmente stupido da far impallidire il famoso fasco della baia dei porci, quando gli Stati Uniti sotto la presidenza di John F. Kennedy avevano cercato di invadere Cuba. I mercenari erano arrivati in Venezuela portandosi dietro un Kindle per leggere durante il viaggio e i due americani che li guidavano, Luke Denman e Airan Berry, non parlavano spagnolo. Non solo il governo venezuelano aveva i suoi informatori infiltrati tra i membri dell’operazione Gideon, ma il piano segreto non era un segreto fin dall’inizio. Se ne era parlato apertamente sulla tv venezuelana, e la sua esistenza era già stata svelata in un articolo della Associated Press con tanto di commento dello stesso Goudreau.

Il fallimento dell’operazione, dunque, non è in discussione. Meno chiaro, tuttavia, è come sia nata. Tutti coloro che in teoria dovevano saperne qualcosa – dall’intelligence alla cerchia di Trump – se ne sono subito distanziati, visto che l’unico risultato è stato far finire due americani in carcere in Venezuela, causare la morte di un numero imprecisato di venezuelani, e fornire dell’ottima propaganda a Maduro.

Goudreau mi ha raccontato la sua versione della storia nel corso di quattro ore di conversazione, prima su Zoom da una località ignota e poi da un numero di telefono usa e getta con il prefisso del Texas. Dopo essere rimasto nascosto per sei mesi è ricomparso lo scorso novembre, e si rifiuta di parlare di cosa abbia fatto nel frattempo. Ho verificato i dettagli della sua storia con più di una dozzina di fonti di prima mano, oltre a testimonianze di AP e Miami Herald. Ma la sua prospettiva, specialmente riguardo al lancio dell’operazione, è cruciale per capire come mai il suo tentato colpo di stato è finito così male. 

Era da maggio che cercavo di mettermi in contatto con Goudreau. Quelli che lo conoscono – alcuni degni di fede, altri meno – me l’avevano descritto come un truffatore molto abile, un’artista del raccontare cazzate, oppure come un uomo troppo ingenuo per capire di venire manipolato. Quello che mi sono trovato davanti io quando ci ho parlato è invece stato un uomo pià complicato. Goudreau era spesso sicuro di sè, aperto sulla sua storia di truffe, vuoti di memoria e sull’impatto psicologico che ha avuto sulla sua personalità e sulla sua salute il fatto di aver speso 15 anni a combattere in Medio Oriente. Eppure, i dettagli che mi ha raccontato erano diversi e spesso contraddittori rispetto a ciò di cui si ha la certezza in questa storia. Lui e il suo avvocato non mi hanno mai mandato né dati né documenti che, a suo dire, avrebbero dimostrato la sua versione dei fatti. E quando provavo a mettere in dubbio le cose che mi diceva si arrabbiava. 

Goudreau è anche più incoerente di quanto sostengano i suoi detrattori. Quest’uomo di 44 anni si definisce “un ragazzo” che non è “a suo agio con gli affari”, pur sostenendo di essere stato la mente dell’operazione. Difende un generale venezuelano che avrebbe legami con i cartelli della droga dicendo che ha “un grande cuore” mentre si lamenta di altri politici per la loro supposta e mai dimostrata corruzione. Insiste che l’operazione Gideon sia stata un sincero tentativo di liberare il popolo venezuelano e allo stesso tempo critica la politica di regime change che ha causato le guerre in Iraq e Afghanistan. In parte per essere stato “tradito” dall’amministrazione Trump, in diverse occasioni durante le nostre conversazioni si è paragonato a Julian Assange e Edward Snowden, che ha definito un “eroe”.

