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Nella resistenza ucraina si gioca il futuro della Georgia

Come l'Ucraina, la Georgia vive con lo spettro della Russia: in caso di vittoria di Putin, potrebbe essere la prossima ad essere invasa. E le premesse non sono per niente rassicuranti

Centinaia di persone in lutto si riuniscono per il funerale del combattente volontario Davit Ratiani, ucciso in Ucraina, il 26 marzo 2022 a Tbilisi, in Georgia. Foto di Daro Sulakauri via Getty

Nel conflitto tra Russia e Ucraina, la Georgia è quello Stato che in maniera silenziosa sta giocando un ruolo importante. Il Paese che si affaccia sulle rive del Mar Nero, segna il confine tra l’Europa e l’Asia. Se geograficamente appartiene all’est, politicamente siede in tutti i consessi internazionali di rilievo in Occidente, come il Consiglio d’Europa e l’Osce, ed è compresa nel piano di azione della Nato.

Come l’Ucraina, la Georgia vive con lo spettro della Russia: anche lei è alle prese con i territori separatisti di Abkhazia e Sud Ossezia con quella che divenne una vera e propria guerra civile all’indomani dello scioglimento dell’Unione Sovietica. In Abkhazia la sconfitta militare della Georgia fu seguita dalla pulizia etnica della maggioranza georgiana, un conflitto che produsse approssimativamente 20mila morti da entrambe le parti, e circa 260mila rifugiati.

E ancora nel 2008, l’aviazione russa con un’operazione aerea bombardò l’Ossezia del sud, mentre truppe di terra attaccarono Gori. Un evento che finì una dichiarazione unilaterale in cui la Russia riconobbe l’indipendenza delle due repubbliche secessioniste e installò presidi militari permanenti, in una mossa che de facto ha tolto alla Georgia la loro sovranità. E proprio da questi territori sarebbero partiti, in questi giorni, circa duemila miliziani in aiuto a Mosca nel conflitto contro Kiev.

Che quello dei territori occupati siano un tema ancora caldo, lo ha confermato l’Ambasciatore di Georgia in Italia, Konstantine Surguladze, all’agenzia di stampa Nova. È «inaccettabile discutere di qualsiasi tipo di referendum dal momento che i territori della Georgia sono occupati dalla Federazione Russa» ha detto, commentando le dichiarazioni del leader de facto dell’Ossezia del Sud su un possibile referendum nella regione per una futura annessione alla Russia.

«In questo stato di occupazione nessun referendum avrà valore legale, specialmente sullo sfondo di centinaia di migliaia di nostri cittadini espulsi dalle loro case, come risultato della pulizia etnica avvenuta nei territori georgiani dell’Abkhazia e della regione di Tskhinvali (nome ufficiale dell’Ossezia del Sud, ndr). I nostri cittadini continuano a essere privati del loro diritto fondamentale a un ritorno sicuro e dignitoso alle loro case». E intanto, Zelensky sempre più in cerca di sostegno oltre confine, ha rimosso gli ambasciatori considerati inconcludenti in questa guerra di resistenza, tra cui quello della Geogia, accusato di essere un perditempo.

Così oggi la Georgia guarda con attenzione al conflitto in corso in Ucraina, perché in caso di vittoria di Putin potrebbe essere la prossima ad essere invasa. E le premesse non sono per niente rassicuranti. Per storia, per ambizioni espansionistiche mai sopite dalla caduta dell’Urss in poi, per posizione e importanza geografica la Georgia sa di rientrare nelle mire espansionistiche della Russia.

Per questo fin dallo scoppio della guerra, il governo ha avanzato una richiesta di adesione urgente all’Unione Europea e da settimane nella capitale di Tbilisi la mobilitazione di piazza a sostegno dell’Ucraina è costante. Lo stato affacciato sul Mar Nero è diventato rifugio per tanti russi in fuga da Putin e da un prossimo arruolamento di fronte al prolungarsi inaspettato del conflitto, che ha lasciato molti russi sul campo.

Al momento il ministero dell’interno locale ha contato l’arrivo di più di 35mila cittadini russi dallo scoppio del conflitto. La Georgia è alla ricerca di un posizionamento politico a Occidente che la metta al riparo da attacchi indiscriminati come quello che ha subito l’Ucraina, e che in passato ha visto l’invasione anche nel proprio territorio da parte di una Russia intenta a ricostruire lo status quo ante lo scioglimento dell’Unione sovietica, che per il momento ha portato solo l’instabilità di vaste aree.

In questo chiaro schieramento contro Putin, la Georgia lo scorso 22 marzo, ha ospitato un’esercitazione congiunta Nato – che ha visto la partecipazione di circa 20 stati.

Il primo ministro di Tbilisi, Irakli Gharibashvili, ha affermato in quell’occasione che l’esercitazione è un’altra chiara prova del forte sostegno politico e pratico della Nato alla Georgia. «In tutte le fasi del 2022, dalla pianificazione alla valutazione, l’esercitazione Nato-Georgia è condotta dai nostri militari in conformità con gli standard della Nato» ha detto Gharibashvili, affermando che «ciò dimostra ancora una volta l’alta qualificazione e professionalità del nostro esercito e della sua gestione».

Quella che oggi sta giocando la Georgia è una guerra di posizionamento, che possa metterla quanto più al riparo da eventuali nuovi invasioni, soprattutto qualora, ad un certo punto, l’Ucraina dovesse sopperire nella guerra di invasione in cui si trova coinvolta dallo scorso 24 febbraio. Perché il futuro e la pace di questo Stato, come di altri di quell’area, dipendono dalla sconfitta di Putin.

In un tempo che sembra averci ricatapultato alla guerra fredda, in cui due blocchi, due visioni del mondo, si sfidano a distanza mostrando che quelle divisioni non sono mai svanite. Solo che oggi c’è un terzo soggetto, l’Unione Europea che per Ucraina, Georgia e Moldavia potrebbe essere veramente il punto di svolta per sottrarsi definitivamente dall’ombra russa. Peccato che i rischi siano dietro l’angolo e per ora dall’Unione europea non si vedono chiare prese di posizione, o interessi espliciti per annettere velocemente questi stati alla Ue.