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Mimmo Lucano: «Io oggi non sono niente»

L’ex sindaco racconta perché il modello Riace era «un’utopia politica di uguaglianza sociale», cosa potrebbe fare l’UE per i migranti e perché il razzismo è figlio di una visione disumana della società

Mimmo Lucano

Foto: Fotosintesi Lab Project

«Mai suonato in nessuna band, però ero parte del Circolo Popolare di Unità Proletaria a Riace e organizzavamo concerti per coinvolgere la cittadinanza. Mi piace la musica ribelle, come il rock: è bellissima la musica che ti fa provare queste sensazioni, che ti lascia immaginare cose come la libertà, la fraternità, l’amore».

Chi parla è Domenico Lucano, detto Mimmo, ex sindaco di Riace, piccolo paese calabrese diventato simbolo dell’integrazione fra popoli e culture in tempi di muri, barriere e sovranismi. Oggi Lucano è in Toscana: lo incontro nei camerini di Officina Klee, uno spazio nel Valdarno che ha scelto di organizzare un incontro a tema ‘Umanità e disumanità’. L’ex primo cittadino è stato ed è protagonista di una vicenda giudiziaria non ancora conclusa: nell’aprile del 2019 viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e indagato per truffa e falso in merito alla gestione dell’accoglienza a Riace. Nel dicembre dello scorso anno viene raggiunto da un nuovo avviso di garanzia legato ad alcuni documenti d’identità rilasciati ad alcuni immigrati ospiti nel centro di accoglienza del paese calabro.

«Quando sono arrivato qui all’Officina Klee mi è subito sembrato di stare a Berlino: questo inverno sono stato invitato dall’Anpi tedesco in un centro sociale e c’era un gruppo, per me fantastico, incalzante e politico, i Modena City Ramblers e ti anticipo, in anteprima, che il prossimo 24 maggio suoneranno a Riace. C’è anche un altro cantautore che ha dedicato un pezzo a me, a Riace e alla mia vicenda giudiziaria con un video bellissimo, Danilo Sacco, voce dei Nomadi e ci sarà anche lui assieme ai MCR. Pure Fiorella Mannoia vorrebbe venire questa estate».

«Questa vicenda giudiziaria, che è nata quando ero sindaco, ha intercettato tanti artisti che vogliono raccontare, anche attraverso la musica, questa storia. Credo che la musica sia la forma espressiva che racconta un messaggio nel modo più diretto. E qual era il messaggio di Riace, alla fine? Era quello di una umanità possibile, di un rapporto di rispetto delle persone. I rifugiati, i richiedenti asilo, tutta questa terminologia… alla fine sono degli esseri umani, prima di tutto. Se ci dimentichiamo questo significa che tutto il resto non conta nulla».

Come prosegue oggi il suo lavoro a Riace?
Io ora non sono niente. Sono un ex sindaco, uno che ha a che fare con una storia giudiziaria, e mi sto occupando, nel mio paese, di mantenere questa mission dell’accoglienza. Ci sono tanti rifugiati che sono rimasti e siamo a condividere nel villaggio globale, nel centro storico del paese, le tante case che avevamo recuperato, che avevamo donato loro e che sono diventate delle strutture aggregative dove abbiamo condiviso questa utopia per un mondo migliore possibile, un’utopia politica di uguaglianza sociale. La questione degli immigrati ha anche questa chiave di lettura: loro rappresentano la nuova classe del proletariato, sono i nuovi perseguitati. Io mi sono accostato alla politica con quella che prima era la questione operaia, le rivolte bracciantili. C’era sempre un qualche cosa che viene dal basso, dalle persone che nelle gerarchie sociali rappresentano le categorie più deboli e questo è il senso della politica, dove c’è questa ispirazione di un ideale di giustizia e di uguaglianza. Ecco la spinta come dovrebbe essere, e come era, della sinistra autentica, antagonista, che una volta era la sinistra extraparlamentare.

La sua storia personale e giudiziaria ha polarizzato profondamente l’opinione pubblica: da una parte c’è chi la descrive come un eroe, dall’altra chi la definisce un traditore.
Traditore? In che senso?

