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Lega e Fratelli d’Italia hanno cercato di affossare il referendum sulla cannabis legale

Dopo essere riuscita ad affossare il ddl Zan, la destra italiana ci ha riprovato. Ma stavolta le è andata male, almeno per il momento

Una manifestazione per la legalizzazione nel 2020. Foto di Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images

Dopo il successo dell’iniziativa parlamentare per affossare il ddl Zan, la destra italiana ci ha riprovato – prendendo di mira stavolta il referendum sulla cannabis legale, che tanto ha fatto parlare di sé per il successo straordinario che ha ottenuto, a dimostrazione di come il tema sia sentito tra gli italiani. Il tentativo, almeno in prima battuta, sembra però essere fallito.

La tattica è stata semplice: ieri la Lega ha presentato un emendamento con cui si chiedeva di cancellare la proroga concessa dal Consiglio dei Ministri alla raccolta firme sul referendum. La proroga (di 30 giorni) era stata concessa per i ritardi burocratici di molti Comuni, che non avevano inviato i certificati elettorali, e per evitare disparità di trattamento rispetto ad altri referendum fatti partire prima – come quello sulla giustizia, promosso proprio dalla Lega – che avevano già ottenuto tale proroga.

Subito sono partite le denunce politiche. Per Marco Cappato, che con l’Associazione Luca Coscioni è stato in prima linea nella promozione del referendum, l’emendamento leghista era “una porcata”. Per Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe e tra i promotori del referendum, “il dibattito pubblico e trasparente sulla fine del proibizionismo sulla cannabis fa talmente paura a Lega e Fratelli d’Italia da far loro tentare un blitz antidemocratico”.

Blitz che però è stato respinto, almeno per ora. L’emendamento è infatti stato bocciato grazie all’astensione, decisiva, di Forza Italia.