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“Non riesco a seppellire mio figlio”: il caos dei cimiteri a Roma

Un tweet del deputato PD Andrea Romano ha scoperchiato un vaso di Pandora: in questo momento a Roma migliaia di salme sono in attesa di tumulazione a causa del rimpallo di responsabilità fra Campidoglio e l'Ama, la municipalizzata dei rifiuti che si occupa anche dei morti

ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images

A Roma non serve ricordare a memoria la poesia di Totò ‘A livella, per sapere che di fronte alla morte siamo tutti uguali – ci pensano già le disfunzioni dell’amministrazione pubblica. Lo dimostra l’ennesimo caso che si è aperto grazie alla denuncia del deputato PD Andrea Romano, che riguarda la sepoltura delle salme nei cimiteri della Capitale.

“Oggi sono 2 mesi che mio figlio Dario non è più con la sua mamma, con i suoi fratelli, con me. 2 mesi che non riusciamo a seppellirlo: Ama non dà tempi di sepoltura degni di una città civile. Anzi, non dà alcun tempo. La tua vergogna non sarà mai abbastanza grande”, ha scritto Romano su Twitter, innescando l’ennesima grana per la sindaca Virginia Raggi. Ma non si tratta di una questione circoscritta a una persona nota, anzi: il suo tweet sembra aver avuto il merito di dare voce ai tanti nelle stesse condizioni che, però, finora non erano stati ascoltati. 

Ma cosa sta accadendo a Roma? In estrema sintesi, pare che si stia combattendo una vera e propria “guerra dei morti” che si traduce in un rimpallo di responsabilità. Il Campidoglio sostiene che i servizi cimiteriali sono gestiti da Ama dal 1997, ma non fa nulla per vigilare sul rispetto del contratto di servizio. L’Ama, municipalizzata dei rifiuti che si occupa anche dei morti dichiara che a causa della pandemia non è ancora stata in grado di aumentare gli operai e gli amministrativi per mancanza di risorse. Una situazione che ha una sola conseguenza: i cittadini che devono tumulare un caro estinto vengono rispediti al mittente per mancanza di posti nelle camere mortuarie.

E così, dopo un paio di giorni di silenzio, anche la sindaca Virginia Raggi è stata costretta a correre ai ripari: “Ciò che è accaduto alla famiglia di Andrea Romano e ad altre famiglie è ingiustificabile. Sono vicina a tutti loro” ha dichiarato, annunciando poi di aver convocato l’azienda per risolvere i disservizi. Ama, dal canto suo, ha cercato di chiarire i motivi di una vicenda davvero scandalosa: “Ama è vicina alla famiglia Romano e a tutte le famiglie che in questo periodo hanno perso un proprio parente, un proprio caro. Il giovane figlio della cui prematura scomparsa ha dato notizia il deputato Andrea Romano, è stato cremato il 15 marzo scorso con autorizzazione pervenuta ad Ama il 9 marzo. La salma era giunta al cimitero di Prima Porta il 23 febbraio e la domanda, a cura dell’agenzia funebre incaricata dalla famiglia, è stata presentata entro 5 giorni dal decesso”.

E ha concluso: “La circolare dell’11 gennaio 2021 del Ministero della Salute relativa alla situazione connessa all’epidemia da Covid-19 e riguardante il settore funebre-cimiteriale, dispone che in questa fase emergenziale venga data la priorità alle prime sepolture rinviando operazioni cimiteriali non urgenti. È quanto anche Ama Cimiteri Capitolini in questa fase straordinaria sta facendo. Nel caso specifico, l’operazione primaria di cremazione è stata effettuata nei tempi previsti da contratto di servizio, come la gran parte. Anche a fronte di oltre 5mila decessi in più da ottobre ad oggi e con un numero che resta purtroppo tuttora elevato è ferma volontà di Ama, di intesa con Roma Capitale, di riprendere anche le ‘seconde’ sepolture (operazioni cimiteriali non urgenti, come la tumulazione dell’urna cineraria di questo caso), a partire dal prossimo mese di maggio”.

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