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Le vittime di abusi sessuali che si avvicinano a QAnon

La teoria del complotto di estrema destra secondo cui il mondo è controllato da una cabala di pedofili sta attirando sempre più persone che la pedofilia e gli abusi sessuali li conoscono bene, perché ne sono state vittime

Hollywood CA - August 22: Save our children protest against child trafficking rings and pedophile in elite circles of Hollywood in Hollywood, California on August 22, 2020. Credit: Damairs Carter/MediaPunch /IPX

Nel 2016, Sarah (il nome è di fantasia), 34 anni, era una sostenitrice sfegatata di Bernie Sanders ed era frustrata dal modo fazioso in cui i media raccontavano la sua campagna elettorale. “Raccoglieva folle di decine di migliaia di persone e nessuno lo diceva”, racconta. “Gli unici che ne parlavano erano gli utenti di subreddit sulle teorie del complotto come r/conspiracy o r/thedonald”. È lì che aveva sentito parlare per la prima volta del Pizzagate, una teoria complottista che affermava – assolutamente senza prove – che un gruppo di politici di sinistra gestissero una rete di traffico di minori dallo scantinato di una pizzeria di Washington, D.C.

Sotto molti aspetti, Sarah non era la classica adepta delle teorie del complotto. È ebrea, di origine latinoamericana e sposata con una donna. Eppure fin da subito il Pizzagate non le era sembrato una cosa folle, perché conosceva fin troppo bene il mondo della pedofilia e degli abusi sessuali. A sei anni, infatti, Sarah era stata molestata sessualmente più volte da un babysitter 17enne, e quando andava al college era stata violentata da un ex fidanzata. Per tutta la sua vita aveva faticato a convincere le persone a prendere sul serio le sue esperienze.

“Quando ho visto che in queste comunità se ne parlava mi sono sentita ascoltata e riconosciuta, in un certo senso”, racconta parlando della sua reazione quando ha scoperto l’esistenza del Pizzagate. “Parlavano di cose che sapevo che succedono. Perché erano successe a me”.

La storia di Sarah evidenza un fenomeno preoccupante all’interno dell’oscuro mondo delle teorie del complotto – come QAnon, la teoria del complotto di estrema destra nata dal Pizzagate secondo cui ci sarebbe una cabala di politici del Partito democratico che controlla il mondo e che rapisce e violenta bambini. Alcuni influencer di peso all’interno della comunità di QAnon hanno raccontato delle loro esperienze personali con le molestie sessuali e molte vittime di molestie si sono avvicinate al mondo di QAnon. Il mese scorso, per esempio, Virginia Giuffre – la donna che ha accusato di stupro Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell – ha twittato un’immaginae di una bambina con un orsacchiotto con su ricamata la lettera Q e con la didascalia: “Ci siamo svegliati, fermate la pedofilia”. In passato aveva anche condiviso post che contenevano l’hashtag #WWG1WGA, acronimo del motto di QAnon “where we go one, we go all”.

Non si tratta di un trend completamente nuovo. Jitarth Jadeja, un ex adepto di QAnon di Melbourne, in Australia, afferma di aver notato che le vittime di abusi sessuali venivano attirate dal movimento fin dai suoi inizi. È stato in grado di fornire a Rolling Stone una decina di screenshot tratti da discussioni sul forum Voat in cui adepti della teoria del complotto raccontavano di aver subito abusi sessuali. “Sotto molti aspetti è una cosa che ha senso”, spiega, “Queste vittime volevano giustizia, ma nella maggior parte dei casi non sono mai riuscite a riceverla. E dopo una vita di sofferenza adesso vogliono una vendetta, che è ciò che offre loro Q. Chi può biasimarle?

Angela, 35 anni, è una donna del Michigan che è stata molestata dal suo bisnonno quando era piccolissima. Racconta di aver provato orrore nel vedere che i gruppi di supporto psicologico per le vittime di abusi sessuali infantili che gestisce su Facebook si sono pian piano trasformati in ricettacoli di teorie del complotto sul traffico di bambini, un tema che a suo dire per queste persone è comprensibilmente un nervo scoperto. “Non puoi evitarlo. Non puoi andare sui social oggi e vedere video di gattini. Senti solo parlare di Q e di salvare i bambini”, racconta.

Angela dice che spende un sacco di tempo a discutere con altre vittime di abusi che si sono avvicinate a QAnon – oltre che con il suo figliastro di 25 anni, che si è avvicinato al Wayfairgate, un’altra teoria del complotto secondo cui un mobilificio fosse in realtà una copertura per il traffico di bambini. “Sono circondata da persone che sono diventate grandi sostenitrici di Trump e di tutte queste teorie del complotto. Ogni volta che posto qualcosa che spiega la verità scattano sulla difensiva e mi dicono che non posso capire. E io ribatto ‘ma che vuol dire che non posso capire? Ci sono passata anch’io'”. 

