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Milano, una donna di colore cacciata da un ufficio postale: «Se ne deve andare subito»


L’Espresso ha denunciato la vicenda che ha coinvolto una donna italiana di origine somala, maltrattata dal direttore dell’ufficio di corso di porta Ticinese perché indossava un foulard

Venerdì 2 novembre, in via Urbano III a Milano, il direttore De Luca ha cacciato dall’ufficio postale una donna di colore che indossava un foulard.

Secondo la ricostruzione dell’Espresso, la signora O., cittadina italiana di origini somale nel nostro paese da 25 anni, era nell’ufficio per sbrigare alcune commissioni. Indossava un foulard sulla testa, non un hijab (che sarebbe comunque legale, secondo la legge 533 del 1977), ma un semplice foulard che copre il capo. Troppo per il direttore, convinto che il divieto di entrare nell’ufficio con passamontagna o casco valesse anche per un semplice foulard.

La regola vale ovviamente per chi vuole entrare celando la propria identità, magari per una rapina. Non è certo il caso della signora O., perfettamente riconoscibile con un foulard sul capo, lo stesso indumento che indossa persino nella fotografia della sua carta d’identità, documento timbrato dallo Stato, e che non è stato comunque abbastanza per convincere il direttore. O. preferisce che non si faccia il suo nome, e inizialmente non voleva rendere pubblica questa denuncia. «Ho paura di avere problemi», ha detto all’Espresso.

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