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Mentre l’Italia è ancora indecisa, l’Europa sta già richiudendo

Ieri Francia e Germania hanno annunciato nuovi lockdown, anche se meno duri di quelli della scorsa primavera. E che ci piaccia o no, a breve potrebbe toccare anche all'Italia

Franco Origlia/Getty Images

La seconda ondata di coronavirus si è abbattuta sull’Europa più rapidamente e con più forza della prima. Mentre l’Italia cerca di prendere tempo impegnata a redigere Dpcm e contrastare proteste di piazza anti-restrizioni, diversi altri Paesi hanno già cominciato a muoversi per cercare di arginare i contagi che sembrano essere ormai fuori controllo. 

Come riporta Il Fatto Quotidiano, ieri sera, parlando alla nazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un secondo lockdown perché l’aumento dei contagi in Francia “va al di là delle previsioni più pessimistiche”. Anche Angela Merkel ha deciso di prendere misure forti in Germania per il mese di novembre: “Viviamo una crescita esponenziale dei contagi”, ha detto la cancelliera, facendo notare che senza nuove misure, “nel giro di settimane il sistema sanitario sarà al limite”. 

Così, ecco che arrivano i primi secondi lockdown – che se per ora non sono lockdown completi come il primo. In Francia le scuole resteranno aperte e si continuerà a lavorare ma lo smartworking sarà obbligatorio almeno in parte, mentre negozi, bar e ristoranti rimarranno chiusi. Le riunioni private fuori dal nucleo familiare saranno vietate, così come i raduni pubblici e gli spostamenti tra le regioni. 

In Germania si parla invece di un “lockdown light” con l’obiettivo di “appiattire” la curva dei contagi per farla tornare sotto controllo e rendere di nuovo possibile il tracciamento. Dunque per tutto il mese di novembre saranno chiusi ristoranti, bar, locali, cinema, teatri, sale da concerti, centri estetici e alberghi. Negli spazi pubblici ci si potrà riunire al massimo in 10, appartenenti però a due nuclei familiari massimo. Scuole e asili nido restano aperti, così come i negozi se pure con nuove restrizioni. 

Tutti i Paesi europei hanno sempre detto di voler evitare un nuovo lockdown. Ma come ha detto però Macron nel suo messaggio televisivo di ieri, bisogna fare i conti con la realtà: la seconda ondata è “più dura e letale della prima” e – per la Francia – “se lasciamo circolare il virus, ci dobbiamo aspettare 400mila morti”. Anche in Spagna sono state annunciate chiusure, per ora solo a livello regionale; in Gran Bretagna la strategia è quella di restrizioni più o meno severe a seconda della gravità della situazione zona per zona; in Svizzera sono state imposte restrizioni agli orari di bar e ristoranti e agli incontri privati. 

Altri Paesi si sono mossi ancora prima. L’Irlanda è già in lockdown da una settimana, con soltanto le scuole che rimangono aperte e la chiusura di tutte le attività commerciali non essenziali. Il Galles ha deciso per un lockdown di 17 giorni a partire dallo scorso 23 ottobre, con la chiusura di tutto ciò che non è essenziale tranne che le scuole. L’Olanda è da due settimane in uno stato di “lockdown parziale”, così come il Portogallo che da metà ottobre si trova in “stato di calamità”.

E l’Italia? Gli ultimi aggiornamenti vengono da question time del premier Giuseppe Conte, secondo cui “allo stato l’epidemia è in rapido peggioramento e risulta compatibile, a livello nazionale con lo scenario di tipo 3″ descritto dallo studio dell’Istituto Superiore di Sanità sulla prevenzione e la risposta al Covid-19. In pratica, lo scenario 3 vuol dire che ci sono “rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo” e i valori Rt dell’indice di trasmissibilità a livello regionale sono tra 1,25 e 1,5. Non si riesce più a tracciare i casi, e ciò “potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi”. 

Se la situazione dovesse rimanere tale per più di tre settimane, afferma lo studio, il Paese passerebbe dallo scenario 3 allo scenario 4. A quel punto secondo l’ISS “si rendono molto probabilmente necessarie misure di contenimento più aggressive”. Secondo Il Messaggero, nella pratica ciò potrebbe portare a una stretta dal prossimo 9 novembre a metà dicembre: l’ipotesi più accreditata è quella di un lockdown meno duro di quello della scorsa primavera, simile a quelli che stanno facendo Francia e Germania.