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Milano, imbrattata di nuovo la statua di Indro Montanelli

Sulla base del monumento che raffigura il giornalista è comparsa la scritta "razzista, stupratore"

Foto: Miguel Medina/AFP via Getty Images

La statua di Indro Montanelli che si trova vicino all’ingresso dei giardini pubblici a lui intitolati di via Palestro a Milano è stata imbrattata di vernice rossa. Sul basamento, inoltre, sono state scritte con lo spray nero le parole “razzista, stupratore”.

Non è la prima volta che succede: l’8 marzo del 2019 era stata versata della vernice rosa lavabile sul monumento, e il gesto era stato rivendicato dal gruppo di attiviste femministe Non Una Di Meno.

Da giorni si era tornati a parlare della statua di Montanelli, dopo che I Sentinelli di Milano ne avevano chiesto la rimozione sulla scia delle proteste antirazziste in America, scrivendo al sindaco di Milano Beppe Sala e al Consiglio comunale. Le ragioni della richiesta sono legate a un fatto di cui si parla da tempo in riferimento a Montanelli: il suo concubinato con una abissina dodicenne durante la guerra coloniale negli anni Trenta. Il sindaco aveva fatto sapere che non avrebbe rimosso il monumento: “Non sono favorevole alla rimozione della statua di Montanelli: penso che in tutte le nostre vite ci siano errori, e quello di Montanelli lo è stato. Ma Milano riconosce le sue qualità, che sono indiscutibili”, aveva detto Sala.

Il portavoce dei Sentinelli Luca Paladini ha precisato: “Noi abbiamo sollevato un discorso alla luce del sole, perché si innescasse una discussione pubblica su Montanelli, rivolgendoci al sindaco. È evidente che non siamo noi ad agire in questo modo”.

L’azione è stata rivendicata nel pomeriggio da Rete Studenti Milano e LuMe (Laboratorio universitario Metropolitano), con la pubblicazione di un video su Instagram: “Chiediamo, ad alta voce e con convinzione, l’abbattimento della statua”, si legge nel post. “Non possiamo accettare che vengano venerati come esempi da imitare personaggi che hanno fatto dello schiavismo, del colonialismo, della misoginia, del fascismo e del razzismo una mentalità con ben pochi ripensamenti. Con questo gesto vogliamo inoltre ricordare che, come ci hanno insegnato e continuano a insegnarci movimenti globali come Non Una Di Meno e Black Lives Matter, tutte le lotte sono la stessa lotta, in un meccanismo intersezionale di trasformazione del presente e del futuro. Se il mondo che vogliamo tarda ad arrivare, lo cambieremo. Mai più schiavismo, sessismo, razzismo”. Due ore dopo il video è stato rimosso.

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«Gli italiani non imparano niente dalla Storia, anche perché non la sanno»
Queste sono le parole spocchiose del “più grande giornalista italiano” Indro Montanelli. Crediamo di aver dimostrato – al contrario – di conoscerla molto bene. Siamo convinti che, senza una giusta revisione critica, la storia non possa definirsi tale. Essa va intesa come materia viva, soggetta a cambiamenti, e non possiamo fingere di non sapere che le statue che ne celebrano i protagonisti hanno una funzione sociale collettiva, perché occupano lo spazio pubblico rappresentando ciò che una classe dirigente decide di celebrare della propria storia. 
In un momento globale così importante – che da ogni parte del mondo ci vede capaci di infrangere barriere e abbattere idoli di un mondo che non deve più esistere – crediamo che figure come quella di Indro Montanelli siano dannose per l’immaginario di tuttx.
Un colonialista che ha fatto dello schiavismo una parte importante della sua attività politica non può e non deve essere celebrato in pubblica piazza.
In una città come Milano, medaglia d’oro alla Resistenza, la statua di Indro Montanelli è una contraddizione che non possiamo più accettare.
Il giornalista, oltre ad aver portato avanti una strenua campagna di apologia del fascismo, si arruolò volontariamente durante la campagna etiope, una campagna colonialista e schiavista. Qui comprò una “faccetta nera” di nome Destà, una ragazza etiope di soli 12 anni, che usò senza ripensamenti come un vero e proprio giocattolo sessuale.
Chiediamo, ad alta voce e con convinzione, l’abbattimento della statua a suo nome. Non possiamo accettare che vengano venerati come esempi da imitare personaggi che hanno fatto dello schiavismo, del colonialismo, della misoginia, del fascismo e del razzismo una mentalità con ben pochi ripensamenti. Con questo gesto vogliamo inoltre ricordare che, come ci hanno insegnato e continuano a insegnarci movimenti globali come Non Una Di Meno e Black Lives Matter, tutte le lotte sono la stessa lotta, in un meccanismo intersezionale di trasformazione del presente e del futuro. Se il mondo che vogliamo tarda ad arrivare, lo cambieremo. Mai più schiavismo, sessismo, razzismo.

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