Eppure, nonostante abbia organizzato un colpo di stato in un Paese straniero, Goudreau è ancora un uomo libero. La polizia ha arrestato altre persone coinvolte nel complotto, ma non c’è mandato di arresto nei suoi confronti. Il suo essere rispuntato fuori dopo mesi di clandestinità è anzi dovuot al fatto che abbia deciso di fare causa ai suoi finanziatori per aver violato il contratto, affermando che gli fosse stato detto che il presidente Trump, il vicepresidente Pence e il leader dell’opposizione venezuelana all’estero Juan Guaidó erano a conoscenza del piano e l’avrebbero sostenuto fino alla fine.

“Guarda, mi prendo la responsabilità di tutto ciò che faccio o non riesco a fare. Non sono uno che dice ‘non è colpa mia’. Non sono il tipo. Ho fatto un casino. È colpa mia. Ma allo stesso tempo, c’è un motivo se è andata così”.

Anche se le aziende di sicurezza privata moderne esistono fin dal XIX secolo, l’uso di contractor militari è aumentato notevolmente dopo l’Undici Settembre – che ha inaugurato una nuova era di privatizzazione della guerra. Al suo picco nel 2009, in Medio Oriente c’erano ben 50mila mercenari venuti a rimpiazzare l’esercito regolare americano. Aveva senso offrisi volontari, perché un contractor era pagato il doppio di un soldato e aveva meno regole da seguire. E se una situazione si faceva pesante, poteva lasciare il Paese senza doversi preoccupare della corte marziale. Dopo che alcuni mercenari della Blackwater avevano ucciso 14 civili iracheni a Baghdad nel 2007, gli Stati Uniti avevano tagliato i finanziamenti ai contractor militari. Ma secondo Doug Brooks, ex capo di un’azienda di sicurezza privata, gli affari non erano finiti. Erano diventati più piccoli, più difficili da tracciare e più clandestini. 

Goudreau insiste che la Silvercorp USA non è un’organizzazione di mercenari. “Noi cerchiamo solo di risolvere problemi”, afferma. È il tipo di risposta vaga e aziendalista che ci si aspetta da un colletto bianco di Wall Street, non da uno che ha passato praticamente tutta la sua vita adulta facendo la guerra. 

Jordan Goudreau è cresciuto in una tipica famiglia della classe media canadese a Calgary. “Sono cresciuto con i Transformers e con Voltron,” racconta. Aveva sentito delle storie sul suo bisnonno, che aveva combattuto nella prima guerra mondiale, e aveva un cugino, Donald Ian McDonald, che era consigliere di Ronald Reagan. Fin da ragazzino il suo sogno era stato unirsi alle forze speicali. Quando aveva 17 anni si era arruolato nell’esercito canadese, prima di iscriversi all’università di Calgary e prendere una laurea in informatica. Dopo aver ottenuto la green card si era trasferito negli Stati Uniti e nel febbraio 2001 era entrato nell’esercito americano. 

Goudreau ha passato 15 anni nell’esercito, conquistandosi il grado di sergente di prima classe. Per coma la racconta lui, il suo periodo nelle forze speciali l’ha fatto partecipare ad alcuni dei momenti più critici del Medio Oriente post-Undici Settembre. Il suo lavoro era uccidere persone considerate “bersagli di alto valore” dall’alto comando dell’esercito, racconta. Come membro di una squadra d’èlite delle Delta Force, era a Sadr City nel 2006 – teatro di alcuni degli scontri più violenti della guerra in Iraq – proprio dopo l’esecuzione di Saddam e l’inizio dell’insurrezione. (Racconta di essere stato invitato all’impiccagione di Hussein, ma di aver rifiutato di presenziare). Sostiene anche di essere stato mandato in Libia subito dopo l’uccisione dell’ambasciatore americano Christopher Stevens a Bengazi nel settembre 2012. 

La sua ultima missione è stata in Afghanistan, nel 2014. A quel punto non era più lo stesso uomo che si era arruolato. Afferma di essere sopravvissuto a un numero impressionante di accoltellamenti, esplosioni, ferite da shrapnel e colpi in testa. Anche l’impatto di un’esplosione che lui stesso aveva piazzato ha deteriorato la sua salute. “Ho ammazzato terroristi in un sacco di modi, con granate, razzi e bombe termobariche”, racconta.