Della patria, degli italiani.
(Ride) Ti dico semplicemente che ho cercato di fare il sindaco in una terra difficile, dove non ti puoi permettere di gestire l’ordinario, devi fare qualcosa di più forte per incidere, soprattutto a livello sociale, per riscattare la nostra terra da quelli che sono i condizionamenti delle mafie, da questo sentimento di rassegnazione e di forte consapevolezza che tanto nulla si può risolvere e che saremo obbligati ad andare via. In questo contesto è maturata un’esperienza di legislatura dove si è tentato in tutti i modi di vincere questa rassegnazione e, nello specifico, di costruire una piccola comunità globale e di gestire questo fenomeno dell’immigrazione che così tanto è stato visto come un problema dal mondo. Abbiamo cercato semplicemente di gestirlo rispettando la dignità umana di queste persone che sono arrivate in fuga dalle guerre, non bisogna dimenticarlo questo, nessuno è arrivato per un viaggio di piacere o come turista. Sono persone che sono state obbligate ad affrontare questi viaggi e che, in alcuni casi, hanno perso la vita. Io non potevo immaginare di andarmene a casa tranquillo quando ci sono persone che arrivano nel mio paese e non hanno da mangiare o un posto dove dormire: non dico come Sindaco, ma come essere umano, non ero abituato così. Alla fine ho messo me stesso. E attenzione: questa è stata una strategia importante per la nostra comunità, siamo stati riconosciuti come il paese dell’accoglienza, con quest’aura che sembra il racconto di una fiaba. In un forum, a Buenos Aires, ricordo gli sguardi commossi dei riacesi emigrati, il loro orgoglio. Già questo ti ripaga nel provare a costruire un mondo di fraternità che si contrappone alle narrazione criminale che viene da chi vuole ad ogni costo criminalizzare la solidarietà l’accoglienza, mettere le persone le una contro le altre, siamo italiani, non siamo italiani.. siamo esseri umani. Le persone che sono arrivate a Riace erano bambini nella braccia delle loro madri. Io così ho fatto il sindaco.

Quando è esploso il suo caso giudiziario, il governo era formato da Lega e M5S, poi c’è stato il balletto estivo del Papeete e…
Bisogna precisare che la mia storia giudiziaria e anche la denigrazione mediatica da parte di stampa e televisioni è iniziata nel 2016 quando il Ministro dell’Interno era Minniti. La storia di Riace coincide con un’intenzione, da parte delle forze politiche, di dimostrare agli italiani quanto sia efficace la repressione nel contrastare l’immigrazione. L’immigrazione in quel momento diventa dramma sociale, il vero problema degli italiani, delle famiglie che non hanno lavoro, dei problemi di insicurezza, di ordine pubblico, persino la causa primaria di ogni malattia. Ma hanno avuto il coraggio di guardarli negli occhi? Che cosa vi hanno fatto queste persone? Che cosa vi hanno fatto i rifugiati? Li conoscete almeno? Perché denigrarli, aggredirli? Non è giusto, non è la realtà. Ecco perché comincia la criminalizzazione di Riace, e con lei quella verso le Ong, infine della solidarietà tutta. La piccola Riace aveva dimostrato che esiste un’altra dimensione, una risposta umana. E questo non solo ci ha fatto venire fuori come piccolo comune calabrese dalla marginalità e anche dalla rassegnazione: ha creato un impulso alla vita, si sono riaperte scuole, attività didattiche, laboratori di attività artigianali che erano andate perse per sempre, abbiamo indicato una via di sviluppo locale, non è state solo un’esperienza di accoglienza. È stato qualcosa che ha dato la possibilità alle persone di Riace di arricchirsi, di migliorarsi, abbiamo conosciuto il mondo più da vicino con i suoi drammi, con i suoi problemi, non è vero quello che viene raccontato, noi abbiamo avuto la possibilità di capirlo, di capire: che c’è un’altra narrazione, quella dell’umanità.

