L’omicidio della figlia di Dugin è stato coordinato dal governo ucraino? | Rolling Stone Italia
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L’omicidio della figlia di Dugin è stato coordinato dal governo ucraino?

Secondo quanto appreso dal 'New York Times', che è entrato in contatto con alcuni membri dell'intelligence americana, l'attentato sarebbe stato organizzato da Kiev. Le fonti hanno anche precisato di non avere «preso parte all'attacco» e di non aver fornito informazioni né altre forme di assistenza. Il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak, continua però a negare ogni coinvolgimento

Aleksandr Dugin durante il programma "Mezz'ora in più" (Rai2)

Un articolo pubblicato dal New York Times (e destinato a far discutere) ha svelato nuovi dettagli relativi all’esplosione in cui, lo scorso 20 agosto, ha perso la vita Darya Dugina, primogenita del più celebre Aleksandr, filosofo e principale ideologo dell’eurasiatismo contemporaneo legato al Cremlino.

Nelle scorse settimane diverse voci, spesso basandosi su mere supposizioni, hanno suggerito che, dietro la morte di Dugina, si celasse l’Ucraina: secondo quanto appreso dal NYT, che è entrato in contatto con del personale qualificato dell’intelligence americana, questo scenario da grande intrigo internazionale sarebbe ben più di un’ipotesi. A detta dei servizi segreti statunitensi, infatti, l’attentato sarebbe stato coordinato da alcuni membri del governo di Kiev – le fonti hanno precisato di non avere «preso parte all’attacco, né fornendo informazioni né altre forme di assistenza». I funzionari hanno riferito anche che i servizi Usa non erano a conoscenza dell’operazione e, se fossero stati consultati, si sarebbero opposti.

Interpellato dal NYT il consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha ribadito la propria posizione, spiegando che il governo di Kiev non è coinvolto nella morte di Dugina: «In tempo di guerra ogni omicidio deve avere un senso, soddisfare uno scopo specifico, tattico o strategico. Dugina non è un obiettivo né tattico né strategico per l’Ucraina», ha spiegato.

Darya Dugina aveva trent’anni ed era un volto noto della televisione russa: accreditata come analista geopolitica, all’inizio di quest’anno era stata sanzionata dalle autorità statunitensi e britanniche, che l’avevano accusata di aver contribuito alla diffusione di “disinformazione” online in relazione all’invasione dell’Ucraina.

A maggio, in un’intervista concessa al think tank Geopolitika, aveva descritto la guerra in corso come uno «scontro di civiltà», esprimendo orgoglio per il fatto che sia lei che suo padre fossero stati sanzionati dall’Occidente.