La sua carriera militare è finita dopo che alcune risonanze al cervello hanno mostrato delle ferite da trauma ed è stato congedato con onore nel 2016. “Quando sono uscito dall’esercito, ero davvero in pessime condizioni”, racconta. È passato da una clinica di Cleveland, dove l’hanno rimesso in sesto. Quando è uscito ha preso una Harley-Davidson e ci ha attraversato il Paese insiem a un amico, dormendo in tenda e cercando di superare il truma della guerra. “La cosa più difficile che ho fatto nella mia vita è stato lasciare l’esercito. Era tutto ciò che conoscevo. Ero sempre stato un soldato”, racconta. 

La vita quotidiana di Goudreau durante la sua carriera militare gli ha causato alcuni problemi legali che durano tutt’ora. Aveva sposato una studentessa dell’università della Carolina del Nord che faceva anche la bodybuilder e la reclutatrice per l’FBI tra gli studenti, e nel 2007 vivevano a Phoenix, in Arizona, e avevano aperto insieme un’agenzia immobiliare. Ma nel 2013 il Dipartimento della Difesa l’aveva messo sotto accusa per aver sottratto all’esercito 62mila dollari facendo la cresta sui soldi per l’affitto della casa della moglie. Goudreau afferma che sua moglie, da cui nel frattempo si è separata, viveva a Brooklyn e che quelle spese erano giustificate; l’esercito sostiene invece che vivesse in Arizona. Goudreau afferma che i documenti che aveva inviato per chiarire la situazione siano stati rifiutati dall’esercito. Secondo Bloomberg gli investigatori dell’esercito l’avrebbero fatto perché erano falsi.

Oggi Goudreau cerca di sminuire quei fatti come un incomprensione e continua a ripagare il debito. Ma altri si ricordano della sua rabbia dei tempi. “L’ho incontrato quando stava sclerando per quella situazione”, racconta a Rolling Stone Francis X. Reilly, ex sergente dell’aviazione. In quel periodo Goudreau viveva a casa di Reilly in Florida dopo che i due si erano conosciuti a un evento per veterani. “Non stava tanto bene, mettiamola così. Diceva delle cose non molto belle su cosa voleva fare alle persone a cui doveva quei soldi”.

Reilly era di stanza in Georgia e lui e Goudreau si vedevano di rado, ma ogni tanto andavano a pranzo insieme. “Era molto simpatico, ma c’era qualcosa di strano, non so. Gli avrei affidato la mia vita, mi fidavo di lui. È solo che non lo conoscevo così bene. Era uscito dall’esercito ed era amareggiato. Alcune delle cose che mi aveva detto di aver fatto in Afghanistan… probabilmente è lì la radice di quello che non va in Jordan. Abbiamo dovuto fare un sacco di merda”.

Più o meno in questo periodo, all’inizio del 2018, Goudreau se ne era uscito per la prima volta con l’idea di fondare la Silvercorp. Prima di quella decisione faceva lavori di sicurezza ovunque li trovasse. Racconta di aver avuto l’ispirazione mentre stava facendo un lavoro per la AT&T a Portorico e poi tardi, quando aveva visto la notizia della sparatoria nel liceo di Parkland, in Florida. “A ogni singola sparatoria in un liceo, la polizia viene sconfitta”, racconta, “La mia premessa è: bisogna contrastrare queste cose con gente che sa sparare”. Stando a una dichiarazione ufficiale di Relly fatta di fronte al Dipartimento di Stato, Goudreau aveva usato l’indirizzo di Reilly per l’azienda. Reilly afferma che l’abbia fatto senza il suo consenso e senza informarlo. Quella primavera Reilly aveva poi scoperto che Goudreau stava facendo soldi affittando casa sua su Airbnb e gli aveva detto di andarsene. Non ne ha più avuto notizie.