Per tornare alla domanda, dopo il rimpasto di Governo della scorsa estate, cosa è cambiato per i migranti?
Non è cambiato niente, ci sono ancora i due decreti sicurezza dove questo governo parla con un linguaggio che non è chiaro. Sono disumani e anticostituzionali.

Foto: Fotosintesi Lab Project

Come commenta la immagini che arrivano da Lesbo?
È una parte di mondo segnata da una storia incredibile.

Qual è stato, o quale dovrebbe essere, il ruolo dell’Europa nella questione migratoria?
Credo che sia stato un ruolo dove tutti abbiamo capito che questa Unione Europea in realtà è fortemente divisa, dove ogni stato, su questo tema – che è diventato il centro del dibattito internazionale – gioca a scaricabarile. Ricordo quando era ministro Salvini e si chiamavano in causa sempre, continuamente, la responsabilità della Spagna, di Malta o dell’Ungheria, le quote.. si è giocata una sporca partita sul destino degli esseri umani. Dobbiamo ricordarci che le responsabilità dei flussi migratori sono nostre, sono dell’occidente, la storia del colonialismo, del neocolonialismo, le grandi multinazionali che hanno imposto modelli economici, saccheggiando territori e rendendoli invivibili.
Poi però quando arrivano loro noi facciamo muri, barriere, lager.  Si passa dall’interno della Libia, che è l’epicentro da dove si aprono i canali verso l’Europa: i governi creano spesso rapporti con mercanti di esseri umani. E nemmeno il governo italiano si è sottratto da questo punto di vista.

C’è una parte di società italiana che, legittimamente, chiede maggior sicurezza, e associa questo desiderio all’immigrazione. Cosa si sente di dire a queste persone?
Non ho la presunzione di aver individuato la soluzione, posso solo far riferimento alla mia personale esperienza ed in un contesto come quello di Riace, quelli che sono venuti hanno portato la bellezza, la loro cultura, hanno contribuito alla rinascita del paese, quindi cosa posso dire? La mia esperienza, anche per il ruolo che ho avuto, mi dice altro: mi ha fatto conoscere bene i drammi del mondo, capire dove sono le responsabilità Io sono fortemente convinto di questo: la fragilità della società italiana, la consapevolezza dei giovani, delle famiglie, di non avere soluzioni per problematiche non sono legate al tema dell’insicurezza, dell’ordine o della disciplina. Non c’entrano nulla, hanno creato l’industria della paura per giustificare affermazioni elettorali: più eri bravo a dimostrare come si contrasta l’immigrazione, e più aumentava il consenso. E quindi alcune organizzazioni politiche hanno investito su questo, per non parlare dei sondaggi, che ogni giorno restituiscono questo tipo di proiezioni, e sulla base di queste si stabiliscono gli equilibri del governo e tra i partiti. E magari quando qualcuno è consapevole di avere la maggioranza allora causa una crisi di governo. Siamo nel caos, siamo nella dittatura dell’informazione.

Il tema di oggi è ‘Umanità e disumanità’: sono queste le due direttrici della politica oggi, o c’è ancora spazio per sinistra e destra?
Non credo che la società del capitalismo, del neoliberismo, del libero mercato, da un punto di vista economico, che ovviamente è più legata ad un’idea di destra, dell’ordine, spesso inteso come questa visione che permette il perpetrarsi di privilegi per chi li deve mantenere, invece le istanze della sinistra sono più popolari, riguardano i ceti meno privilegiati. O almeno questo è nel mio immaginario. E ovviamente c’è una dimensione umana e una disumana perché oltre al fascismo, nella destra è emerso anche il razzismo come componente, che è una visione disumana della società. Ho capito la domanda, mi stai chiedendo se esista una soluzione intermedia.

O anche una soluzione di sinistra.
La sinistra è stata sempre minoranza, non significa che la gestione del potere sia tutto, e lo so che è contraddittorio visto che sono stato sindaco, ma sono stato anche consigliere di minoranza: io dico che alcune volte non ci possono essere solo posizioni intermedie perché giustificano atteggiamenti di indifferenza, la sinistra può essere umana, anche cristiana. Il capitalismo e la destra, secondo me, non sono né cristiani e né umani.

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