Mary Marchese, la pasionaria dei ristoratori che tiene aperto violando le regole anti-Covid | Rolling Stone Italia
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Mary Marchese, la pasionaria dei ristoratori che sfida le regole anti-Covid

Proprietaria di un ristorante messicano a Milano, ha sempre tenuto aperto violando le regole anti-Covid e sfidando le multe, diventando un simbolo della lotta dei ristoratori contro le chiusure

È la pasionaria dei ristoratori, il simbolo di chi non accetta di rispettare le regole anti-Covid. Non tanto perché sia scettica sulla pericolosità del virus o appartenga alla schiera dei NoVax – “ci credo e vorrei essere vaccinata”, dice del coronavirus – ma perché continuando a non lavorare ha più timore di morire di fame. Mary Marchese, titolare del ristorante “La Parrilla Messicana” di Milano, anche dopo la mobilitazione #IoApro dello scorso gennaio, a cui ha partecipato, non è mai tornata a rispettare le disposizioni dei vari Dpcm.

“Chi mi critica è a casa a prendere lo stipendio senza lavorare”,  attaccava per rispondere alle critiche. Oggi – con il ritorno della Lombardia in zona rossa – il suo locale è chiuso, ma si tratta solo di una pausa per riorganizzare la battaglia. “Stiamo preparando un’altra mobilitazione, ma aspettiamo di capire se il 6 aprile ci permetteranno di riaprire”, spiega a Rolling Stone. “Io non ci credo, per cui dopo quella data riaprirò, qualunque cosa accada”.

Carattere fumantino, l’imprenditrice di origini siciliane trapiantata all’ombra della Madonnina era già famosa per le sue risposte provocatorie su TripAdvisor a chi osava criticare il servizio. Adesso, il suo locale è diventato l’ultimo baluardo della controversa “resistenza” dei ristoratori contro le chiusure. Non solo perché ha tenuto aperto, ha servito i clienti e ha proseguito con l’animazione – canti e balli che si possono vedere in video diventati ormai virali. Ma anche perché ci ha sempre messo la faccia. “Noi restiamo aperti, chiudere significa morire”, ripete come un mantra. Non la sola ad aver continuato a farlo, ma l’unica che ha avuto questo coraggio (o incoscienza?) di sbandierarlo e farne un punto politico. 

“Ci sono tanti miei colleghi che continuano a lavorare a porte chiuse, mettendosi d’accordo privatamente con i clienti. Io stessa vado spesso a mangiare da loro. La differenza è che io mi pubblicizzo. Ma in generale non ci sono controlli”, racconta. E infatti pur avendo tenuto aperto per mesi violando le norme anti-Covid ha ricevuto solo due sanzioni, entrambe a gennaio. Due multe, “di 400 euro, che se pagate entro qualche giorno si riducevano a 280 euro”.

Poco o niente per un ristorante che ha continuato a guadagnare e incassare. A febbraio, per San Valentino, ha aperto a cena in violazione alle regole della zona gialla seguendo un modello tutto suo di convivenza con il virus: sarebbe stato possibile cenare su prenotazione esibendo l’esito negativo di un tampone effettuato al massimo 24 ore prima oppure sottoponendosi a test sierologico con esito quasi immediato nel locale stesso, che si era impegnato a coinvolgere degli infermieri apposta. 

“Nel 2020 avevo perso il 90%, perché con le consegne a domicilio non riusciamo a fare utili, ci prendono troppe commissioni”, racconta per spiegare come mai sia così impegnata nella sua crociata. Mentre siamo chiusi continuiamo a pagare le tasse e l’affitto, non hanno bloccato nulla. E quel poco che hanno bloccato ce lo rimetteranno nelle spese quando sarà finito tutto.In più, con aperture e chiusure, se compriamo la merce e poi non la vendiamo, c’è da buttarla e ci perdiamo due volte”. Tanto vale quindi aprire e pagare le multe. 

Per la sua aperta opposizione alle regole, Marchese è diventata una specie di simbolo per tanti altri ristoratori che in ogni parte d’Italia organizzano proteste, mobilitazioni e iniziative per cercare di tornare a lavorare. E lei ne è perfettamente consapevole. ” Mi considerano un simbolo delle riaperture, ma tra un po’ mi mettono in galera”, dice. “Vorrà dire che farò come Fabrizio Corona, mi taglierò le vene. Ma quando esce lo invito, di sicuro mi aiuterà più di tanti altri che parlano senza fare nulla”.