L’interesse di Goudreau per il Venezuela era nato nel febbraio 2019, dopo aver lavorato nella sicurezza del festival sponsorizzato da Richard Branson al confine tra Venezuela e Colombia per raccogliere soldi per la crisi dei rifugiati in quella regione. Stando ad alcune stime, sei milioni di venezuelani avrebbero lasciato il Paese dal 2013 a oggi, e molti di loro sarebbero andati proprio in Colombia. “Mi avevano chiamato e mi avevano detto che avevano bisogno di un esperto di antiterrorismo, perché ci sarebbero stati problemi”.

Nonostante sia molto ricco di petrolio, gli ultimi anni non sono stati molto buoni per il Venezuela. L’economia è in caduta libera e il presidente Maduro è tenuto al potere dalla fedeltà dell’esercito. Nel 2018, dopo aver vinto elezioni controverse, il suo avversario Juan Guaidó si è autoproclamato presidente ad interim con l’appoggio degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, a Washington si pensava che il governo Maduro fosse vicino a cadere e che l’esercito venezuelano si sarebbe presto schierato con Guaidó. Pare che Trump avesse chiesto ai suoi consiglieri se non fosse possibile per gli Stati Uniti semplicemente invadere il Paese. Nel suo memoir, l’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton afferma che Trump avrebbe detto che sarebbe stato “figo” invadere il Venezuela. 

Allo stesso tempo Guaidó, che oggi è in esilio, faceva i suoi complotti per rimuovere Maduro dal potere. Uno dei suoi collaboratori era un certo J.J. Rendon, un eccentrico e astuto strategia politico fortemente antisocialista le cui impronte sono su molte elezioni dell’ultimo decennio in America Latina. Buddista, vestito sempre di nero, Rendon afferma di aver concepito almeno 20 diversi piani, tra azioni di propaganda e cause legali, per cercare di portare Guaidó al potere. “C’erano gli scenari soft, in cui si provava a farcela con le parole e la diplomazia. Alcune delle cose che avevamo ideato sono state poi applicate”, come ad esempio l’appoggio della comunità internazionale per l’opposizione venezuelana.

E poi c’era il un piano per rimuovere fisicamente il presidente dal potere, la cui esistenza Goudreau afferma di aver scoperto tramite l’ex guardia del corpo di Donald Trump Keith Schiller. (Quattro avvocati che rappresentano Schiller non hanno risposto a una richiesta di commento in merito, così come non ha risposto la Casa Bianca). “Mi è stato presentato da qualcuno che aveva lavorato con me e che sapeva cosa ero capace di fare”, racconta Goudreau. Da lì, un causa legale di 133 pagine intentata da Goudreau contro Rendon nel novembre 2020 spiega la sua versione di come è stato coinvolto nei fatti. Nel maggio 2019, l’azienda di consulenze di Schiller avrebbe cercato di assumere Goudreau per aiutarli a rovesciare Maduro, assicurandogli che il piano era sostenuto da Trump. Goudreau sarebbe andato a Bogotà, in Colombia, per incontrare alcuni capi in esilio dellopposizione venezuelana, tra cui il generale Cliver Alcala, oggi in arresto negli Stati Uniti per narcotraffico. Goudreau afferma di aver incontrato Drew Horn, un assistente del vicepresidente Pence, e Travis Lucas, la cui azienda di lobby aveva lavorato per l’amministrazione Trump. Avrebbe incontrato anche diversi finanzieri, incluso Roen Kraft, e afferma che durante un evento ufficiale Kraft avrebbe parlato del piano per un colpo di stato con il vicepresidente Pence. Anche se i tentativi di Rolling Stone di ottenere da Kraft un commento in merito non hanno avuto successo, Kraft ha dichiaraato all’Associated Press di aver discusso con Pence solo di questioni relative ad aiuti umanitari: Goudreau avrebbe menzionato un’operazione militare, ma Kraft avrebbe rifiutato di finanziarla.