Per la maggior parte, questi complotti circolano in quelle comunità che il ricercatore Marc-Andre Argentino chiama “QAnon light” – circoli composti per la maggior parte di donne, interessate a temi come salute e benessere, e che tendono ad avvicinarsi a una serie di argomenti collegati a QAnon come la campagna #SaveTheChildren che non alla teoria del complotto vera e propria. “Un sacco di queste persone si sono avvicinate a QAnon perché sono state vittime di abusi sessuali”, afferma Argentino. “E queste teorie spiegano il perchè gli è successo, il perché nessuno ne parla e il perché nessuno fa niente per impedire che succeda”.

In almeno un occasione – e questa è la cosa più preoccupante – questo ambiente ha portato una ex vittima di violenza a commettere violenza a sua volta. Argentino cita il caso di Jessica Prim, una donna dell’Illinois adepta di QAnon che è stata arrestata lo scorso maggio per aver minacciato di morte Joe Biden su Facebook. Durante una diretta streaming sul social network, Prim aveva alluso alla sua espereinza di vittima di abusi sessuali e accusato il suo ex fidanzato di aver commesso abusi sessuali su sua figlia. È stata condannata per possesso illecito di armi dopo che la polizia ha trovato nella sua auto 18 coltelli. 

Gli esperti di abusi sessuali su minori sono molto preoccupati per l’ascesa delle teorie del complotto, e specialmente per la loro diffusione in ambienti che dovrebbero essere spazi sicuri destinati alle ex vittime. “È davvero sconfortante” sapere che le vittime di abusi sessuali vengono attirate da teorie del complotto come QAnon, afferma Jetta Bernier, direttrice esecutiva di Mass Kids, un’organizzazione che si occupa di sensibilizzazione sul tema. “Chi ha fatto esperienza di abusi nell’infanzia riesce a comprendere profondamente quanto possa essere un trauma che dura per il resto della vita”, afferma. “Noi vogliamo sostenere le ex vittime e aiutarle a essere costruttive e a fare la differenza per le vite di altri bambini. Non vogliamo che vengano sfruttate e, in un certo senso, abusate nuovamente e traumatizzate nuovamente, da chi diffonde queste teorie del complotto”.

Il proliferare delle teorie del complotto sul traffico di minori ha anche un effetto negativo sul lavoro di chi il traffico di minori lo combatte realmente. Organizzazioni del settore come Polaris Project sono state riempite di telefonate su vicende senza fondamento come il Wayfairgate e Laura Palumbo, Direttrice della comunicazione del National Sexual Violence Resource Center, afferma che le narrazioni elaborate delle teorie del complotto secondo cui i Democratici rapirebbero i bambini per violentarli ed estrarre l’adrenocromo dal loro sangue finiscono per distrarre l’opinione pubblica dalla realtà del traffico di esseri umani. 

“Le ricerche mostrano che le persone più vulnerabili sono anche quelle più a rischio. Di solito le vittime sono giovani, senzatetto o persone scappate di casa, senza una dimora stabile e con risorse economiche limitate”, spiega. “Quando paragoniamo questa demografia con le teorie del complotto che parlano di bambini che vengono rapiti dalle loro case, vediamo che il complottismo sposta l’attenzione dal fatto che di solito si tratta di bambini e giovani costretti a scappare di casa, magari perché sono vittime di abusi o perché sono LGBT in un contesto che non li accetta”. Concentrarsi su una rete segreta composta da personaggi famosi sposta l’attenzione dalla cruda verità sugli abusi sessuali sui minori: il vero nemico, purtropppo, è spesso vicino a casa. “Può essere rassicurante farne un problema di nemici politici che arrivano a strappare i bambini dalle loro case, ma in realtà i colpevoli sono spesso amicci, colleghi di lavoro, familiari”, afferma Palumbo.

Purtroppo, con QAnon che ottiene sempre più successo in tutto il mondo e non sembra vicino a crollare nonostante la sconfitta elettorale di Trump, le persone più a rischio di farsi risucchiare nella teorie del complotto sul traffico di bambini e gli abusi sessuali continueranno a farsene risucchiare e a vederle come un mezzo per mantenre il controllo sulla narrativa del loro trauma in un mondo sempre più caotico. A Sarah, che ha passato anni a diffondere il Pizzagate e altre teorie del complotto collegate, entrare in quell’ambiente ha fatto danni incalcolabili. “Venire esposta di nuovo a tutta quella roba mi ha traumatizzata di nuovo”, racconta parlando del Pizzagate. “Ripensandoci, è stata molto dura”.

Sarah spiega che oggi non è più coinvolta in teorie del complotto e che a farla risvegliare è stata un’esperienza personale anch’essa traumatica. Ora è piena di rabbia quando vede persone che diffondono teorie legate a QAnon o a #SaveTheChildren in discussioni altrimenti serie sul traffico di minori. “Mi fa incazzare che ci sia qualcuno che sfrutta le persone in questo modo, che sfrutta il fatto che ci siano persone genuinamente preoccupate per gli altri”, dice. “In un certo senso, le vittime di abusi sono sfruttate il doppio. Io mi sono sentita usata”.

Questo articolo è apparso originariamente su Rolling Stone US