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Open Arms è sempre là fuori, a ricordarci quanto facciamo schifo

Visto dal satellite, il Sud Italia è rosso come un incendio per via delle temperature roventi. 500 persone le affrontano da giorni in mare, in attesa di un porto. Mentre noi siamo assuefatti dalla nostra stessa crudeltà

La nave Astral della ong spagnola Open Arms

Due giorni fa la superficie della terra ha toccato i 50 gradi in alcune zone del Sud Italia e delle isole, come rilevato dalle immagini del satellite Sentinel 3 del programma Copernicus, che restituisce un’Italia rossa come la lava di un vulcano. Anche in queste ore le temperature rimangono roventi e solo mercoledì si avvertirà un calo. D’altra parte dopo il luglio più caldo di tutti i tempi, era difficile aspettarsi qualcosa di diverso.

Un caldo feroce, senza tregua. Un’oppressione per chi è ancora al lavoro, un tormento anche per chi osserva la terra farsi tremolante sotto ai suoi piedi nelle città d’arte o al mare vede dilatarsi sempre più la fascia oraria in cui evitare il sole assassino. Per non parlare di anziani e donne incinta, bimbi piccoli deturpati dagli eritemi e cani a pelo lungo e affanno 24/7. Ora pensate di dover affrontare tutto questo per giorni in mezzo al mare, con l’acqua razionata e spartendo con altre decine di persone i pochi metri quadrati di ombra a disposizione. Siamo troppo retorici? “Sempre meglio che stronzi”, per provare a immaginare come commenterebbe Altan.

Proprio questo sta accadendo al largo delle coste della Sicilia. Oggi è il dodicesimo giorno a bordo della Open Arms per 151 persone, salvate nel Mediterraneo dalla ong spagnola. Da quasi due settimane prosegue il rimpallo di responsabilità tra Italia, Malta e gli altri attori istituzionali coinvolti nelle operazioni di salvataggio, a patto di poter usare ancora questa espressione. La situazione igienica e sanitaria sull’imbarcazione è terrificante. 

Nel frattempo in mezzo al mare si trova anche la Ocean Viking, nave di Sos Mediterranée e MSF, su cui sono ospitate in 356, dopo il quarto salvataggio nel giro di pochi giorni, che ha messo al sicuro 105 uomini e donne in difficoltà su un gommone. In tutto sono 500 persone che vagano per il mare, in attesa che qualcuno indichi un porto in cui sbarcare, o che per lo meno acconsenta all’avvicinamento alle coste. “Dal pomeriggio sono previste onde di oltre due metri e sia Italia che Malta hanno negato alla Open Arms l’ingresso nelle loro acque territoriali per ripararsi”, ha detto il fondatore della Ong spagnola Oscar Camps.

Ma alla seconda estate di porti chiusi – così, per lo meno, vorrebbe la retorica farlocca di Salvini. Bugia, in queste ore sono stati numerosi gli sbarchi “minori” in Sicilia, Calabria e Puglia –, l’assuefazione ha superato il livello di guardia. Che ci siano degli appestati tenuti a distanza e arrostiti dal sole di ferragosto ci pare legittimo, sacrosanto. Perché dopo un po’ ci si abitua a tutto, soprattutto quando si è intossicati da una propaganda quotidiana e accecante.

Ci sono 500 persone in mezzo al mare? Perché Richard Gere, Chef Rubio e ora Javier Bardem, nonostante i miliardi e le tante belle parole, non se le prendono a casa loro? Le risposte sono ancora una volta di questo tipo, disarmanti. Perché se il victim blaming del ministro degli Interni (con il contributo di media solidali: guardate qua che bel titolo fa Il Giornale) funziona molto bene e la sua Bestia non si fa scrupolo ad additare come nemico anche il più derelitto dei naufraghi, la propaganda nei confronti dei salottieri di Hollywood o Frascati è la cremina sul caffè shakerato.

Una dinamica già vista con impressionante violenza nel caso di Carola Rackete. Un regalo divino per le milizie sovraniste, che attorno ai suoi dreadlocks hanno scaricato una pioggia impressionante di fialette d’odio. Comprese molte balle che proseguono anche in queste ore, grazie alla solita Giorgia Meloni, che si candida a successora di Salvini nel prossimo governo, con l’arduo compito di provare a fare più ribrezzo (politicamente parlando) di lui. Per il momento hanno vinto loro, e perdiamo tutti noi.

In questo clima – non quello meteo, ché il nuovo Pinguino De’ Longhi della MediaWorld è stata una vera svolta quest’estate – i disperati assiepati sui ponti della Open Arms e di Ocean Viking potrebbero rimanere anni a vagare tra le onde. Il tempo di essere ufficiali e gentiluomini in questo Paese è finito da un pezzo.

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