Secondo la causa, Rendon avrebbe contattato Goudreau nell’agosto 2019. Dopo aver considerato un’altra simile proposta da parte del Frontier Services Group di Erik Prince, che avrebbe avuto un costo di 500 milioni di dollari, Guaidó avrebbe deciso di approvare il piano di Goudreau, che sarebbe costato 1,5 milioni in anticipo e 200 milioni di dollari da pagarsi tramite profitti della vendita di petrolio una volta che Guaidó avesse preso il potere. (Un legale di Prince ha riferito a Rolling Stone he “Erik Prince non ha mai fatto una proposta del genere al governo di Guaidó e crede fermamente che qualsiasi azione in Venezuela debba essere rapida e decisiva per evitare il rischio di una guerra civile”).

Anche se l’amministazione Trump ha usato le sanzioni e il sostegno ai suoi rivali politici per mettere pressione su Maduro, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha detto che nel tentato colpo di stato di Goudreau non c’era alcun coinvolgimento “diretto” degli Stati Uniti. Guaidó ha negato ogni coinvolgimento. Lucas ha detto che ogni affermazione secondo cui lui o la sua azienda fossero a conoscenza del tentativo di colpo di stato “è completamente falsa”. Schiller ha negato ogni coinvolgimento.

Nel luglio 2019, stando a un leader dell’opposizione venezuelana intervistato dalla BBC, Guaidó stava organizzando campi d’addestramento in Colombia. Almeno 300 soldati anti-Maduro, ex membri delle forze armate e della polizia venenzuelana, avrebbero cominciato ad aaddestrarsi in una serie di cittadine colombiane come Maicao, Palomino, Riohacha e Santa Marta, stando a informazioni fornite a Rolling Stone da un ex ufficiale della polizia con contatti nell’esercito colombiano.

I campi di addestramento non erano stati un successo. Ephraim Mattos, un ex marine che conduce operazioni umanitarie e che era in contatto con uno dei ribelli, dice che nei campi cibo e acqua erano scarsi, che c’era ben poco addestramento e che per la maggior parte del tempo i ribelli guardavano film di guerra o giocavano a FIFA.

A settembre, il colpo di stato prendeva forma. “Ho scoperto a questo punto che c’era un piano preciso per rovesciare Maduro, mettere al potere Guaidó e riprendersi il Paese,” afferma Mattos. Aveva realizzato subito che qualcosa non tornava. Uno degli aspiranti rivoluzionari gli aveva fatto vedere delle foto di Goudreau che faceva la securty a una manifestazione pro-Trump, nel tentativo di dimostrare che aveva legami con il governo americano. “Questo non è uno professionale. È narcisista”, afferma Mattos. “Ho detto loro ‘questo tizio non è chi pensate che sia’”. Ma persino Mattos non sapeva cosa pensare. “Continuavo a pensare che forse era supportato dalla CIA o che era una sorta di intermediario”.

Nel giro di un mese l’intero progetto era collassato. Il numero di aspiranti ribelli anti-Maduro si era ridotto da 300 a 60 dopo una serie di accuse reciproche di essere una spia. Le trattative tra Goudreau e Rendon si erano interrotte. Un contratto datato 16 ottobre e apparentemente firmato a nome di Guaidó, incluso nella causa legale intentata da Goudreau, specificava che Goudreau avrebbe aiutato nella “pianificazione ed esecuzione di un’operazione per catturare/arrestare/rimuovere Nicolas Maduro… e installare il presidente venezuelano riconosciuto, Juan Guaidó”. Rendon ha raccontato a Rolling Stone che aveva capito che non poteva fidarsi di Goudreau quando questi gli aveva detto che parte dei finanziamenti per l’operazione sarebbero arrivati da investitori che avevano legami con Maduro – cosa che avrebbe potuto mettere a repentaglio l’intero piano. “Rendon ha firmato il contratto con l’intenzione di non pagare niente, perché sapeva già che alla fine l’avrei fatto, perché sono il tipo che fa una cosa del genere”, afferma Goudreau says. (Rendon da parte sua ha detto a Rolling Stone che la causa di Goudreau è “una cazzata” e che un accordo successivo ha reso nullo il contratto su cui si basa l’azione legale di Goudreau).

