L'UE contro il blocco dei licenziamenti: inefficace e controproducente | Rolling Stone Italia
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L’UE contro il blocco dei licenziamenti: inefficace e controproducente

L'Italia è l'unico Paese che all'inizio della pandemia ha introdotto il blocco dei licenziamenti, che scadrà a fine mese. Adesso l'Unione Europea ha detto che la misura è servita a poco e più rimane in vigore più fa danni all'economia

Davide Pischettola/NurPhoto via Getty Images

A fine mese – il 30 giugno – scadrà il blocco dei licenziamenti, nonostante l’opposizione del PD, che chiedeva a Draghi di prorogarlo ancora una volta. Il premier invece ha preferito sposare la linea di Confindustria – e nel farlo adesso ha incassato il sostegno dell’Unione Europea, che in un documento stilato dalla Commissione europea si è espressa ufficialmente contro il blocco dei licenziamenti.

“Più a lungo è in vigore e più rischia di essere controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro alle esigenze aziendali”, afferma il documento, che analizza la situazione economica italiana. Il blocco dei licenziamenti è giudicato inefficace: “un confronto con l’evoluzione del mercato del lavoro in altri Stati membri che non hanno introdotto tale misura suggerisce che il blocco dei licenziamenti non è stato particolarmente efficace e si è rivelato superfluo in considerazione dell’ampio ricorso a sistemi di mantenimento del posto di lavoro”.

L’Italia è stato l’unico Paese a introdurre una misura di questo tipo all’inizio della pandemia, ma secondo la UE il blocco dei licenziamenti  “tende a influenzare la composizione, ma non la portata dell’aggiustamento del mercato del lavoro” ovvero penalizza i lavoratori precari, i contratti a tempo determinato e gli interinali. L’Italia dovrebbe invece tagliare le spese, investire e usare i fondi del Recovery Plan per la ripresa.

Secondo i sindacati non è ancora detta l’ultima parola. In un’intervista al Riformista, il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri ha detto che “prolungare fino a ottobre avrebbe reso tutto meno traumatico” perché “la crisi c’è ancora”. E ha fatto notare che “finora, le risorse impegnate dal governo sono andate per il 70% direttamente alle aziende colpite e ai lavoratori autonomi, senza alcuna condizione e senza criteri selettivi. Perché, viceversa, i licenziamenti dovrebbero essere selettivi?”.