Ma quale Francia, hanno vinto le ragazze russe

Nonostante tutti parlino di un trionfo, qualcuno è scontento dei mondiali in Russia: i maschi, afflitti dal successo che i tifosi internazionali hanno avuto con le ragazze locali.

Una tifosa russa. Foto IPA


Nella grande festa mobile dei Mondiali di calcio sono stati tutti contenti: lo Stato russo, che ha incassato milioni di dollari e euro in contanti, in un momento di rublo debole, i tifosi di tutto il mondo, che hanno riempito i social di foto e commenti estasiati, i russi, piacevolmente sconvolti da un carnevale internazionale nelle strade delle loro città, Vladimir Putin, che ha portato a termine un’operazione immagine molto più riuscita di quella delle Olimpiadi di Sochi, la nazionale russa che è arrivata nei quarti per la prima volta in mezzo secolo, gli oligarchi che hanno vinto appalti milionari e i poliziotti, che non hanno dovuto intervenire nei tanto temuti scontri di ultrà, in particolare inglesi e russi, che si sono comportati in maniera esemplare.

Qualcuno però è scontento: i maschi russi, afflitti dal successo che i tifosi internazionali sbarcati in Russia hanno avuto con le ragazze russe. Gli opuscoli con le istruzioni su come conquistare le Natashe e le Svetlane, pubblicati tra le polemiche in alcuni Paesi alla vigilia del campionato, hanno funzionato. Il traffico sull’app per appuntamenti Tinder è cresciuto di 11 volte nelle prime due settimane del campionato, e la via Nikolskaya, che parte dalla piazza Rossa ed è diventata la passeggiata principale dei tifosi moscoviti, si è riempita di ragazzi e ragazze di ogni nazione e maglia, dai trozkisti colombiani alle casalinghe belghe, ai cinesi con le divise del Brasile e i ragazzi delle periferie inglesi, che bevono, ballano, festeggiano e si baciano in un trionfo di globalizzazione. Sui social decine di ragazze hanno postato selfie scattati con i turisti, spesso anche molto provocanti, e raccontato delle loro esperienze (tra i metodi di corteggiamento più originale spicca un tifoso argentino che ha conquistato una bellezza russa mostrandole una t-shirt per bambini con il nome di Messi e spiegandole a gesti che vorrebbe produrre con lei un piccolo Leo).

Ma sono nati anche gruppi Facebook dove venivano identificate e messe alla berlina le “prostitute” che vanno con gli stranieri, e i tifosi che molestano le ragazze (particolare indignazione è stata suscitata dai brasiliani che hanno postato dei video in cui insegnano alle russe frasi oscene in portoghese). L’opinione pubblica si è spaccata: una parte, prevalentemente maschi, ha preso le ragazze a male parole, con una retorica dai forti toni maschilisti e razzisti: “almeno andassero con gli svedesi, non con i brasiliani” è stato un commento molto diffuso. Dall’altra, blogger e giornaliste hanno obiettato che i russi sono scorbutici, maschilisti, trascurati e pigri, e “farsi corteggiare da un argentino è tutta un’altra cosa”. Il dolente tema della donna russa che scappa con un forestiero è riesploso anche nelle stanze della politica. Ancora prima del calcio d’inizio la presidente del Comitato della Duma per le donne e la famiglia Tamara Pletniova ha messo in guardia le russe dalle relazioni pericolose con i tifosi stranieri: “Soffrirebbero a venire abbandonate con i figli, ancora peggio se poi i bambini fossero di una razza diversa”, ha detto, invitando i russi a “fare figli nel nostro Paese”.

Anche la chiesa ortodossa è stata contraria ai flirt calcistici, ma invece di obiezioni razziali ha proposto quelle religiose: “Sconsigliamo ai nostri parrocchiani a scegliersi compagni di tradizione religiosa diversa dalla loro, l’esperienza di coppie miste è spesso amara”, è stata la raccomandazione del metropolita Illarion, responsabile dei rapporti internazionali del patriarcato di Mosca. La polemica è diventata talmente accesa da richiedere l’intervento di Vladimir Putin, che per bocca del suo portavoce ha fatto sapere all’inizio dei Mondiali di considerare le russe abbastanza mature da “potersi gestirsi da sole e decidere in autonomia con chi vogliono andare a letto”.

A parte l’idea abbastanza arretrata dei parlamentari russi sulla contraccezione e i rapporti tra i sessi, la discussione riprende un argomento ormai storico, nato per la prima volta nel 1956, con il festival della gioventù voluto da Krusciov dopo decenni di isolamento staliniano. Il risultato furono decine di “figli del festival”, abbandonati alla nascita perché la morale dell’epoca rifiutava bambini di razza diversa. Oggi, in un mondo completamente cambiato, si parla degli ipotetici “figli del mundial” con gli stessi toni.

Per il presidente russo si è trattato di una questione delicata, in tutti i sensi. I deputati, religiosi e intellettuali che hanno lanciato proclami di fuoco contro le “dissolute” che rovinano l’immagine della donna creata dai grandi della letteratura russa sono il suo elettorato più fedele, quello conservatore e nostalgico. La tradizionale diffidenza verso le russe che preferiscono uno straniero negli ultimi anni di nazionalismo in aumento è tornata a essere un atteggiamento diffuso, anche se nessuno, a differenza dei tempi sovietici, impedisce relazioni internazionali. Nello stesso tempo i Mondiali sono per il Cremlino una grandiosa operazione di immagine positiva, che sta funzionando molto bene. Centinaia di migliaia di tifosi da tutto il mondo si sono divertiti, trasmettendo ai loro connazionali una visione insolita della Russia, come Paese aperto, allegro, moderno ed efficiente.

L’isolamento politico di Mosca è stato contrastato da una “diplomazia del pallone” in nome della quale ai poliziotti russi sono stati imposti speciali corsi per imparare a sorridere, con l’ordine di chiudere un occhio sul disordine prodotti dalle tifoserie. Il clima da carnevale ha contagiato anche i russi, e Mosca ha celebrato le vittorie con più esuberanza di Rio, felice di aver messo da parte le minacciose manifestazione militariste e nazionaliste degli ultimi anni a favore di una festa non ideologica e global. Da nemici da guardare come minimo con sospetto gli stranieri sono diventati ospiti attesi, non si sono registrati incidenti o violenze, e il governo ha approfittato di questo momento di spensieratezza per aumentare praticamente senza dibattito l’età pensionistica e l’Iva.

In questo momento magico il Cremlino ha saggiamente deciso di non rovinare la festa con una campagna contro le russe che vanno con gli stranieri. Ma i selfie con i tifosi sono anche un campanello d’allarme, mostrando che la retorica nazionalista della fortezza assediata dall’Occidente “degradato” comincia a non piacere ai giovani. Molte ragazze sui social postano selfie con messaggi come “portami via dalla Russia”, e un’indagine sociologica condotta nei giorni del Mondiale ha rivelato che un numero record di giovani russi, il 31%, vorrebbe emigrare, nonostante la propaganda. Il carnevale è finito, nell’ultima settimana del campionato i moscoviti rimpiangevano l’euforia dei primi giorni e si lamentavano che la città si fosse quasi svuotata dei tifosi delle nazionali rientrate a casa, e sulla Nikolskaya le ragazze rincorrevano i pochi stranieri rimasti, di qualsiasi colore di pelle e di maglia. La festa è terminata, ma la nostalgia di un momento magico, quando all’improvviso tutto era possibile, è rimasta.