Nell’ottobre 2019, Rendon aveva pagato a Goudreau 50mila dollari dal suo conto corrente personale, cosa che aveva fatto sorgere dubbi riguardo alle effettive intenzioni della cerchia di Guaidó. Secondo la causa, doveva essere il primo pagamento per le spese del colpo di stato. Mentre Rendon ha detto a diverse testate che il pagamento comprendeva solo il rimborso di alcune spese e che era da intendersi come un modo per troncare gentilmente i rapporti tra le parti. Non capendo perché abbia pagato Goudreau, ho pressato Rendon sull’argomento. Lui ha ammesso che il pagamento, in realtà, non era finalizzato a tagliare completamente i ponti con Goudreau. “Nelle mie intenzioni stavo tenendo rapporti cordiali e mi stavo tenendo aperta una porta per il futuro”.

Nel gennaio 2020, Goudreau si era incontrato con altri due americani in un piccolo aeroporto vicino a Miami, da dove avevano preso un aereo privato per Barranquilla, in Colombia. A quanto pare Goudreau aveva trovato altri sostenitori e finanziatori per l’operazione. Guidato dall’idea di rovesciare un tiranno, voleva andare avanti col piano.

Airan Berry, 41 anni, aveva passato 17 anni nell’esercito americano combattendo in Iraq e in Kosovo. Si era arruolato subito dopo il liceo, aveva una barba nera e tatuaggi che coprivano le sue braccia e le sue mani muscolose. Come avrebbe scoperto VICE dopo il suo arresto, in privato era un grande complottista – su Instagram seguiva 10 account legati alla teoria del complotto QAnon. 

Dei tre, il personaggio più improbabile per trovarsi in mezzo a una figuraccia internazionale era probabilmente Luke Denman, 34 anni, proveniente da una famiglia di militari e con la reputazione di essere un solitario. Al liceo che aveva frequentato a Austin, Texas, faceva skateboard e più avanti avrebbe scoperto la passione per le moto. Dopo il diploma, ci aveva messo un po’ a decidere di arruolarsi. Prima aveva tentato l’università, ma aveva mollato dopo un semestre. Poi aveva fatto un po’ di lavoretti. “Pensava che la sua vita non stesse andando nella direzione che voleva”, racconta Tatiana Saito, sua fidanzata dal 2015. Denman aveva servito per 5 anni in Iraq ed era tornato negli Stati Uniti nel 2011. Dopo si era sposato, continuando a servire nell’esercito come riservista.

Gli anni prima che Denman si unisse alla Silvercorp sono stati forse il suo periodo più incasinato. Ha cambiato diversi lavori come infermiere, pilota, guardia di sicurezza, camionista. Ha aumentato la sua collezione di motociclette, compresa la Harley di suo padre che guidava fino a Portland, in Oregon, dove viveva la famiglia della sua ragazza. Lui e Saito si erano trasferiti in Florida quando era stato preso per fare la sicurezza al Four Season. Poco dopo aveva mollato il lavoro per prendere una patente speciale. Nel maggio 2019 si erano trasferiti ancora poco lontano da New Orleans, dove aveva trovato lavoro come apprendista saldatore subacqueo su una piattaforma petrolifera nel golfo del Messico. 

In quel lavoro non era durato cinque mesi. Forse erano i turni, forse la solitudine. Forse era Goudreau. “Luke mi aveva detto, quando ne avevamo parlato la prima volta, probabilmente all’inizio di ottobre, che aveva un amico a Washington DC che stava parlando con i pezzi grossi e che stava lavorando a un piano per addestrare soldati venezuelani da rimpatriare in quel Paese”, racconta Braxton Smith, un suo amico di lunga data.

