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L’estate infernale

Come tra incendi boschivi, inondazioni, siccità e uragani, l'estate 2021 è stata quella in cui il mondo si è finalmente reso conto della realtà del cambiamento climatico

ED JONES/AFP/Getty Images

Ora sappiamo come funziona, come materialmente appare il collasso climatico contro cui scienziati e divulgatori ci hanno messo in guardia per anni. Nel giro di pochi mesi, il nordest degli Stati Uniti è stato investito da un’ondata di calore estremo, la California è stata (ed è ancora) consumata dagli incendi e assetata per la siccità, il Tennessee è stato colpito da piogge fuori misura che hanno causato alluvioni devastanti in cui sono morte 22 persone, il sudovest è stato colpito da un grosso uragano che ha raso al suolo diverse cittadine e lasciato un milione di persone senza elettricità, per poi spostarsi a nord e far finire sott’acqua una delle città più ricche del mondo – New York. E tutto questo mentre il mondo sta cercando di combattere un virus mutante che ha già ucciso milioni di persone (e 645mila americcani) e che potrebbe essere solo l’inizio di una nuova era delle pandemie causata dal cambiamento climatico.

E tutto questo sta succedendo con la temperatura globale che si è alzata solo di 1 grado Celsius. “Questo è il cambiamento climatico”, ha detto in un’intervista alla CNBC il climatologo Andrew Dessler. “È solo una piccola anticipazione di quello che succederà se non smettiamo di emettere gass serra nell’atmosfera. Dobbiamo davvero farlo, oppure in futuro ripenseremo a queste cose come al periodo in cui non si stava poi così male”.

Non ci sono solo gli Stati Uniti, ovviamente. Anche le terribili inondazioni in Bangladesh e in Cina sono causate dal cambiamento climatico, così come le ondate di calore in India e in Pakistan. Ma dato che gli Stati Uniti sono la capitale mediatica del mondo, l’ultima estate di eventi climatici estremi negli Stati Uniti ha causato molta attenzione mediatica e una domanda di fondo: è questo il momento in cui gli americani cominceranno a realizzare davvero che cosa ci aspetta in futuro per via della nostra secolare sbronza di combustibili fossili? Come ha detto Chris Cilizza della CNN: è arrivato finalmente il momento in cui ci rendiamo conto della crisi climatica?

15 anni fa, mentre ero su una nave a fare ricerca nel nord dell’oceano Atlantico, ho fatto la stessa domanda a uno scienziato. Stavando perforando sedimenti cercando dei piccoli organismi chiamati foraminifera, che viveno negli oceani nell’antichità e le cui conchiglie possono darci indicazioni sul clima di quei tempi. Una sera ho chiesto a Lloyd Keigwin, un geologo del Woods Hole Oceanographic Institute che era il capo scienziato del gruppo, cosa pensava cci sarebbe voluto per far capire agli americani i pericoli del cambiamento climaticco. “Quando un grosso uragano raderà al suolo una città americana, si sveglieranno”, mi aveva detto.

Eppure ci sono stati Katrina, Sandy, Laura, Ida – non me li ricordo tutti. È impossibile calcolare quante case sono state distrutte, sono rimaste senza elettricità, quante strade sono state sommerse, quante vite sono andate perse. E cos’è cambiato? Sì, abbiamo piegato la curva delle nostre emissioni di CO2 abbastanza da rendere meno probabili gli scenari veramente apocalittici, come quello in cui le temperature si sarebbero alzate di 5 gradi Celsius entro il 2100. ll prezzo dell’energia pulita è crollato. Abbiamo eletto un presidente che parla spesso e in modo chiaro della crisi climatica e che si è impegnato a decarbonizzare il Paese entro il 2035. Posti come la Louisiana hanno investito miliardi di dollari per combattere l’erosione delle coste. Bici e scooter e auto elettrici stanno proliferando. Scienziati dall’alto profilo mediatico come Michael Mann, Andrea Dutton, Katharine Hayhoe e Andrew Dessler parlano sempre più spesso e sempre più chiaramente dei rischi per il clima. Gruppi di attivisti guadagnano influenza e potere e imparano a usarlo.

Tutto questo è bene, è importante. Ma se è questo che significa “svegliarsi” di fronte alla crisi climatica, allora siamo davvero fregati.

