Niente zone gialle ad aprile: come cambiano regole e restrizioni dopo Pasqua | Rolling Stone Italia
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Niente zone gialle ad aprile: come cambiano regole e restrizioni dopo Pasqua

Oggi verrà discusso nel Consiglio dei ministri un decreto che prevederà un meccanismo per le riaperture ad aprile. Ma questo non significa che dopo Pasqua l'Italia tornerà in zona gialla: il meccanismo scatterà solo in presenza di dati "molto positivi"

Victor J. Blue/Getty Images

Come riporta il sito Nextquotidiano, oggi verrà discusso nel Consiglio dei ministri un decreto che prevederà un meccanismo per le riaperture ad aprile. Ma questo non significa che dopo Pasqua l’Italia tornerà in zona gialla: il meccanismo che potrebbe permettere un allentamento delle misure scatterà solo in presenza di dati “molto positivi” e “se la norma ci sarà è tutto da vedere”, avrebbe detto una fonte interna al governo all’AdnKronos. Cosa succederà quindi ad aprile con i colori delle zone?

Secondo La Stampa che a fronte della riapertura delle scuole bar e ristoranti rimarranno chiusi per tutto il mese “a meno che la situazione epidemiologica non cambi drasticamente”. Draghi avrebbe deciso per la “linea dura” dopo aver visto i dati dell’Istituto Superiore di Sanità che mostrano una grande diffusione della variante inglese e ancora un alto numero di morti e di posti letto occupati da malati Covid in terapia intensiva (il 41% del totale, ben oltre la soglia critica del 30%).

Il meccanismo per le riaperture in presenza di dati positivi sarebbe dunque un contentino del governo a Salvini e ai presidenti di Regione del centrodestra che vorrebbero riaprire tutto. Secondo Repubblica, infatti, a meno di una grande inversione di tendenza dei numeri sui contagi dovuti alla progressione della campagna vaccinale (cosa improbabile) i parametri per le riaperture nel decreto saranno così restrittivi da renderle quasi impossibili.

Nella riunione di oggi del Consiglio dei ministri arriverà anche la norma contro gli operatori sanitari NoVax: non si sa ancora se si tratterà di un decreto apposta o meno. Probabilmente non si arriverà fino a decretare il licenziamento per gli operatori sanitari che rifiutano il vaccino: la norma potrebbe prevedere ad esempio il loro spostamento in mansioni non a contatto diretto con i pazienti, e sanzioni contro le strutture sanitarie che non intervengono per farla rispettare.