Quando Goudreau, Denman e Berry avevano preso l’aereo per la Colombia, a scortarli c’era Yacsy Alexandra Mirabal. Per come la racconta Goudreau si trattava di una patriota – disposta a mettere in gioco tutto per la liberazione del suo Paese – nonché la finanziatrice dell’operazione, che aveva versato 100mila dollari per la causa. Goudreau non sapeva che l’aereo era di proprietà di Franklin Duran, un ricco uomo d’affari con legami familiari con la compagnia petrolifera di stato del Venezuela, che era stato arrestato nel 2008 e accusato di essere un agente segreto del governo venezuelano. Mirabal aveva già lavorato per Duran. A settembre, le autorità colombiane in collaborazione con l’FBI, l’hanno arrestata accusandola di essere un’agente segreta del governo venezuelano incaricata di desabilizzare la Colombia. 

Niente di tutto ciò preoccupa oggi Goudreau. Mi ha colpito il fatto che creda ancora nelle persone che avrebbero dovuto aiutarlo a fare il suo colpo di stato e che rifiuti con forza l’idea che Mirabal, Duran o il generale venezuelano in esilio Alcala possano aver fatto il doppio gioco. Mirabal, afferma, “ha più coraggio di tutti loro messi insieme, e lo stesso il generale. Lascia che ti dica una cosa sul generale. Quell’uomo è oltre ogni sospetto. È un uomo d’onore”.

Nonostante la fiducia incrollabile di Goudreau, i legami di questi personaggi con il governo venezuelano hanno sollevato non poche questioni. Forse il governo di Maduro stava segretametne guidando l’operazione fin daall’inizio. Un colpo di stato fallito guidado da un gruppo di americani, dopo tutto sarebbe stato un gran colpo per la propaganda di Maduro, e un grave imbarazzo per gli Stati Uniti. E c’erano già stati altri segnali del fatto che il piano non fosse proprio a prova di bomba. Da marzo, una serie di importanti spedizioni di armi – a quanto pare orchestrate da Mirabal – erano state sequestrate in Colombia. All’epoca, i politici venezuelani erano andati in telelvisione e avevano parlato di campi di addestramento per ribelli in Colombia. E la Associated Press aveav parlato dell’operazione Gideon ancora prima che fosse lanciata.

Goudreau riconosce che l’operazione era stata infiltrata, ma continua a sostenere che l’attacco finale sia stato effettuato senza che il governo di Maduro ne fosse a conoscenza. “Sarebbe andata molto diversamente se l’operazione fosse stata davvero compromessa”, afferma, anche se alla fine il risultato è stato che sei uomini sono morti e tutti gli altri sono stati catturati. Lo scorso novembre, il Miami Herald ha pubblicato un articolo basato su un’intervista con uno dei partecipanti nell’operazione Gideon e su dati dati forniti da Goudreau, sostenendo la tesi che uno dei partecipanti abbia informato il governo venezuelano fornendo le coordinate del luogo in cui i ribelli dovevano sbarcare. Goudreau nega fortemente questa versione dei fatti, ma ammette di non poterla smentire con certezza assoluta.

Ci sono altre prove che indicano che le forze di Maduro li stessero aspettando. Il governo venezuelano ha affermato che i sei uomini a bordo della barca più piccola siano stati uccisi in uno scontro a fuoco al momento del loro sbarco. Tuttavia, Rolling Stone ha ottenuto copia di un report dell’autopsia eseguita sulle vittime, che includono anche foto dei cadaveri e affermano che vicino ai corpi dei ribelli non sono state trovate armi e che è probabile che siano stati giustiziati – compresa una vittima uccisa con un colpo alla nuca. Un patologo forense indipendente, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha commentato il report affermando che le prove che contiene supportano questa conclusione.

