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L’Iran ha lanciato dei missili contro due basi militari americane in Iraq

Per vendicare l'assassinio del generale Qassem Soleimani, l'Iran ha colpito alcune basi americane in Iraq. Adesso la tensione è ancora più alta e la palla è nel campo di Trump

Mandatory Credit: Photo by AP/Shutterstock (9215359a) U.S. Marines are stationed in al-Asad air base in Anbar, Iraq. The US-led coalition's newest outpost in the fight against the Islamic State group is in this dusty corner of western Iraq near the border with Syria where several hundred American Marines operate close to the battlefront, a key factor in the recent series of swift victories against the extremists Marines, Anbar, Iraq - 08 Nov 2017

Tenendo fede alla promessa di vendicarsi per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, l’Iran questa notte ha colpito con missili balistici due basi militari americane in Iraq. Secondo l’Iran è stato “un attacco compiuto con successo nel nome del martire Soleimani”.

Il portavoce del Pentagono Jonathan Hoffman ha confermato che “l’Iran ha lanciato più di una decina di missili balistici contro le forze americane e della coalizione internazionale in Iraq”, colpendo “almeno due basi militari irachene che ospitano personale militare americano e della coalizione internazionale nelle località di Al-Assad e Irbil”.

Hoffman ha dichiarato che il Dipartimento della Difesa statunitense sta “lavorando per stabilire un resoconto iniziale dei danni”. Non è chiaro se ci siano state vittime, anche se pare che le truppe americane siano uscite dal bombardamento senza subire perdite. 

La giornalista del New York Times Farnaz Fassihi ha collegato l’orario in cui sono stati lanciati all’orario in cui un drone ha ucciso il generale Soleimani – il cui funerale è stato celebrato proprio ieri in Iran. Ha inoltre diffuso una dichiarazione del governo iraniano in cui si intima il ritiro delle truppe americane dalla regione per “prevenire ulteriori danni”.

Il contrattacco iraniano fa aumentare il rischio che scoppi una guerra vera e propria tra gli Stati Uniti e l’Iran. Le due nazioni hanno alle spalle decenni di inimicizia a partire dal colpo di stato del 1953 con cui la CIA ha rovesciato il governo democraticamente eletto dell’Iran e dalla rivoluzione islamica del 1979 che ha rovesciato il governo dello Shah insediato dagli americani. Una guerra con l’Iran sarebbe il terzo conflitto che vedrebbe impegnati gli Stati Uniti in Medio Oriente nel ventunesimo secolo. 

Forse l’aspetto più tragico di questa escalation nel conflitto tra Iran e Stati Uniti è che era facilmente evitabile. La decisione sconsiderata del presidente americano Trump di assassinare un membro importante del governo iraniano è stata interpretata dall’Iran come un atto di guerra e ha a sua volta provocato una rappresaglia. Adesso i governi delle due nazioni hanno l’opportunità di fermare l’escalation, ma se questo succederà è tutto da vedere.

Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, in un tweet, ha suggerito la possibilità che l’Iran possa fermarsi dopo l’attacco missilistico di questa notte. “l’Iran ha compiuto una misura di autodifesa proporzionata nel rispetto dell’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, colpendo una base da cui era stato lanciato un attacco militare contro nostri cittadini e alti ufficiali. Non vogliamo un’escalation o una guerra, ma ci difenderemo da ogni aggressione”.

Ma il governo americano sarà disposto a considerare chiusa qui la questione? Ieri sera Trump ha incontrato alla Casa Bianca il Segretario della Difesa Mark Esper e più tardi ha scritto un tweet annunciando, “Va tutto bene!” e spiegando che avrebbe poi rilasciato una dichiarazione ufficiale sull’attacco.

Mentre la speaker della Camera Nancy Pelosi, da parte sua, ha cercato di raffreddare la situazione dicendo che gli Stati Uniti “devono assicurare la sicurezza dei loro militari all’estero, farla finita con le inutili provocazioni lanciate da questa amministrazione e chiedere anche all’Iran di smettere con la violenza. L’America e il mondo non si possono permettere una guerra”.

Dopo la fine degli attacchi la tensione è momentaneamente calata, ma adesso molto sembra dipendere dalla capacità di Trump di accettare di incassare il colpo – in senso sia letterale che figurato. Nella forma assurda che prende ogni cosa nel ventunesimo secolo, l’attacco missilistico è stato accompagnato dal trolling: dopo la morte di Soleimani Trump aveva pubblicato un tweet con una foto della bandiera americana, ieri il diplomatico iraniano Saeed Jalili gli ha risposto così:

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