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Mario Draghi: «Il futuro dei giovani è a rischio, bisogna dar loro di più»

L'ex presidente della Bce ha lanciato l'allarme dal palco del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini: «Il rischio è quello di una distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale»

Foto: Michele Tantussi/Getty Images

«Ai giovani bisogna dare di più». Questo il cuore del discorso che Mario Draghi ha dedicato all’apertura del Meeting per l’amicizia fra i popoli a Rimini, dove è tornato sul palco 11 anni dopo l’ultima volta e dove ha spiegato che, dopo il dramma della pandemia, la ricostruzione dovrà essere improntata alla flessibilità, al pragmatismo, ma anche alla trasparenza, tracciando un percorso preciso che mette le nuove generazioni e la loro formazione al centro.

A partire dai sussidi che molti Paesi europei, tra cui Germania, Francia e Italia, hanno garantito all’economia:
«In questo susseguirsi di crisi, i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. Servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani però bisogna dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri». «Il rischio», ha detto Draghi, «è quello di una «distruzione di capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale».

L’ex presidente della Bce ha proseguito: «Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti».

«Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo», ha spiegato Draghi, «e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principii. Proprio perché oggi la politica economica è più pragmatica e i leader che la dirigono possono usare maggiore discrezionalità, occorre essere molto chiari sugli obiettivi che ci poniamo».

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