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Molestie, abusi, palpeggiamenti: un’altra adunata degli Alpini, un’altra sfilza di aneddoti da vergogna nazionale

Durante la tre giorni dell'adunata nazionale degli Alpini, l'associazione Non una di meno ha ricevuto oltre 150 segnalazioni di abusi e molestie tramite i propri canali social, tra tentativi di aggressioni fisiche e approcci inappropriati e sempre più insistenti

Foto da Wikipedia

Dal 5 all’8 maggio, a Rimini e San Marino, è stata celebrata l’adunata nazionale degli Alpini, una manifestazione che si svolge ogni anno nella seconda settimana di maggio in una città scelta, di volta in volta, dal consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale degli Alpini (ANA).

Una celebrazione che, come da tradizione, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di polemiche dovute all’atteggiamento non propriamente da galateo che i militari sono soliti sfoggiare durante l’evento: in soli tre giorni, infatti, l’associazione contro la violenza sulle donne Non una di meno – Rimini ha ricevuto oltre 150 segnalazioni di abusi e molestie tramite i propri canali social, tra tentativi di aggressioni fisiche e approcci inappropriati e sempre più insistenti.

Buona parte delle denunce provengono dalle lavoratrici della ristorazione, bariste e cameriere che, nella tre giorni dell’adunata, hanno dovuto assolvere all’ingrato compito di servire da bere agli alpini, ricevendo come contropartita complimenti non richiesti, palpeggiamenti e nomignoli svilenti.

Stando a quanto riportato da Non una di meno, però, diversi abusi sono stati compiuti anche al di fuori dei locali: «In dieci minuti di passeggiata con il cane mi hanno fermata quattro volte, toccata due e inseguita due», ha raccontato una donna. «Mentre andavo in bici hanno cercato di farmi entrare in un capannone, sono scappata pedalando più veloce», ha scritto un’altra. Una 14enne ha dichiarato di aver ricevuto una pacca sul sedere che l’ha terrorizzata. Una ragazza di essere stata schiaffeggiata e di insulti razzisti all’amico che l’ha difesa. C’è chi ha raccontato di aver subito molestie verbali da almeno 10 persone, chi di essere stata bloccata in bicicletta e invitata a entrare in un capannone. Alcune donne che hanno raccontato la loro esperienza di molestie hanno anche sottolineato un certo immobilismo da parte delle forze dell’ordine, spiegando che alcune pattuglie di polizia hanno assistito agli abusi senza intervenire.

Data la mole spropositata di denunce, l’associazione ha anche creato un canale Telegram per chiunque necessitasse di assistenza in seguito alle molestie subite. Non è la prima volta che l’atteggiamento molesto degli alpini balza agli onori della cronaca: era già accaduto nel 2018 a Trento, quando la città fu sommersa di volantini che lasciavano poco spazio all’immaginazione – uno, in particolare, recitava: “Alpina bagnata. Vota la tua alpina preferita bagnandola con una birra”, invitando i militari a prendere parte a un simpatico “contest” all’insegna di colate di Beck’s non richieste – e le associazioni femministe locali riportarono aneddoti da vergogna nazionale, tra mani sui fianchi e abbracci ricevuti per strada.

Sommersa dalle critiche, l’ANA ha provato a smarcarsi sui social, spiegando che prende «ovviamente le distanze dai comportamenti incivili segnalati, che certo non appartengono a tradizioni e valori che da sempre custodisce e porta avanti». Allo stesso tempo, però, l’associazione ha tentato di ridimensionare l’accaduto, sottolineando che non risulterebbe alcuna denuncia presentata alle forze dell’ordine e che la grandissima maggioranza dei soci dell’Ana, a causa della sospensione della leva nel 2004, oggi ha almeno 38 anni: dunque persone molto più giovani difficilmente sarebbero degli “autentici alpini”.

Forse sarebbe il caso di prendere posizioni più nette: le città non possono diventare il luna park dei molestatori, neppure per assecondare 72 ore di follia.

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