Di recente mi sono trasferito in Texas, uno degli Stati che cresce più velocemente negli Stati Uniti. Mi sono trasferito ad Austine per amore, non per il BBQ o per pagare meno tasse, e c’è molto di bello qui. Però dal punto di vista climatico la situazione è tragica. È tutto autostrade, centri commerciali e tir, fin dove l’occhio riesce a vedere. Ho visitato una grossa centrale eolica nel nord dello Stato e incontrato un sacco di investitori che vanno in giro in Tesla, ma il Texas ha un governatore che è più interessato a mettere al bando l’aborto e militarizzare le frontiere che a preparare il suo Stato per la vita in un cclima diverso. E poi c’è Houson, la capitalitale petrolifera del Paese, dove nonostante tutti i discorsi i combustibili fossili sono ancora centrali.

E non è solo il Texas. Mentre New York era sott’acqua, il senatore Joe Manchin ha scritto un editoriale per il Wall Street Journal in cui spiegava perché non è a favore di un piano di spesa da 3,5 bilioni contro il cambiamento climatico. Si tratta di un politico che, a quanto pare, possiede milioni di dollari in azioni di aziende che si occupano di carbone e il cui Stato è forse il maggior inquinatore degli Stati Uniti. Ma gli esempi di avidità sono ovunque. L’anno scorso il miliardario Warren Buffett ha investito 10 miliardi di dollari in gasdotti. Il mercato immobiliare dela Florida sta vivendo un boom nonostante il rischio collegato all’innalzamento dei livelli dei mari. Quella che lo scrittore e futurologo Alex Steffn ha chiamato “la bolla della fragilità” continua a espandersi.

E cosa più importante, le grandi aziende che hanno fatto miliardi di dollari mantenendo gli Stati Uniti dipendenti dai combustibili fossili e cercando di negare e confondere le acque sul cambiamento climatico non sono chiamate a rispondere delle loro azioni. Quale prezzo hanno infatti pagato ExxonMobil e Shell e BP per gli anni in cui hanno continuato a vendere carburanti che sapevano bene avrebbero danneggiato il pianeta e causato problemi a generazioni di persone? Nessuno. Ci sono diverse cause legali e gli attivisti stanno cercando di spingere queste aziende a pensare in modo diversi in futuro, ma il punto è che hanno rovinato il pianeta senza soffrire alcuna conseguenza. L’unica penitenza che fanno è comprare pubblicità in ccui raccontano quanto sono brave e che ottimo lavoro stanno facendo a “innovare per il futuro”. Nel frattempo, il New York Times, la cui copertura della crisi climatica è esemplare, non ci vede niente di male ad accettare soldi per distribuire pubblicità delle aziende petrolifere. Per citare la scrittrice Emily Atkin, “il New York Times ha smesso di fare pubblicità alle sigarette. Perché non smette di fare pubblicità ai combustibili fossili?”

Il grosso problema degli Stati Uniti all’inizio del 21esimo secolo è che abbiamo costruito il nostro mondo intorno all’idea che viviamo su un pianeta solido e stabile. C’è la terra, c’è l’oceano e ci saranno sempre. La pioggia verrà, ma sarà la pioggia di sempre. Il caldo verrà, ma sarà il caldo di semrpe. Per 40 anni abbiamo ignorato gli scienziati che ci avvertivano dei rischi collegati all’emettere così tanta CO2 nell’atmosfera e di come farlo avrebbe potuto cambiare tutto, creando un pianeta diverso su cui gli esseri umani non hanno mai vissuto prima.

Ora, mentre il mondo brucia oppure va sott’acqua, il prezzo di questo diniego sta diventanto chiaro. Saranno un po’ di cittadine devastate da un’uragano o New York sott’acqua la sveglia che ci farà finalmente rendere conto? Io ci spero. Ma ho paura che come non c’è nessun “noi” non ci sia nessun “risveglio” collettivo. Se la pandemia ha dimostrato qualcosa, è cche le riserve di stupidità e autodistruzione della mente americano sono più profonde e capienti di quanto persino i più cinici tra noi avrebbero mai immaginato. Quindi forse la cosa migliore che possiamo fare adesso è non far finta che ci “sveglieremo” di fronte alla mostruosa realtà dei nostri tempi, come se fossimo i personaggi di una fiaba. Mantenere un pianeta abitabile sarà una lotta lunnga e difficile. E questa estate infernale ci ha mostrato che è appena iniziata.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US