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L’erede socialista di Evo Morales ha stravinto le elezioni in Bolivia

Dopo il colpo di stato che ha rovesciato il presidente socialista della Bolivia nel 2019, oggi il suo partito è tornato al potere con una maggioranza schiacciante

Luis Arce (al centro) festeggia la vittoria elettorale. Foto via Twitter

Anche se i risultati ufficiali non arriveranno prima di domani, gli exit poll lasciano pochissimo spazio ai dubbi: il Movimento Al Socialismo, il partito di estrema sinistra dell’ex presidente Evo Morales, ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali in Bolivia con più del 50% dei voti, conquistando la maggioranza in entrambe le Camere del Paese.

Il candidato del MAS, l’ex ministro dell’Economia di Morales Luis Arce, si avvia dunque a essere il prossimo presidente della Bolivia: il suo principale sfidante, il centrista Carlos Mesa, è dato a circa 20 punti di distacco. Dietro Arce e Mesa, al terzo posto con il 14% dei voti, è arrivato Luis Fernando Camacho, leader dei Comitati Civici di Santa Cruz de la Sierra, la milizia di destra che aveva iniziato le prime proteste anti-Morales culminate nel colpo di stato.

Le elezioni di ieri in Bolivia sono state un evento significativo perché hanno rappresentato il ritorno alla democrazia del Paese latinoamericano un anno dopo il colpo di stato con cui, nel novembre 2019, era stato rovesciato l’ex presidente Evo Morales. Anche in quel caso era partito tutto da un’elezione presidenziale: Morales aveva annunciato di aver vinto al primo turno per pochissimi voti, l’opposizione l’aveva accusato di brogli, l’Organizzazione degli Stati Americani si era schierata dalla sua parte producendo un report che sembrava confermare le accuse e nel giro di pochi giorni l’esercito aveva costretto Morales a dimettersi e a fuggire in esilio in Messico. Più tardi – stando a un’analisi del Washington Post – il report dell’OSA era stato confutato ed era stata confermata la regolarità della vittoria di Morales. 

Nel frattempo, però, la Bolivia era già passata sotto il controllo di un governo di estrema destra guidato da Jeanine Anez, proclamata presidente ad interim in attesa della convocazione di nuove elezioni, che erano poi state continuamente posticipate – anche per via della pandemia di coronavirus. Le nuove elezioni di ieri si sono svolte in un clima di profonda polarizzazione all’interno del Paese: il MAS è sempre stato – fin dai giorni immediatamente successivi al colpo di stato contro Morales – il primo partito nei sondaggi, con la destra che ha tentato in ogni modo di recuperare terreno; a settembre, Jeanine Anez aveva addirittura annunciato il ritiro della propria candidatura a presidente per cercare di non disperdere il voto.

Nonostante i risultati non siano ancora ufficiali, Anez ha già ammesso la sconfitta congratulandosi con Luis Arce e David Choquehuanca – i candidati presidente e vicepresidente del MAS – su Twitter: “In base ai dati di cui siamo a conoscenza i signor Arce e il signor Choquehuanca (il suo vice, ndr) hanno vinto le elezioni. Mi congratulo con i vincitori e chiedo loro di governare pensando alla Bolivia e alla democrazia”. A questo punto l’incognita per la Bolivia è la questione dell’ex presidente Evo Morales, riparato prima in Messico e poi in Argentina e accusato di terrorismo dalla magistratura boliviana.