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Ok, Trump ha perso. Ora cosa succede?

Quando si finirà di contare i voti? Come funziona il voto dei grandi elettori? Quand'è che Trump se ne andrà finalmente dalla Casa Bianca? Ecco le risposte ad alcune delle domande ancora aperte sulle elezioni americane

Chip Somodevilla/Getty Images

Donald Trump è stato pesantemente sconfitto nelle elezioni americane del 2020 e Joe Biden è stato eletto presidente. In tempi normali, a questo punto Trump avrebbe dovuto accettare la sconfitta. Ma dato che è Trump, il presidente in carica – diventato ormai un’anatra zoppa – sembra determinato a continuare ad affermare (falsamente) di aver vinto fino al giorno in cui non sarà più un’opzione, quando comincerà a fare la vittima. 

Per fortuna alla legge non importano le sparate di Trump o il fatto che si rifiuti di accettare una transizione ordinata alla Casa Bianca. C’è una scaletta temporale entro la quale Trump verrà rimosso dall’incarico. Quello che segue è un elenco chiaro delle prossime date e dei passaggi tramite cui Trump verrà cacciato dalla presidenza per essere sostituito da Joe Biden.

Quando finiscono di contare i voti? 

L’esito delle elezioni è ormai chiaro ma il conteggio finale non lo è ancora. Milioni di voti stanno ancora venendo contati in tutto il Paese. Gli stati hanno diverse settimane per portare a termine questo passaggio e per risolvere eventuali riconteggi e casi legali derivati dalle elezioni. Questo periodo si estende fino all’8 dicembre, giorno entro il quale tutte le dispute devono essere per forza risolte. La fine dei conteggi in ogni stato permette al suo governatore di firmare un documento ufficiale che pone definitivamente fine alle elezioni certificando i risultati elettorali in quello stato.

Quando votano i grandi elettori? 

Gli Stati Uniti non sono una democrazia diretta anche per quanto riguarda la presidenza. I voti che milioni di americani hanno espresso fin qui determinano chi rappresenterà ogni stato nel Collegio Elettorale, che di fatto elegge presidente e vicepresidente. In ogni stato, prima delle elezioni, i due partiti hanno creato due liste di potenziali grandi elettori. A seconda dell’esito del voto in ognis tato, la lista compilata dal partito risultato vincitore viene attivata e i nomi che contiene diventano i grandi elettori che voteranno nel Collegio Elettorale. Questi grandi elettori di solito sono attivisti del partito o ex candidati (per esempio, Hillary e Bill Clinton saranno grandi elettori per lo stato di New York). Il Collegio Elettorale non si incontra mai tutto insieme: gli elettori si riuniscono nei vari stati il 14 dicembre, e registrano su carta i loro voti per il presidente e il vicepresidente.

I grandi elettori devono rispettare il volere del popolo? 

I membri del Collegio Elettorale sono praticamente obbligati a votare per il candidato selezionato dagli elettori del loro stato. In 32 stati (più il Distict of Columbia, che contiene Washington D.C.) la legge gli vieta di votare altri candidati che non siano quello che ha vinto le elezioni in quello stato. Altri stati si limitano a fidarsi che i grandi elettori rispettino la volontà del popolo. 

È una buona scommessa, perché i votanti nel Collegio Elettorale sono stati scelti dal partito politico che esprime il candidato vincitore, quindi ci sono poche possibilità che questi elettori decideranno di tradirlo. Ma in praticamente tutte le elezioni ci sono alcuni “elettori senza fede” che votano in modo diverso da come ha votato il popolo. Questi tendono a essere voti simbolici, e sono più comuni quando le primarie di un partito sono state molto combattute. Per esempio nel 2016 Bernie Sanders, il candidato sconfitto da Hillary Clinton alle primarie, era stato votato comunque da un grande elettore delle Hawaii, mentre in Texas un paio di Repubblicani anti-Trump avevano votato degli ex candidati del Partito repubblicano come Ron Paul e John Kaisich. Se Biden finirà per vincere gli stati dove è in vantaggio avrà 74 grandi elettori più di Trump, ben al di là del possibile numero di questi “elettori senza fede” (il cui record in una sola elezione è 7).

Quando viene contato il voto dei grandi elettori? 

Una sessione congiunta del Congresso registra il voto del Collegio Elettorale il 6 gennaio. Il vicepresidente – in questo caso Mike Pence – presiede la cerimonia, in cui le buste provenienti dai vari stati e che contengono i voti vengono aperte. Alla conclusione della seduta, il numero finale dei voti per presidente e vicepresidente viene letto ad alta voce dal vicepresidente in carica e le elezioni si concludono formalmente. (Ironia della sorte, nel 2017 era stato proprio Biden, in quanto vicepresidente di Obama, ad annunciare in questo modo la vittoria di Trump).

Quando sarà l’inagurazione? 

Joe Biden e Kamala Harris giureranno e assumeranno ufficialmente la loro carica il prossimo 20 gennaio.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US