“L’esecuzione? È possibile”, afferma Goudreau. “Ma ti allarmerebbe se ti dicessi che anche noi abbiamo praticamente giustiziato un sacco di gente in Iraq? Se fossi stato in quella situazione avrei ammazzato tutti anche io. È guerra. La Convenzione di Ginevra non protegge le ribellioni armate”.

Goudreau sostiene che il fatto che governo del Venezuela fosse venuto a conoscenza del piano non è importante: l’importante è che non sapesse dove o quando avessero intenzione di attaccare. Aggiunge di aver rinviato l’operazione Gideon di diversi giorni, fino a dopo la pubblicazione del pezzo dell’Associated Press che la menzionava, nel tentativo di spingere Maduro ad abbassare la guardia. (Ma dà anche la colpa al reporter dell’AP autore del pezzo per la morte dei sei uomini uccisi nel corso dell’operazione).

In una storia così piena di spionaggio e di intrighi, le motivazioni non sono mai completamente chiare. Lo scorso luglio, la polizia venezuelana ha arrestato Duran e l’ha accusato di tradimento e di finanziare il terrorismo. Prima del suo arresto, aveva detto al Washington Post di non aver avuto niente a che fare con il tentato colpo di stato.

Il futuro di Denman e Berry è incerto. Il 7 agosto 2020 il procuratore generale del Venezuela ha annunciato che sono stati arrestati per terrorismo e traffico di armi. Sono stati condannati a 20 anni di carcere. La settimana dopo, sono stati condannati altri 17 cittadini venezuelani. (La sorte degli altri 36 venezuelani che non sono rimasti uccisi nel raid è ignota, al momento). Maduro continua a sostenere che l’operazione avesse ricevuto sostegno dal governo americano. Delle trattative tra Maduro e l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson, condotte tramite una organizzazone no-profit, per negoziare il rilascio dei prigionieri non hanno finora portato da nessuna parte, ma hanno fatto sì che Denman e Berry venissero trattati abbastanza bene. Il 16 ottobre scorso, i due hanno avuto il permesso di fare una chiamata su Zoom con le loro famiglie, in cui sono apparsi in salute e di buon umore. I loro familiari hanno organizzato un GoFundMe per coprire le spese legali, ma a metà novembre aveva raggiunto solo meno di metà dei 50mila dollari che erano l’obiettivo.

Il 21 maggio, l’FBI ha perquisito la casa di Goudreau in Florida. Goudreau dice che in realtà si è trattato di un tentativo di omicidio. “Mi sono tolto la maglietta. Non avevano alcun motivo di uccidermi. Ma sapevano chi sono. Sapevano che avevo una pistola”. E mentre l’FBI ha cominciato a resituirgli i 57mila dollari circa che gli sono stati sequestrati in quell’occasione, l’avvocato di Goudreau gli ha comunicato che è ancora sotto indagine. 

“Se il Dipartimento della Giustizia vuole colpirmi, può accusarmi di qualsiasi cosa con un pretesto e buttarmi in carcere per 20 anni”, afferma Goudreau. A questo mondo le persone come Julian Assange, come Edward Snowden, sono rare. È raro scoprire che qualcosa va storto e pensare ‘adesso lo aggiusto’. E sai perché è raro? Perché se lo fai i governi si mettono insieme e ti distruggono”.

Ad oggi, Goudreau è aancora convinto che il suo piano avesse buone possibilità di successo. Dà tutta la colpa del fallimento a traditori, infiltrati, ex dipendenti della Silvercorp, la DEA e l’FBI. Se avesse la possibilità di riprovarci, dice che si affiderebbe a una cerchia più ridotta e fidata di persone. “Se ci fossimo riusciti, pensi davvero che l’amministrazione Guaidó avrebbe detto ‘noi non c’entriamo niente’? Pensi davvero che Trump si sarebbe dissociato? Tutti quelli con cui ho parlato avrebbero detto, ‘siamo stati noi, gli Stati Uniti!’ Si sarebbero presi il merito. E se mi dici che non è vero, sei proprio ingenuo”.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US