Negli Stati Uniti il linciaggio è, finalmente, un reato federale | Rolling Stone Italia
Home Politica

Negli Stati Uniti il linciaggio è, finalmente, un reato federale

Il Senato ha approvato un provvedimento che chiude una pagina nera della storia americana e una delle forme più brutali del mantenimento della supremazia bianca

Il membro della Camera dei Rappresentanti federale per lo stato dell'Illinois, Bobby Rush. Foto via Getty

Nessuna legge ha mai subito un così duro ostruzionismo come la legge federale che inserisce il linciaggio tra i crimini perseguibili a livello federale. Adesso finalmente il Senato ha approvato all’unanimità un provvedimento che chiude una pagina nera della storia americana, non molto conosciuta storicamente anche se ha influenzato fortemente sia la letteratura e la musica afroamericana, sia la propaganda dell’Unione Sovietica, che la usava per mettere il nemico in cattiva luce.

Come funzionava una delle forme più brutali del mantenimento della supremazia bianca? Tutto iniziava quando un nero veniva accusato di molestie a una donna bianca. Non importa se fosse vero o no, poteva anche essere tutto un equivoco, anche un urto non voluto. La voce cresceva e si diffondeva il sentore, spesso diffuso ad arte dai giornali locali, che le molestie consistessero in uno stupro.

Mentre la persona era detenuta in attesa di giudizio, una folla spesso guidata da elementi vicini al partito democratico e ai suoi uomini di governo, faceva irruzione e uccideva brutalmente l’accusato, a volte con sevizie come mutilazioni e roghi. Tutto questo spesso tra gli applausi e il tacito consenso delle autorità. Essendo spesso la giustizia amministrata a livello locale, nessuno veniva perseguito.

Per questo gli attivisti per l’uguaglianza razziale, all’epoca raccolti nell’associazione per il progresso delle persone di colore, la Naacp, ogni volta che avveniva un linciaggio esponeva una bandiera nera nella sua sede newyorchese. Dal 1883 al 1941 ci furono ben 4467 vittime.

Per ovviare alla cosa, i pochi rappresentanti afroamericani tentarono di porre un freno con una legge federale. Il primo progetto, nemmeno discusso in commissione, lo presentò nel 1900 George Henry White, unico deputato nero al Congresso. Dopo la Prima Guerra Mondiale ci riprovò un deputato bianco, Leonidas Dyer, repubblicano eletto da un distretto a maggioranza afroamericana a Saint Louis, Missouri per rispondere alla preoccupazione dei suoi elettori. Dopo una lunga resistenza, la legge venne approvata di misura alla Camera il 26 gennaio 1922, per essere poi stoppata dal potente blocco sudista al Senato, grazie a uno strenuo ostruzionismo.

Stesso destino accade a una nuova versione della legge, il Wagner-Costigan Act, nuovamente bloccato. Ironia del destino, alcuni di quei senatori segregazionisti erano voti decisivi per approvare il New Deal di Franklin Delano Roosevelt. E quindi il presidente fece finta di nulla, a parte un generico appello per l’approvazione. Nessuno riuscì a superare questo ostacolo.

Nel dopoguerra il problema parve scemare, perché nonostante casi estremi come nel 1955 quello di Emmett Till, quattordicenne seviziato in Mississippi per aver parlato a una negoziante bianca in modo «forse impertinente». Il problema del linciaggio non venne più affrontato. Pur rimanendo sullo sfondo come una sconfitta del governo federale rispetto a un interesse politico particolare dei segregazionisti, che nel frattempo stavano abbandonando gradualmente il partito democratico per abbracciare i repubblicani di Richard Nixon, che inviò il suo vice Spiro Agnew nel maggio 1970 a inaugurare un immenso bassorilievo raffigurante il presidente confederato Jefferson Davis e il generale Robert E. Lee, entrambi difensori della schiavitù.

Ed è stato proprio un repubblicano, il senatore Rand Paul, a bloccarne l’approvazione nel giugno 2020, poco dopo l’uccisione di George Floyd. Il motivo? Potrebbe essere usato contro «atti minori di violenza». E quindi eccoci all’oggi, quando è stato approvato all’unanimità tranne che da tre repubblicani estremisti alla Camera. Come a ricordare che un fondo di razzismo persiste ancora. Il caso di Ahmaud Arbery, assassinato mentre faceva jogging in Georgia, dimostra che un provvedimento del genere serve eccome. Specie quando un senatore repubblicano, Mike Braun dell’Indiana, dice che tutto sommato è sbagliato che la Corte Suprema ad abrogare il divieto di matrimoni interrazziali. Purtroppo, non è una satira, ma una sconfortante realtà.